Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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Le proprietà della cannella

Postato il 26/07/2016

Ormai stanno prendendo sempre più piede nella nostra cucina le spezie. Non che non le usassimo, ma gusti come il cardamomo, lo zenzero, il coriandolo, erano a noi sconosciuti ed associati a cucine esotiche molto differenti dalla nostra. Tra le spezie “straniere” che avevano già fatto qualche comparsa in alcuni dei nostri piatti tradizionali, soprattutto nei dolci, è la cannella. La cannella o cinnamomo, il cui nome scientifico è Cinnamomum verum è una spezia ricavata da un albero sempreverde della famiglia delle Lauracee. Questo albero è originario dello Sri Lanka, dal quale si ricava l’omonima spezia diffusa in Europa e in Asia. Con il nome di cannella vengono chiamate piante diverse. Le due più frequentemente usate come spezie sono Cinnamomum verum e Cinnamomum cassia.

La cannella fa molto bene alla salute

cannellaL’albero da cui si ottengono i bastoncini di cannella tanto utilizzati nella cucina orientale è una pianta alta circa 10–15 m. Le sue foglie sono opposte, di forma ovale e allungata, possono raggiungere anche i 18 cm di lunghezza e i 5 cm di larghezza. I fiori, bianchi, sono riuniti in infiorescenze. Il frutto è una drupa che contiene un seme. La cannella è conosciuta ed utilizzata dall’uomo si da tempi antichissimi. Infatti, è citata nella Bibbia, nella quale si parla del suo utilizzo da parte dagli antichi Egizi per le imbalsamazioni. Era in uso anche nel mondo greco e latino. In epoca medievale giungeva in Europa con le carovane provenienti dai paesi di origine. A partire dal 1600 l’Olanda strinse rapporti con lo  Sri Lanka tanto forti e duraturi da divenire il principale importatore di cannella d’Europa.

L’uso della cannella nella cucina tradizionale europea è quasi del tutto limitato ai dolci, al cioccolato, alle caramelle, come aroma in creme, nella panna montata, nella meringa, nei gelati e in numerosi liquori. La tradizione orientale e creola, invece, utilizza questa spezia anche nelle ricette salate e come accompagnamento di carni. Largamente usata come aromatizzante del . I bastoncini di cannella, affinché conservino a lungo il loro aroma dolce, vengono conservati in barattoli di ben chiusi e lontani da fonti di calore e dalla luce. In commercio è reperibile anche la polvere di cannella che si conserva allo stesso modo dei bastoncini, sebbene perda molto delle sue caratteristiche e del suo aroma dopo la lavorazione. Sono tante le sostanze benefiche contenute in 100 gr di cannella:

  • Proteine 3,99 g
  • Carboidrati 80,59 g
  • Zuccheri 2,17 g
  • Grassi 1,24 g
  • Fibra alimentare 53,1 g
  • Sodio 10 mg

La cannella ha un elevato potere antiossidante, circa 62 volte quello della mela, grazie al fatto che contiene tannini, aldeide cinnamica soprattutto nell’olio essenziale, eugenolo e canfora. Usata tradizionalmente contro raffreddori e malanni di stagione, come antibatterico e antispastico, le viene riconosciuta scientificamente la proprietà di abbassare il colesterolo e i trigliceridi nel sangue, contribuendo ad alleviare i disturbi dell’ipertensione. Inoltre questa spezia svolge una funzione antisettica sui disturbi dell’apparato respiratorio come bronchi e polmoni. Sono stati fatti numerosi studi sugli effetti che la cannella ha sul nostro organismo e, secondo alcune recenti ricerche, aiuterebbe il nostro corpo a regolare la glicemia postprandiale sia nei pazienti obesi che in quelli normopeso, quindi sarebbero numerosi gli effetti benefici della spezia sui pazienti diabetici.

Nella medicina Ayurvedica, che ampio spazio ha nei paesi asiatici, e nella medicina cinese, è usata per i combattere i problemi mestruali, nel trattamento delle febbri, in alcuni disturbi intestinali perché è in grado di rallentare l’attività di fermentazione e di lievitazione intestinale che di solito solo la causa di gonfiori, flatulenze e cattiva digestione. L’olio essenziale di cannella ha una forte attività antimicotica e favorisce la circolazione periferica se frizionato sulla pelle. Nel giugno 2011, alcuni ricercatori dell’Università di Tel Aviv avrebbero scoperto che un estratto di cannella può inibire lo sviluppo della malattia di Alzheimer. Lo studio è stato testato su topi geneticamente modificati ed è ancora in fase di analisi. La cannella, inoltre, sarebbe un grande aiuto nel combattere l’avanzamento della malattia di Parkinson. A renderlo noto sarebbe stato il gruppo scientifico Rush University Medical Centre, che ha condotto una nuova ricerca. Dai risultati sarebbe emerso che i composti contenuti nella cannella potrebbero effettivamente invertire e annullare i cambiamenti cellulari e anatomici che avvengono nel cervello di chi soffre di questa patologia.

La cannella ha un sapore caldo e avvolgente ed ha un aroma molto pronunciato. Non è amata da tutti, ma un pizzico nei dolci ne intensifica ed arricchisce il gusto. Ma nonostante il suo sapore deciso, vogliamo riassumervi i 10  motivi per cui è bene farne uso.

1. Regola gli zuccheri nel sangue

Secondo uno studio recente è stato dimostrato, attraverso test effettuati su soggetti con diabete di tipo 2 ai quali era stata fatta assumere una dose giornaliera di 6g di cannella, che questa riduce la glicemia, i trigliceridi ed il colesterolo LDL, ovvero il colesterolo cattivo.

2. Antibatterico naturale

Ha proprietà antibatteriche e anti-antimicotiche. La cannella combatte la crescita e la comparsa di batteri e funghi come ad esempio la Candida o quelli responsabili di focolai di malattie di origine alimentare quali il batterio Helicobacter Pylori, causa di nausee e forti bruciori.

3. Riduce il dolore causato dall’artrite

Secondo uno studio condotto presso l’Università di Copenaghen, i pazienti ai quali era stato somministrato mezzo cucchiaino di cannella in polvere insieme ad un cucchiaio di miele, avevano provato un sollievo al dolore da artrite, tanto da poter camminare, dopo una settimana, senza provare alcun tipo di fastidio.

4. Previene il cancro

Può ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, secondo quanto scoperto da una ricerca condotta presso l’Università del Texas e pubblicata sulla rivista Nutrition and Cancer.

5. Favorisce l’intestino

La cannella è una grande fonte di fibre, calcio, ferro e manganese. Dal momento che questa pianta è ricca di fibra alimentare, può fornire sollievo dalla costipazione e malanni di stagione.

cannella

6. Allevia i dolori mestruali

Per le donne che soffrono di dolori mestruali, sciogliere un cucchiaino di cannella in una tazza di calda tisana rilassante può essere un ottimo rimedio.

7. Aiuta a combattere l’infertilità

Questa spezia miracolosa pare abbia effetti straordinari nei casi di infertilità. Infatti contiene una sostanza naturale chiamata cinnamaldeide, che, secondo diversi studi, sembra aumentare l’ormone progesterone e diminuire la produzione di testosterone nelle donne, contribuendo a bilanciare gli ormoni e a facilitare l’arrivo di gravidanze.

8. Migliora la memoria

Secondo alcune ricerche pare che l’aroma e il sapore della cannella agiscano come stimolante cognitivo, migliorando la memoria. Proprio per questo motivo sembrerebbe un ottimo rimedio naturale contro diverse malattie neurodegenerative tra cui il morbo dell’Alzheimer.

9. Rimedio naturale contro il mal di gola

La cannella è un ottimo rimedio per il mal di gola perché è un potente antinfiammatorio. Basterà mettere in infusione una tazza di acqua e scioglierci dentro 2 cucchiai di miele, 2/3 di cannella in polvere, anche se sarebbe meglio quella in bastoncino grattugiata, e una manciata di pepe. Portate tutto ad ebollizione e bevete. Il profumo speziato libera le vie respiratorie e le proprietà antisettiche della cannella riducono l’infiammazione della gola

10. Alleata in cucina

In ultimo la cannella è largamente utilizzata come aromatizzante in cucina perché molto versatile. È indicata per insaporire sia piatti dolci che salati. Non a caso, molte ricette di curry e altri piatti africani includono tra gli ingredienti proprio questa magica spezia dalle antiche origini.

Gli asparagi fanno bene alla salute

Postato il 23/07/2016

Tipici della stagione estiva gli asparagi sono una grande fonte di benessere per il nostro organismo. Il termine asparago o asparagio deriva dal greco aspharagos che vuol dire germoglio. Con questa parole viene indicata sia l’intera pianta che i suoi germogli, quelli che in realtà noi mangiamo. La pianta dell’asparago, il cui nome scientifico è Asparagus officinalis L., appartiene alla famiglia delle Liliaceae. Questo alimento è molto apprezzato dai buongustai per il suo sapore intenso e gustoso.

Impariamo a conoscere le proprietà degli asparagi

asparagiLa pianta è dotata di rizomi, cioè fusti che crescono sotto terra formando un reticolo. Da essi nascono i turioni ovvero la parte epigea e commestibile della pianta, gli asparagi che noi portiamo a tavola. Nel caso di coltura forzata il turione si presenta di colore bianco mentre in pieno campo a causa della fotosintesi clorofilliana assume una colorazione verde. Lì asparago fu coltivato e utilizzato nel Mediterraneo dagli Egizi, in Spagna e in Asia Minore più di 2000 anni fa. Mentre non sembra che gli antichi Greci coltivassero gli asparagi, i Romani già dal 200 a.C. avevano dei manuali in cui minuziosamente se ne espone la coltivazione. Plinio e Apicio, nei loro testi, ne descrissero accuratamente non solo il metodo di coltivazione, ma anche quello di preparazione. Agli imperatori romani gli asparagi piacevano così tanto, che, ad esempio, sembra che abbiano fatto costruire delle navi apposite per andarli a raccogliere. A partire dal XV secolo è iniziata la coltivazione in Francia, per poi, nel XVI secolo, giungere all’apice della popolarità anche in Inghilterra Solo successivamente fu introdotto in Nord America, dove i nativi americani essiccavano gli asparagi per le loro proprietà medicamentose.

Ma vediamo cosa contengono 100 gr di asparagi:

Calorie 20

Grassi 0,1 g

Acidi grassi saturi 0 g

Acidi grassi polinsaturi 0,1 g

Acidi grassi monoinsaturi 0 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 2 mg

Potassio 202 mg

Carboidrati 3,9 g

Fibra alimentare 2,1 g

                Zucchero 1,9 g

Proteina 2,2 g

Vitamina A 756 IU

Vitamina C 5,6 mg

Calcio 24 mg

Ferro 2,1 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0,1 mg

Vitamina B12 0 µg

Magnesio 14 mg

Gli asparagi sono ricchi di nutrienti benefici, tra i quali possiamo trovare fibre vegetali, acido folico e vitamine, con particolare riferimento alla vitamina A, alla vitamina C ed alla vitamina E. Presentano inoltre un elevato contenuto di sali minerali, tra i quali il cromo, un minerale che permette di migliorare la capacità dell’insulina di trasportare il glucosio dal flusso sanguigno verso le cellule del nostro organismo. Studi recenti hanno dimostrato che gli asparagi sono tra gli elementi più indicati per il consumo alimentare per una prevenzione del diabete di tipo 2. I principi attivi contenuti negli asparagi si sono rivelati in grado di agire favorendo la produzione di insulina e diminuendo i livelli di glucosio nel sangue. Gli asparagi, così come l’avocado, i cavoli ed i cavolini di Bruxelles, sono particolarmente ricchi di una sostanza denominata glutatione, utile a favorire la depurazione dell’organismo, migliorando la sua capacità di liberarsi di sostanze dannose e componenti cancerogeni, oltre che dei radicali liberi e scorie. Proprio queste sue proprietà fanno dell’asparago un alimento particolarmente indicato per la prevenzione di alcune forme di cancro, soprattutto del cancro alle ossa, al seno, al colon, alla laringe ed ai polmoni. Gli asparagi sono inoltre ricchi di antiossidanti, una caratteristica che li rende tra i vegetali maggiormente utili a contrastare i segni dell’invecchiamento cellulare ed inestetismi dovuti all’età che avanza come rughe e smagliature.

Proprio gli antiossidanti contenuti negli asparagi svolgono un utilissima funzione per il nostro cervello, contrastano il suo declino cognitivo. L’acido folico in essi contenuto, in associazione con la vitamina B12, permette la prevenzione dei disturbi che potrebbero affliggere la sfera cognitiva con l’avanzamento dell’età. Inoltre, gli asparagi contengono elevati livelli di un amminoacido denominato asparagina, che costituisce un diuretico naturale, permettendo in questo modo all’organismo di espellere il sodio in eccesso. Si tratta di una proprietà particolarmente benefica per coloro che soffrono di ritenzione idrica, edema o ipertensione. Gli asparagi presentano anche un elevato contenuto di potassio, un sale minerale prezioso per la regolazione della pressione sanguigna e per il funzionamento dei muscoli, compreso il cuore. Il consumo di asparagi è indicato nella prevenzione delle patologie cardiocircolatorie, oltre che per favorire il buon funzionamento del sistema nervoso. Gli asparagi sono considerati particolarmente benefici per il nostro apparato digerente per via del loro contenuto di inulina, una tipologia di carboidrato che giunge intatto all’intestino e che rappresenta una fonte ideale di nutrimento per la flora batterica. Oltre a supportare la digestione, gli asparagi sono considerati un vero e proprio antinfiammatorio naturale. Fate attenzione, però, se soffrite di reumatismi o di disturbi renali, potrebbero esserci delle controindicazioni nel consumo di asparagi.

Tantissime sono le proprietà degli asparagi di cui esistono diverse varietà che differiscono in base al colore. La varietà più comune degli asparagi è costituita da ortaggi di colore verde scuro o verde chiaro ma, a seconda delle zone d’Italia da noi frequentate, potremo trovare asparagi di colore bianco, rosa e viola. È bene fare una differenza tra l’asparago coltivato, detto Asparagus officinalis e l’asparago selvatico, Asparagus acutifolius, conosciuto anche come asparagina, facilmente reperibili in zone di campagna, pascoli e boschi. In Italia possiamo vantare una straordinaria ricchezza per quanto concerne le diverse tipologie di asparagi. Abbiamo ad esempio diverse varietà di asparago bianco. La seconda delle zone di provenienza possiamo distinguere tra l’asparago bianco di Bassano, l’asparago bianco di Cimadolmo, l’asparago bianco di Padova e l’asparago bianco di Rivoli Veronese, la cui produzione è limitata ed a cui nel mese di maggio è dedicata una fiera. Esistono alcune deliziose eccezioni. In Lombardia, ad esempio, troviamo una particolare varietà di asparago, considerato tra gli asparagi bianchi, ma che in realtà bianco non è ma presenta una tonalità di colore differente. Si tratta dell’asparago rosa di Mezzago, la cui coltivazione è stata riscoperta e riavviata nel corso degli ultimi due decenni. Per quanto riguarda gli asparagi verdi, è possibile ricordare l’asparago verde di Altedo, caratteristico della provincia di Bologna, l’asparago verde amaro Montine, prodotto nella laguna a nord di Venezia, particolarmente precoce, in quanto la sua raccolta ha già inizio a partire dal mese di marzo. Tra gli asparagi viola troviamo infine l’asparago violetto di Albenga, una varietà tanto dolce da poter essere consumata cruda, e l’asparago violetto di Cilavegna, la cui sagra cade la seconda domenica di maggio.

asparagiL’asparago è un ortaggio tanto amato al punto che Édouard Manet gli ha dedicato due quadri: L’asperge (L’asparagio) e Une botte d’asperges (Un mazzo d’asparagi). A questa piccola curiosità ne aggiungiamo una seconda. Achille Campanile scrisse un’intera opera dal titolo Gli asparagi e l’immortalità dell’anima, nella quale disquisisce sulle possibili correlazioni tra gli asparagi e l’immortalità dell’anima giungendo alla conclusione che da qualunque parte si esamini la questione non c’è nulla di comune fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima.

Detto questo passiamo alla questione più pratica: come scegliere gli asparagi migliori e come prepararli. Quando si acquistano gli  asparagi, è necessario fare attenzione a queste caratteristiche. Indicatori inoppugnabili di freschezza:

  • devono essere duri, quindi non piegarsi ma spezzarsi;
  • non devono apparire legnosi, in quel caso saranno vecchi, e di colore spento;
  • controllare soprattutto che quelli che si trovano al centro del mazzo sia ancora integri e non presentino un inizio di marcescenza.

Per preservarne il sapore e la consistenza degli asparagi, ma soprattutto per non incidere sul totale delle calorie quotidiane, è importante il metodo di preparazione. Il modo migliore per consumare gli asparagi è a crudo, tagliandoli a fettine piccole e unendoli all’insalata. In alternativa si può procedere con la cottura  a vapore. Si tratta di una cottura molto valida dal punto di vista nutrizionale. Per prepararli, si procede in questo modo: tagliare la parte finale legnosa del gambo, quindi sbucciare il gambo rimasto partendo dal centro verso la fine, in modo da togliere anche la parte più fibrosa, aiutando con un pelapatate. Sciacquarli sotto acqua corrente, raccoglierli a mazzetti e legarli con  spago da cucina, quindi metterli in piedi in una pentola alta, in acqua bollente, lasciando che le punte, più tenere, restino fuori dall’acqua e cuociano solo con l’effetto del vapore. Per una cottura ottimale basteranno non più di 10-15 minuti, in base allo spessore. Poiché gli asparagi assorbono molto il condimento, fate attenzione a non eccedere né con l’olio né tanto meno con il burro. Usate solo olio extravergine d’oliva e limone, in questo modo il sapore delizioso di questo ortaggio verrà esaltato al meglio.

La storia del vino

Postato il 19/07/2016

Il vino è tra le bevande più diffuse al mondo da tempi antichissimi, dopo l’acqua naturalmente. Ricordiamo divinità greche e romane banchettare con questo delizioso liquido. Da allora è giunto fino a noi perfezionandosi nel sapore. Ma come è nato il vino e come è stato modifica negli anni? Il vino è una bevanda alcolica che si ottiene dalla fermentazione dell’uva o del mosto. Il vino si può avere anche da uve appartenenti ad incroci della Vitis vinifera con altre specie del genere Vitis. Secondo leggi italiane ed europee, solo il prodotto ottenuto dalla fermentazione di uve di Vitis vinifera può essere chiamato vino, questo per proteggere la qualità di un prodotto di eccellenza. Ecco quindi che non sentirete mai parlare di vino se quello che bevete è il risultato di fermentati diversi. Con queste bevande, però, se fatte invecchiate a dovere per almeno 12 mesi, si ottengono ottimi brandy.

Il vino ha una storia lunghissima, scopriamola insieme

vinoSappiamo bene che esistono tantissime varietà diverse di vini e questo è dovuto al fatto che in tutto il mondo esistono differenti vitigni, risultato di secoli di evoluzione. Ad influire sul risultato finale sono anche il clima, il terreno su cui l’uva cresce, l’esposizione solare e la cura con cui viene coltivata la vite da cui nascerà il liquido rosso o bianco conosciuto come vino. Il termine vino deriva dal latino vīnum, parola che si è diffusa ed è presente in tutti i vocabolari di tutto il mondo. Abbiamo detto che il vino è una bevanda molto antica, ma quanto antica? Nella zona del Valdarno Superiore, nei pressi di Montevarchi, sono stati rinvenuti in depositi di lignite, reperti fossili di tralci di vite risalenti a 2 milioni di anni fa. Ma questo non è stato l’unico ritrovamento di questo tipo. In ambito archeologico sono tante le testimonianze della presenza della vite, tanto da consentire agli studiosi di stabilire che la Vitis vinifera cresceva spontanea già 300.000 anni fa. Addirittura parrebbe che già nel neolitico l’uomo fosse in grado di ottenere una bevanda molto simile al nostro vino. Probabilmente si tratta di una scoperta casuale quella della fermentazione.

Ad un certo punto, però dal consumo della vite selvatica si è passati alla sua addomesticazione e poi coltivazione. Le più antiche tracce di questo fenomeno sono state rinvenute sulle rive del Mar Caspio e nella Turchia orientale. Durante il secolo scorso gli archeologi hanno casualmente portato alla luce la più antica giara di vino mai rinvenuta. Nel 1996, infatti, una missione archeologica statunitense, proveniente dall’Università della Pennsylvania e diretta da Mary Voigt, ha scoperto nel villaggio neolitico di Hajji Firuz Tepe, nella parte settentrionale dell’Iran, un contenitore di terracotta contenente una sostanza secca proveniente da grappoli d’uva. Il reperto fu dato al 5100 a.C., quindi a 7000 anni fa, ma gli specialisti affermano che il vino è stato prodotto per la prima volta tra 9 e 10000 anni fa nella zona del Caucaso. La cosa avvenne, con molta probabilità, in maniera del tutto casuale dopo aver lasciato dell’uva in un recipiente e dopo che questa, con il sole era giunta a fermentazione.

Dopo la prima iniziale scoperta si passò ad una produzione su larga scala iniziata tra il 4100 e il 4000 a.C. Il termine post quem è relativo ai ritrovamenti della prima casa vinicola trovata nel complesso delle caverne del comune armeno di Areni. Con il trascorrere del tempo e con la comparsa della scrittura, iniziano a crearsi testimonianza chiare e tangibili della coltivazione di questa straordinaria pianta. I primi documenti riguardanti la coltivazione della vite risalgono al 1700 a.C., ma è solo con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e la produzione del vino secondo criteri e tecniche specifiche. Ma non parliamo di fonti scritte qualsiasi, bensì della Bibbia, dove è riportato che l’invenzione del processo di lavorazione del vino è da attribuire a Noè, che, dopo il diluvio universale, avrebbe piantato delle viti creando una vera e propria vigna. Dall’uva ottenuta avrebbe creato il vino che “bevve fino ad ubriacarsi”. Ecco, probabilmente, perché per la religione cristiana il vino ha un significato tanto importante da essere considerato una rappresentazione, durante il sacramento dell’Eucarestia, del sangue di Gesù Cristo. Se all’origine il vino era una bevanda riservata a pochi, con l’avvento dell’Impero romano tutti, anche la plebe, aveva accesso a questo prodotto ormai divenuto di uso comune. Ecco perché, proprio durante questo periodo, le colture della vite si diffusero su gran parte dell’Impero, specie in Italia, in Gallia Narbonensis, in Hispania, in Acaia e in Siria.

Molto diffuso e tanto apprezzato il vino di quei tempi non aveva nulla a che vedere con la deliziosa bevanda che spesso troviamo sulle nostre tavole. Il vino nel passato, probabilmente come risultato delle tecniche di vinificazione e conservazione, risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica, tanto da rendere necessario allungarlo con acqua ed aggiungere miele e spezie per migliorarne il sapore e renderlo più gradevole. Questo è quello che accadeva sulle tavole romane. I celti, popolo indoeuropeo stanziato tra la Gran Bretagna e l’Irlanda, invece, producevano una bevanda dolce e leggera, oltre che molto dissetante, che erano soliti conservare in botti di legno, piuttosto che nelle giare di terracotta come facevano gli antichi romani. Nonostante poco avesse a che vedere il nostro vino con quello romano, con la caduta dell’Impero, la viticoltura entra in crisi e ne uscirà soltanto in pieno medioevo, grazie all’attività di monaci benedettini e cistercensi. A partire dal Medioevo, la coltivazione della vite e la produzione del vino migliorerà grazie all’impiego di nuove tecniche che giungeranno fino a noi così come erano all’epoca. Nel periodo che seguì la caduta di uno dei più grandi imperi di tutti i tempi, venne stabilizzata la qualità del prodotto ed il gusto dei vini, nonché all’introduzione dell’utilizzo di bottiglie di vetro e dei tappi di sughero.

vinoAltro momento buio per il vino si ebbe nel XIX secolo quando l’oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall’America, distrussero enormi quantità di vigneti. I coltivatori furono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana, la Vitis labrusca, resistenti a questi parassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo. A partire dal Novecento, prima in Francia e poi in tutto il mondo, si inizia a regolamentare la produzione tramite l’introduzione di normative sull’origine controllata, sulla definizione dei territori di produzione, ecc. Questo a lungo andare portò a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità. Di vino ne esiste tanto e per tutti i gusti e non stiamo esagerando. Infatti, esiste anche il vino vegano, cioè quel vino che è stato sottoposto ad un processo di verifica, effettuata da un ente terzo, atta ad indicare che tutti i processi di produzione, agronomici ed enologici, siano stati effettuati non utilizzando qualsiasi prodotto e/o attrezzatura di origine animale. Questi vini, però, rispondono alle esigenze di una clientela di nicchia, cioè il mercato specifico dei vegani. Di solito, le certificazioni per questo genere di prodotto hanno come requisiti minimi:

  • il divieto di utilizzo di attrezzature di origine animale in tutte le fasi del processo, come, ad esempio, l’aratura del fondo con buoi;
  • il divieto assoluto di usare, in fase di vinificazione, additivi di origine animale, come albumina o caseina;
  • che tutti i materiali utilizzati non siano di origine animale comprese le confezioni;
  • che venga apposto in etichetta un apposito adesivo che sancisca le caratteristiche vegane del vino.

Per noi italiani il vino, indipendentemente dal tipo e dalla varietà, è un bene prezioso. Per questo ogni anno, nel nostro paese si celebra uno degli eventi più famosi del mondo dedicato al vino: Vinitaly. Si tratta di un Salone Internazionale del vino e dei distillati, che si tiene a Verona dal 1967 e che ogni anno apre le sue porte a turisti e visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta. L’esposizione del Vinitaly si estende per oltre 95.000 m² e conta più di 4.000 partecipanti l’anno con più di 150.000 visitatori per ogni edizione. Il salone raccoglie produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti e opinion leader. Ogni anno ospita più di cinquanta degustazioni tematiche di vini italiani e stranieri e propone un programma di convegni che affronta i principali argomenti legati alla domanda ed offerta del mercato del vino. Per gli amanti del vino, il Vinitaly è un evento a cui bisogna partecipare almeno una volta nella vita.

Come maneggiare e cucinare i cibi nel modo corretto

Postato il 16/07/2016

Mangiare sano spesso non è sufficiente per mantenersi in salute. Tutto dipende da come si conservano e si maneggiano i cibi prima. Esistono oggi al mondo più di 250 tossinfezioni alimentari, che si manifestano con differenti sintomi e sono causate da diversi agenti patogeni. L’ultimo in ordine di tempo nel nostro paese è stato il batterio della listeriosi, che ha causato tre decessi nelle Marche. Esiste, quindi, una guida diffusa dall’Istituto Superiore di Sanità su come maneggiare e cucinare i cibi nel modo corretto al fine di prevenire le infezioni alimentari.

Il modo migliore di maneggiare e cucinare i cibi ve lo insegniamo noi

maneggiare e cucinare i cibi Come lavare e asciugare i cibi

Lavare con cura gli alimenti crudi, come frutta e verdura, sotto l’acqua corrente, anche dopo averli sbucciati. Per alimenti come meloni e cetrioli usare una spazzola pulita. Asciugarli poi con un panno pulito o un tovagliolo di carta.

L’igiene in cucina

Lavare mani, coltelli, piani di lavoro e taglieri dopo aver manipolato cibi crudi.

Attenzione alla carne

Separare le carni crude da verdure e cibi cotti e pronti al consumo. Cuocere accuratamente e completamente la carne.

Quando consumare gli alimenti

Consumare i prodotti precotti, o pronti per il consumo, appena possibile. Non conservare i prodotti refrigerati oltre la data di scadenza. Dividere gli avanzi di cibo in contenitori poco profondi per farli raffreddare più velocemente, chiuderli e consumarli entro 3-4 giorni.

Latte e formaggi freschi

Non mangiare formaggi molli o bere latte se non si è certi che siano prodotti con latte pastorizzato.

Il frigorifero

Mantenere il frigorifero pulito, soprattutto da avanzi di carni cruda, pulendo le pareti interne e i ripiani con acqua calda e sapone liquido. La temperatura dev’essere entro i 4°C, mentre -17°C per il congelatore.

Donne in gravidanza e soggetti immunodepressi

Le donne in gravidanza e i soggetti immunodepressi devono prestare ulteriori attenzioni e prendere le dovute precauzioni:

  • evitare di mangiare panini contenenti carni o altri prodotti elaborati da gastronomia senza che questi vengano nuovamente scaldati ad alte temperature;
  • evitare di contaminare i cibi in preparazione con cibi crudi o provenienti dai banconi dei supermercati e delle delicatessen;
  • non mangiare formaggi molli se non si è certi che siano prodotti con latte pastorizzato;
  • non mangiare paté di carne freschi e non inscatolati e pesce affumicato, a meno che non sia inscatolato in forme che non deperiscono a breve scadenza.

Durante l’anno molti di noi sono soliti congelare i cibi per poterne sempre avere a disposizione. Anche nella fase di congelamento e scongelamento è fondamentale seguire delle regole:

  • i cibi scongelati devono essere consumati nel giro di 24 ore poiché, appena inizia lo scongelamento riprende subito il deperimento e la proliferazione dei batteri che il processo di congelazione ha solamente bloccato. Consideriamo anche che anche la congelazione procura comunque un minimo di deperimento di un alimento fresco.
  • gli alimenti scongelati non si possono assolutamente congelare una seconda volta, ma vanno cotti e consumati nel più breve tempo possibile. Se avviene una prolungata interruzione di corrente elettrica e vi sembra che il processo di scongelamento sia già in fase avanzata, cucinate subito i cibi o non esitate a buttarli via, il rischio di contrarre malattie è molto alto.
  • in alcuni casi, se avete tanta roba scongelata da dover cucinare, potete rallentare lo scongelamento avvolgendoli prima in carta di giornale e poi con tessuti di lana: in questo modo avrete il tempo di cuocere una maggior quantità di cibi ed evitare di buttarli nella pattumiera. Una volta cotti, possono essere nuovamente congelati, ma tenete ben presente che saranno inevitabilmente impoveriti e di bassa qualità nutrizionale, avendo perso gran parte delle caratteristiche organolettiche.
  • la maggior parte dei batteri viene eliminata  con una cottura in acqua bollente a 100 gradi per almeno 20 minuti, ma è inevitabile che alcuni resistano a questo trattamento. Quindi è importante fare molta attenzione. Infatti alcuni batteri sviluppano a temperatura ambiente tossine non neutralizzabili con la cottura, cosa che non avviene all’interno del frigorifero.
  • ricordatevi di effettuare spesso la pulizia del frigo e del freezer, come di tutti gli elettrodomestici che entrano in contatto con ciò che poi mangiamo. Scegliete sempre detergenti naturali.
  • scongelare nel forno a microondeè un metodo sicuro, specie negli apparecchi di nuova generazione dove sono generalmente presenti le funzioni  apposite, ma occorre calcolare bene i tempi che variano in funzione del peso e del tipo di alimento. Inoltre lo scongelamento rapido fa perdere una grande quantità di liquidi ed elementi nutritivi.
  • per alcune preparazioni di cucina e determinati alimenti non è necessario lo scongelamento e  i cibi possono essere cotti ancora surgelati in acqua bollente, pentola a pressione, in forno o al microonde. Questi cibi sono i bolliti di non grosse dimensioni, dei bastoncini e tranci di pesce, degli hamburger, di molti piatti pronti e precotti, la verdura in genere riducendo così i tempi di cottura.
  • bisogna fare attenzione che  i cibi siano cotti in modo omogeneo e uniforme sia all’interno che all’esterno. Per questo la cottura di prodotti congelati non è consigliabile comunque quando si tratta di pezzi di grandi dimensioni.
  • il pesce può essere scongelato in frigo o bollito ancora surgelato. In alternativa lo si può mettere nel lavabo di cucina, chiuso in un sacchetto di plastica pulito sotto un sottile filo d’acqua fredda corrente. Ma ricordate che l’acqua non deve entrare in contatto col pesce per evitare il prolificare dei batteri.
  • la carne deve essere scongelata sempre in frigo, sia quella cruda che quella cotta: in questo modo rimarranno intatte le proprietà nutrizionali.

maneggiare e cucinare i cibi In questo periodo, con la bella stagione diventano sempre più frequenti le gite fuori porta. Spesso si è indecisi su cosa preparare per un pranzo all’aperto e si sottovalutano alcune regole di sicurezza per rendere ogni alimento non solo buono, ma anche non pericoloso per la nostra salute. Ecco alcune semplici regole da tenere a mente quando si prepara un pranzo a sacco:

  • non impacchettare i cibi per il picnic appena cotti o se sono ancora caldi poichè l’involucro rallenta il raffreddamento aumentando i rischi di crescita dei batteri. È opportuno far raffreddare preventivamente gli alimenti da portare all’aperto per almeno 12 ore in frigorifero.
  • i cibi e le bevande deperibili, compresi i panini e le insalate già preparate, devono essere tenute in borse termiche dotate di pani di ghiaccio.
  • preparare il cibo in porzioni pronte per il consumo, come panini o tramezzini, che consentano di ridurre al minimo la necessità di manipolarli all’aperto, magari in assenza di acqua per lavarsi le mani.
  • se l’automobile è dotata di condizionatore, è opportuno trasportare le borse frigo all’interno dell’abitacolo e non nel bagagliaio dove la temperatura spesso raggiunge temperature molto elevate, specie in estate.
  • occorre cercare di utilizzare i cibi nell’arco di poche ore da quando sono stati preparati. Evitate di riutilizzare gli avanzi che non possono essere immediatamente dopo il pasto conservati in un frigorifero.
  • scegliere accuratamente l’area in cui effettuare il picnic o campeggiare. Evitare i bordi delle strade dove polvere e gas di scarico contaminano i cibi ed i polmoni.
  • se l’area di campeggio è sprovvista di frigorifero, evitare di utilizzare cibi deperibili. Sono disponibili prodotti stabilizzati che danno maggiori garanzie di conservabilità all’aperto.

E quando si tratta di barbecue? A cosa bisogna fare attenzione quando ci si trova all’aperto e si decide di preparare della carne alla brace?

  • la cottura delle carni deve essere particolarmente accurata per quanto riguarda il pollo, il tacchino, le salsicce, gli hamburger, le polpette e gli spiedini. Queste carni devono essere cotte alla perfezione, non devono rimanere aree rosate neanche in profondità. Se si vuole consumare della carne leggermente al sangue meglio optare per le bistecche e le braciole.
  • usate posate differenti per toccare le carni crude e quelle cotte. Le carni cotte vanno sempre riposte in un piatto pulito evitando di usare quello in cui sono state contenute le carni crude.
  • evitate di lasciare i cibi all’aperto a temperatura ambiente dopo il pasto per ridurre al minimo il rischio di attacco da parte dei batteri. Provvedete quindi a riporre in frigorifero o nella borsa frigo i cibi avanzati alla fine di ogni pasto.
  • pulite sempre con molta cura il barbecue dopo averlo utilizzato, in particolare se viene lasciato all’aperto. I residui di cibo sono infatti attrattiva per topi, insetti ed uccelli che sono grandi diffusori di batteri anche molto pericolosi per l’uomo.
    • per evitare la formazione di sostanze chimiche cancerogene, come i benzopireni, che si formano con la carbonizzazione delle carni, adottare le seguenti precauzioni quando vi accingete a cuocerne delle parti.
    • usare per il fuoco esclusivamente carbonella o legna secca e naturale, quindi evitando il legno verde o impregnato o verniciato.
    • evitare per quanto possibile il contatto delle carni con il fuoco tenendo la griglia a distanza dalla brace e limitando la fiamma con l’uso di uno spruzzo d’acqua o della sabbia.

Frutta esotica: la carambola

Postato il 12/07/2016

Esistono tantissime varietà di frutta, alcune che molte di noi non hanno mai visto come ad esempio alcuni frutti esotici. Tra questa tipologia di frutta rientrano l’alkekengi, maracuja e la carambola. Frutti dalla forma particolare che soddisfano lo sguardo ancor prima del palato. Oggi parleremo della carambola, il cui nome deriva da una parola portoghese di origine sanscrita karmaphala e coniato per la prima volta nel 1958 da Marathi Karambal.Tale nome viene usato per definire questo frutto, in particolare in Spagna, Portogallo e nel nostro paese.

La carambola, il frutto esotico dalla forma di stella

carambolaIn alcuni altri paesi del mondo, soprattutto in quelli dove si parla la lingua inglese, questo frutto è conosciuto con l’evocativo nome di Star Fruit. Questo nome deriva dal fatto che il frutto presenta delle creste distintive sui lati che gli conferiscono  una sezione a forma di stella. Vengo utilizzati altri termini per chiamare questo frutto: carambole in Francia, sternfrucht in Germania. La carambola è un frutto che può essere coltivato anche a 1.200 metri di altitudine, mantenendo però una distanza di almeno 6,1 metri fra ogni singola coltura. Questo perché l’albero cresce molto velocemente. Viene fecondato 3 volte all’anno e produce frutta fino a 4-5 anni di età in modo continuo ed ininterrotto. Infatti, attaccati ai rami possiamo trovare, nel corso dell’anno, sia frutti maturi che frutti ancora in fase di maturazione. L’origine di questo particolare frutto pare si debba far risalire alle Molucche, isole indonesiane, e allo Sri Lanka. Secondo altre fonti, invece, se ne afferma l’origine nel subcontinente indiano e nel sud-est asiatico. Sono queste le zone privilegiate di tali colture, anche se nel corso dei secoli la coltivazione di carambola è stata esportata in tutto il mondo, soprattutto a partire dal 2010. Tali coltivazioni sono sensibili alla pioggia e al gelo, per questo prediligono climi miti. Il suo principale parassita è il moscerino della frutta, molto dannoso e pericoloso.

Il frutto della carambola ha una forma molto particolare. È ovale con una lunghezza che varia dai 5,1 ai 15,2 cm e con un diametro compreso tra i 2 ed i 9 cm circa. È caratterizzato da 4 a 8 creste prominenti, le cui intersezioni formano una sezione a forma di stella, di qui il nome. La buccia è liscia e cerosa ed è, così come la polpa,  croccante e succosa con una colorazione traslucida e verde o giallo scuro, con creste marroni. La polpa è succosa e carnosa e ricorda vagamente quella della prugna. Ogni singolo frutto contiene da 10 a 12 semi marroni, piatti, racchiusi esternamente da uno strato gelatinoso di aril e internamente da olio grasso.  100 gr di carambola contengono:

Calorie 31

Grassi 0,3 g

                Acidi grassi saturi 0 g

Acidi grassi polinsaturi 0,2 g

Acidi grassi monoinsaturi 0 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 2 mg

Potassio 133 mg

Carboidrati 7 g

                Fibra alimentare 2,8 g

                Zucchero 4 g

Proteina  1 g

Vitamina A 61 IU

Vitamina C 34,4 mg

Calcio 3 mg

Ferro 0,1 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0 mg

Vitamina B12 0 µg

Magnesio 10 mg

carambolaUn frutto è composto per il 91 % da acqua, dallo 0,3 % da grassi, dal 4,8 % da zuccheri, dal 2,8 % da fibre alimentari, dallo 0,5 % da ceneri e dall’1% da proteine. Per quanto riguarda le vitamine sono: vitamina A, vitamine B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, vitamina E, e J. Sono inoltre presenti alfa-carotene, beta-carotene, luteina e zeaxantina. I minerali in esso contenuti cono: potassio, magnesio, zinco, rame, manganese, ferro, fosforo, calcio, sodio e selenio. Inoltre, la carambola contiene anche fenoli e flavonoidi come per esempio la quercetina,l’acido gallico e catechina. Il suo sapore acido è dato dall’elevato contenuto di acidi organici tra i quali l’acido citrico, l’acido malico, l’acido fumarico e l’acido tartarico. Tutte queste sostanze rendono la carambola un frutto ottimo per la nostra salute. La frutta in generale aiuta a combattere sintomi e fastidi che immancabilmente colpiscono il nostro organismo. La carambola ci aiuta in molti casi come:

  • Insonnia e mal di testa: ha effetti benefici su alcune patologie di lieve entità come il mal di testa, l’insonnia, la nausea e la tosse.
  • Radicali liberi: le proprietà antiossidanti dei flavonoidi contenuti in questo frutto in grandi quantità, aiutano a contrastare gli effetti nocivi dei radicali liberi. Infatti, la carambola è ricca di sostanze antiossidanti come la vitamina C, i flavonoidi ed i composti polifenolici. Quercetina, epicatechina, e acido gallico contrastano gli effetti dei radicali liberi con conseguenti benefici sulla salute. Mentre l’alta quantità di potassio presente in nella carambola, oltre a rafforzare il sistema cardiovascolare, aiuta a garantire il buon funzionamento dei muscoli e a riequilibrare il livello di liquidi nell’organismo.
  • Sistema immunitario: l’abbondanza di vitamina C in esso contenuta rafforza il sistema immunitario aumentando la resistenza dell’organismo agli attacchi virali.
  • Diuretica: ha anche proprietà diuretiche. Quando, però, viene consumata quando non completamente matura, c’è il rischio di ottenere l’effetto completamente opposto.
  • Regolazione degli zuccheri: recenti studi condotti sul frutto della carambola hanno dimostrato come le catechine possono collaborare nella regolazione dei tassi di glucosio nel sangue.
  • Digestiva e depurativa: la presenza di fibra nella carambola è d’aiuto al processo digestivo e protegge la mucosa colon dall’esposizione alle sostanze tossiche in quanto si lega a queste facilitandone l’eliminazione. Allo stesso tempo questa proprietà della fibra alimentare aiuta ad abbassare il tasso di colesterolo nel sangue.
  • Lassativo: sempre grazie alla presenza di fibre la carambola ha proprietà lassative che tornano utili per il trattamento della costipazione e per facilitare il transito intestinale del cibo.
  • Espettorante: nella medicina popolare di alcuni paesi come ad esempio il Brasile, la carambola viene utilizzata per le sue proprietà espettoranti. Inoltre, nella medicina tradizionale cinese questo frutto viene utilizzato per calmare la sete e per trattare la secchezza della bocca. Questa proprietà della carambola è dovuta alla presenza di acido malico che e anche un buon battericida.
  • Emostatico: la presenza di acido ossalico conferisce a questo frutto la capacità di contrastare le emorragie e per curare le emorroidi sanguinanti.

Ma come va mangiata la carambola? La carambola va mangiata quando è ancora di colore giallo. Un frutto maturo è sodo ed ha una buccia di colore giallo brillante. Inoltre ricordate che:

  • Più la buccia è gialla, più dolce sarà il frutto. Una carambola con le estremità leggermente sfumate verso il marrone è l’ideale.
  • Una carambola contiene circa 30 calorie ed è un’ottima fonte di fibre, vitamina C, carboidrati ed acqua.

carambolaPer mangiarlo basterà affettarlo utilizzando un coltello affilato e taglialo orizzontalmente, per creare delle fette a forma di stella. Ogni fetta dovrebbe uno spessore di 0,5 – 1 cm circa . Naturalmente il frutto andrà lavato prima di affettarlo. Sciacqualo sotto l’acqua corrente e strofinalo con le dita per eliminare ogni traccia di sporco anche nelle parti meno accessibili. Poiché è possibile mangiare ogni parte del frutto, non sarà necessario sbucciarlo o privarlo dei semi. La carambola è ottima mangiata da sola, senza nessun tipo di aggiunta. Per tagliarla:

  • Dopo aver lavato il frutto con cura, impugnalo in una mano ed appoggialo su un tagliere o sul piano di lavoro della cucina.
  • Prendi un coltello e fallo scivolare lungo gli spigoli del frutto per rimuovere le parti verdi o marroni. Limitati a rimuovere le aree non gialle con delle fette non troppo spesse per evitare inutili sprechi di gustosa polpa.
  • Metti il frutto su un lato ed affettalo formando tante stelle.
  • Elimina i semi visibili al centro delle fette con la punta del coltello.

Attenzione! Se si soffre di patologie renali è meglio non mangiare la carambola. Il frutto, infatti, contiene una neurotossina che un rene danneggiato non riesce ad eliminare. Inoltre, se dopo aver mangiato il frutto si hanno dei sintomi da “intossicazione” è bene andare al pronto soccorso. I sintomi possono includere insonnia, singhiozzo, vomito, letargia, convulsioni, perdita delle forze e stato confusionale. Normalmente i sintomi si possono presentare dopo 30 minuti dall’ingerimento e fino alle 14 ore successive. In rari casi l’intossicazione da carambola può portare alla morte.

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