Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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I cocktail estivi che fanno bene alla salute

Postato il 25/08/2016

Quanti di voi amano sorseggiare un buon cocktail sulla spiaggia? O al bar con gli amici? O in un romantico dopocena? Di sicuro molti, ma altrettanti vi rinunciano perché convinti che i cocktail non solo facciano male alla salute, ma siano anche super calorico. Non è così, o almeno non lo è sempre. Esistono, infatti, alcuni cocktail estivi sani e deliziosi. Secondo studi scientifici, infatti, alcuni alcolici presenterebbero poche calorie e sarebbero tutt’altro che dannosi per la nostra salute. Ovviamente il termine “sano” è soggettivo, la cosa fondamentale è bere con moderazione, bevendo un bicchiere al giorno se si è donne e due se si è uomini, questo perché il nostro organismo non è in grado di gestire in maniera positiva quantitativi maggiori di alcol.

Stare bene bevendo cocktail estivi, sempre con moderazione

cocktail estivi Vediamo, quindi, alcuni cocktail estivi che rientrano in questa categoria, cioè che fanno bene e sono poco calorici.

Il Bloody Mary

Il Bloody Mary è un cocktail a base di vodka, succo di pomodoro e spezie piccanti od aromi come la salsa Worcestershire, il tabasco, il consommé, il pepe di Caienna e il succo di limone. Il primo riferimento a questo cocktail risale al 1939 quando Lucius Beebe, nella sua colonna scandalistica “This New York” pubblicò la ricetta originale citandone l’autore: “Il nuovo tonico di George Jessel, che sta ricevendo attenzione dagli editorialisti della città, è chiamato Bloody Mary: metà succo di pomodoro, metà vodka.”  Fu, invece, merito del francese Fernand Petiot corrobora l’ aggiunta delle spezie alla semplice bevanda composta da vodka e succo di pomodoro. Dal New Yorker Magazine del luglio 1964: “Io ho dato il via al Bloody Mary odierno,” ci dice. “George Jessel disse di averlo creato, ma non era altro che vodka e succo di pomodoro quando lo rilevai. Io copro il fondo dello shaker con quattro grosse prese di sale, due di pepe nero, due di pepe di Caienna e uno strato di salsa Worcestershire; Quindi aggiungo una spruzzata di succo di limone e del ghiaccio tritato, verso due once di vodka e due di spesso succo di pomodoro, scuoto, filtro e verso. Noi serviamo da cento a centocinquanta Bloody Marys al giorno, qui nella King Cole Room e negli altri ristoranti e sale per banchetti.”

Ecco le dosi per realizzare un delizioso Bloody Mary:

Ingredienti

  • 2 parti di vodka
  • 3 parti di succo di pomodoro
  • 2 gocce di limone
  • 1 pizzico di sale
  • 5 gocce di Tabasco
  • 6 gocce di salsa Worcester
  • 1 pizzico di pepe nero
  • Cubetti di ghiaccio

Preparazione

Prendete lo shaker, mettetevi dentro alcuni cubetti di ghiaccio, versate la vodka, il succo di pomodoro, le gocce di limone, il sale, le gocce di tabasco e di salsa Worcester. Agitate bene per 10 secondi, lasciate riposare un attimo e riprendete poi più lentamente; quindi versate nel bicchiere highball e concludete con una spolverata di pepe.

Questo cocktail contiene solo 62 calorie.

Il Gin Tonic

Il Gin Tonic è un long drink a base di gin ed acqua tonica la cui invenzione è da attribuire alla divisione Compagnia Inglese delle Indie Orientali dell’esercito inglese di stanza in India nel 1700, come medicina per combattere la malaria. Ogni soldato aveva diritto ad una dose di gin e quindi per rendere meno amaro il medicinale, lo si stemperava con gin, acqua e ghiaccio. Col tempo si perfezionò la ricetta, grazie all’invenzione dell’acqua tonica. Realizzare questo cocktail è facilissimo.

Ingredienti

  • 4 cl di gin
  • 10 cl di acqua tonica
  • 1 fetta di limone
  • Cubetti di ghiaccio
  • 2 fette di cetriolo o 2 gocce di Angostura

Preparazione

Colmate un bicchiere highball di ghiaccio, versate il gin, aggiungete l’acqua tonica ed il succo di uno spicchio di limone e guarnite con una fetta dello stesso.

Questo cocktail contiene 136 calorie

cocktail estivi La caipirinha

La caipirinha è un cocktail tipicamente brasiliano, a base di cachaça, lime, zucchero di canna e ghiaccio. Il suo nome deriva dal diminutivo della parola brasiliana caipira, che viene usato per designare gli abitanti delle zone rurali e remote dello stato. In questo paese la caipirinha è servita nella maggior parte dei ristoranti ed è considerata una bevanda caratteristica del paese. Come prepararla? Vediamolo insieme.

Ingredienti

  • 5 cl di cachaça
  • Mezzo lime
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna

Preparazione

Tagliate il lime a spicchi e mettetelo con lo zucchero in un bicchiere. Aggiungete un filo di cachaça e pestate con forza per estrarre succo e aromi dalla buccia del lime, amalgamate bene, versate il resto della cachaça e poi il ghiaccio fino a colmare il bicchiere. Se volete, guarnite con una fetta di lime e servite.

Questo cocktail contiene 209 calorie.

Il Bellini

Bellini è uno dei cocktail più raffinati, nonostante la ricetta sia molto semplice:nettare di pesche e spumante metodo classico o Champagne. Il segreto per un Bellini perfetto sono le pesche, che devono essere bianche, ben mature, ma soprattutto schiacciate in un colino fine per ottenere un nettare di pesca puro. Questo delizioso cocktail nasce a Venezia, all’Harry’s Bar, nel 1948, in occasione di una importante mostra del noto pittore Battista Bellini, per mano dell’immortale Giuseppe Cipriani, allora capo barman del locale da lui fondato. Come si prepara un vero Bellini?

Ingredienti

  • 5 cl di nettare di pesca
  • 10 cl di Spumante o Champagne
  • Cubetti di ghiaccio

Preparazione

Lo spumante deve essere sempre presente in quantità doppia rispetto al nettare di pesca. Ciò che si deve fare è miscelare insieme i due liquidi nelle proporzioni indicate, mescolare, aggiungere il ghiaccio e servire. Questo cocktail estivo è perfetto da preparare in caraffe o bowl per aperitivi, party o brunch estivi.

Questo cocktail contiene soltanto 31 calorie

Il Martini Dry

Il cocktail Martini, conosciuto anche come  Martini Dry, è il Cocktail per eccellenza. Alle origini del Martinic’è il cocktail Martinez, un miscelato mitico dei tempi della corsa all’oro americana del 1850, uno dei primi cocktail ad unire vermut e gin. Con gli anni, il Martinez muta, fino a dar vita ad un cocktail molto più secco e moderno. La sua nascita è avvolta nel mistero. Pare, infatti, che il suo inventore fu un leggendario bartender chiamato Martini, ma c’è anche chi sostiene, che derivi dal Manhattan, cocktail a base di whiskey e vermut rosso, datato 1874. Il Martini dry non è un cocktail per tutti, sarà per suo gusto secco ed asciutto, ma i veri intenditori lo amano alla follia. Realizzarlo è facile, basta fare attenzione alle dosi.

Ingredienti

  • 6 cl di gin
  • 1 cl di vermut dry
  • Scorza di limone
  • Cubetti di ghiaccio

Preparazione

Mettete del ghiaccio in una coppetta per raffreddarla. Colmate un mixing glass con ghiaccio, versare il vermut e il gin, quindi mescolate. Versate il ghiaccio dalla coppetta e unitevi il cocktail, filtrandolo. Prendete la scorza di limone e strizzatela sopra la superficie del cocktail, in modo che gli oli essenziali del limone possano profumare il cocktail. Per quanto siano un must le olive nella coppetta, è meglio evitare, in alternativa potete servirle  a parte.

Questo cocktail contiene non più di 97 calorie

cocktail estiviIl Margarita

Il nome di questo cocktail estivo deriva da Marjorie King, un’attrice americana dei primi anni del Novecento, allergica ad ogni alcolico a parte la Tequila. Così un barman inventò questo drink per la diva. È un cocktail perfetto sia per una aperitivo di giorno che per un dopo cena. Elegante e sofisticato, si prepara in pochi minuti.

Ingredienti

  • 3,5 cl di tequila
  • 2 cl di triple sec
  • 1,5 cl di succo fresco di lime o limone
  • Cubetti di ghiaccio

Preparazione

Mettete del ghiaccio in una coppa da Margarita per 2 minuti per raffreddarla. Togliete il ghiaccio dalla coppetta e con una fetta di lime bagnate leggermente metà del bordo del bicchiere. Immergete il bordo della coppetta nel sale e girate velocemente, scuotete per toglierne l’eccesso e preparate il cocktail vero e proprio. Spremete un lime o un limone e filtratene il succo. Mettete tutti gli ingredienti, assieme a del ghiaccio, in uno shaker e scuotete per 12 secondi. Versate il drink filtrando nella coppa orlata di sale. Il dolcificante per questa ricetta è il triple sec: se volete un cocktail più dolce aggiungete qualche goccia in più.

Questo cocktail contiene 109 calorie

Il Negroni

Il Negroni è un pre-dinner cocktail alcolico dal tipico colore arancione scuro, a base di vermut rosso, bitter Campari e gin. È un cocktail riconosciuto ufficialmente dall’IBA, International Bartenders Association. Un’accortezza: questo cocktail viene rigorosamente servito senza cannuccia per evitare di inalare i gas alcolici dei distillati utilizzati. Il Negroni fu ideato a Firenze nel 1920 dal conte Cammillo Negroni. In quegli anni il Conte frequentava l’aristocratico Caffè Casoni in Via de’ Tornabuoni a Firenze e, stanco del solito aperitivo Americano, chiese al barman Fosco Scarselli una spruzzatina di Gin in sostituzione del seltz al suo Americano, in onore agli ultimi viaggi londinesi. Ecco che nacque quello che ora tutti chiamano Negroni, in onore del conte che lo inventò. Oggi il Negroni è considerato uno dei più famosi aperitivi italiani. Questo cocktail tanto apprezzato è semplice da realizzare.

Ingredienti

  • 3 parti di Gi
  • 2 parti di Vermouth rosso
  • 3 parti di Bitter Campari

Preparazione

In un bicchiere colmo di ghiaccio versate il Gin, il Vermouth e il Campari nelle dosi indicate. Mescolate con cura in modo da unire i liquidi e amalgamarne i sapori e servite. L’ideale sarebbe servirlo in un bicchiere del tipo old fashioned insieme con una mezza fetta di arancia.

Questo cocktail contiene 129 calorie

Capelli stressati dal sole? Ecco come curarli in modo naturale

Postato il 23/08/2016

Per molti l’estate è giunta alla sua conclusione e oltre ai ricordi delle vacanze ed alla splendida abbronzatura ciò che ne resta sono capelli sfibrati e rovinati dall’esposizione al sole. Non c’è nulla da temere, però. Esistono dei metodi completamente naturali per restituire vigore e lucentezza alla vostra chioma senza dover spende decine di euro in prodotti spesso inefficaci. Sapevate che molti degli alimenti che avete in dispensa posso tornare utili a questo scopo? Prima, però, impariamo a prenderci cura dei nostri capelli durante l’estate, quando andiamo al mare ed in piscina, per ridurre al minimo i danni del sole.

Prendiamoci cura dei nostri capelli stressati dal sole

Capelli stressati dal soleEcco alcune regole da seguire per proteggere al meglio i nostri capelli:

  • Lavare ogni giorno i capelli, anche solo con uno shampoo leggero in modo da eliminare salsedine, sabbia, polvere e sudore devono altrimenti il cuoio capelluto non traspira e si irrita;
  • L’ultimo risciacquo va fatto con acqua fredda ed aceto di mele, questo ha lo scopo di ristabilire la naturale acidità del cuoio capelluto;
  • Almeno al mare evitate di utilizzare il phon per asciugare i capelli, prediligete, invece, l’asciugatura naturale, molto meno aggressiva;
  • Realizzare un impacco all’olio, meglio se di jojoba o di mandorle dolci e di germe di grano, da applicare almeno un paio di volte la settimana, prima dello shampoo, per nutrire i capelli;
  • Applicare sempre una protezione solare anche ai capelli, specie nelle ore più calde della giornata. Infatti, i raggi solari intaccano la cheratina e indeboliscono il cuoio capelluto. A questo scopo possiamo utilizzare, come filtro protettivo da mettere sui capelli, il burro di karitè. È un grasso vegetale estratto dal seme della bacca del Butyrospermum parkji, un albero d’alto fusto noto in Africa come “albero della salute”. Il burro di karitè, ottenuto per pressione a freddo, è una pasta color bianco avorio con proprietà emollienti, antiossidanti e idratanti. Basta scaldare tra le mani una piccola noce di burro e poi stenderlo sui capelli e sul cuoio capelluto al posto dei normali filtri solari;
  • Dopo il lavaggio con lo shampoo, durante l’estate, i capelli vanno quotidianamente idratati e nutriti con un balsamo. Basterà applicarlo sul cuoio capelluto e sui capelli. Optate per un prodotto a base di camomilla, aloe vera o avena e altre sostanze ristrutturanti lenitive;
  • Oltre alla classica protezione solare per capelli, possiamo ulteriormente proteggere la nostra chioma utilizzando un cappello, meglio se di paglia o di cotone, per favorire la traspirazione.

Nonostante le tante cure che riserviamo ai nostri capelli, spesso è necessario realizzare impacchi nutrienti per riportarli alle loro condizioni ottimali, specie dopo le vacanze. Vediamo alcuni metodi totalmente naturali e, soprattutto, assolutamente efficaci.

Aloe vera

L’Aloe Vera è una pianta ricca di proprietà molto utili per la bellezza della nostra pelle. Questa pianta è in grado di mantiene l’idratazione, per questo è ottima dopo le lunghe esposizioni al sole per nutrire pelle e capelli. Inoltre è possibile realizzare un doposole completamente naturale e fatto in casa. Come? Vi basterà miscelare 150 ml di Aloe Vera e 50 ml di un olio di Sesamo, aggiungendo, a piacere 3-4 gocce di olio essenziale di lavanda. Potete applicarlo sui capelli e ne troverete subito giovamento.

Malva
È difficile tornare a casa dopo una sessione di tintarella senza ritrovarsi con i capelli secchi e sfibrati. Tra i tanti rimedi naturali, esiste un metodo efficace per dare sollievo al cuoi capelluto arrossato dall’esposizione al sole e rinfrescare e nutrire i capelli. A farlo, ci pensa un decotto a base di Malva, una pianta delle virtù antinfiammatorie. Basta mettere un cucchiaio di foglie secche in 500 ml di acqua, far bollire per una decina di minuti, quindi filtrare: da applicare sulle zone interessate, due volte al giorno.

Yogurt e Panna

Spesso, di ritorno dalla spiaggia, i nostri capelli risultano opachi e spenti. Il troppo solo fa questo effetto sulla nostra chioma, ma esistono alimenti che ci danno una mano a risolvere questi piccoli inconvenienti. In questo caso, per ridare freschezza e luminosità ai capelli, è utile utilizzare prodotti derivati dal latte come ad esempio la panna o lo yogurt  che contengono, ricompattando le squame del capello, lavando via delicatamente lo sporco e contemporaneamente idratandoli grazie ai grassi contenuti nei latticini. Ciò che serve fare è massaggiare i capelli umidi con una miscela di panna acida o yogurt bianco e lasciate riposare per almeno 30 minuti. Risciacquare con acqua calda e finendo il lavaggio con un getto di acqua fredda. Successivamente procedere con lo shampoo secondo le proprie abitudini.

Capelli stressati dal soleSucco di Limone, Olio d’Oliva, Aceto

Per eliminare la forfora, e il prurito che ne segue, causata spesso dalla cattiva alimentazione, dallo stress ma anche dall’eccessiva esposizione al sole, un ottimo rimedio per i nostri capelli è il succo di limone o l’olio di oliva. Infatti l’acidità nel succo di limone aiuta a liberare il cuoio capelluto dalle squame secche mentre l’olio d’oliva aiuta ad idratarlo. Basterà unire insieme 2 cucchiai di succo di limone fresco, 2 cucchiai di olio e 2 cucchiai di acqua, massaggiare il cuoio capelluto umido e lasciare in posa per 30 minuti. Infine sciacquare i capelli con lo shampoo. In alternativa è possibile utilizzare l’aceto, meglio se di mele perché dall’odore meno intenso e forte, miscelandolo con dell’acqua e applicandolo sul cuoio capelluto. Si consiglia di applicare questo trattamento ogni due settimane.

Miele, olio d’oliva

Qualunque sia la causa della disidratazione dei vostri capelli, che li ha resi di conseguenza secchi e fragili, che sia essa dovuta al troppo sole o ad altri fattori climatici e non come l’acqua troppo dura, la piastra o le troppe tinte, il miele con le sue proprietà emollienti, idratanti e regolatrici del sebo, è un fantastico alleato. È possibile preparare una miscela con 2 cucchiai di miele, sciolto in un po’ di acqua o in 2 cucchiai di olio per rendere più facile l’applicazione, da applicare su tutta la lunghezza dei capelli umidi. Lasciare in posa per 30 minuti, poi risciacquare con acqua tiepida e procedete con il normale lavaggio. Altrettanto utile può risultare una maschera creata con olio di oliva, l’olio di mandorle ed un tuorlo di un uovo. Distribuire la crema ottenuta sui capelli asciutti, lasciandola in posa per un quarto d’ora prima di procedere con lo shampoo. Se poi avete capelli davvero molto danneggiati dal sole, potete mescolare 2 cucchiai di miele con un tuorlo d’uovo o con 1 avocado, entrambi molto ricchi di proteine. Il composto applicato sui capelli contribuirà a ricostituire la cheratina attaccata dai i raggi UV. Questo tipo trattamento può essere ripetuto una volta al mese.

Avocado

L’olio di avocado è un ottimo riparatore per i capelli danneggiati dal sole ma anche per disciplinare i capelli crespi appesantendoli e dandogli però allo stesso tempo luminosità grazie alle sue infinite proprietà nutritive. Lo si può facilmente reperire nelle erboristerie o nei negozi specializzati. In alternativa è possibile creare un impacco in casa, in maniera semplice e veloce. Basterà prendere mezzo avocado e schiacciarlo riducendolo in una morbida poltiglia. Non resta che applicare massaggiando il composto sui capelli umidi. Lasciare in posa 20 minuti e risciacquate con acqua e procedere con lo shampoo. Per un risultato ancora più efficace, è possibile diluire la polpa di ½ avocado con un po’ di panna acida, un tuorlo d’uovo o un cucchiaio di maionese. In questo caso, il trattamento andrebbe ripetuto ogni due settimane.

Uova

Campiamo bene che questa soluzione potrebbe far torcere il naso a molti a causa soprattutto dell’odore decisamente poco gradevole delle uova, ma il risultato sarà sorprendente. Infatti, fare un impacco a base di uovo sui capelli, una volta al mese, non solo li renderà più idratati grazie alle proteine ed i grassi contenuti nel tuorlo ma anche più forti e meno grassi grazie alle proprietà antibatteriche dell’albume. Per capelli normali è indicato l’utilizzo di un uovo intero, per capelli grassi del solo l’albume, mentre per capelli fragili e secchi meglio solo il tuorlo. Basterà preparare una miscela da applicare sui vostri capelli utilizzando più di un uovo in base alla lunghezza, applicare il composto sui capelli umidi e lasciare agire per circa 30 minuti avvolgendo la testa con un asciugamano. Infine risciacquare con abbondante acqua tiepida e procedete con il normale shampoo, meglio più di un lavaggio per mandar via l’odore. Questo trattamento può essere fatto una volta al mese.

Olio di cocco

L’olio di cocco è davvero prezioso per la cura dei capelli secchi e rovinati dal sole e dal mare. Lo si può applicare sui capelli in piccole dosi prima di andare in spiaggia, oppure distribuirne qualche goccia sui capelli prima dello shampoo. L’olio di cocco va lasciato agire almeno 15 minuti affinché penetri e nutra il capelli in profondità. Questo tipo di olio si presenta allo stato solido d’inverno quando fa freddo, ma liquido in estate. Nel primo caso basterà far scioglierne qualche noce con le mani prima dell’applicazione.

Fragole

Le fragole hanno grandi proprietà ristrutturanti e sono perfetti per donare luce a capelli opachi e spenti. I semini hanno proprietà esfolianti, mentre gli acidi e le vitamine delle fragole aiutano a riparare i capelli. Basterà frullare da 5 a 10 fragole fresche, a seconda della lunghezza dei capelli, unirvi un cucchiaio di olio extravergine, o di cocco o di mandorle dolci, oppure della maionese, meglio se fatta in casa o bio, e mescolare con cura fino ad ottenere un composto cremoso. Non resta che applicare la maschera alle fragole sui capelli umidi e lasciarla agire per 20 minuti.

Banane

Le banane e l’olio extravergine uniti insieme danno vita ad un impacco che ha del miracoloso. Frullate mezza banana con un cucchiaio di olio extravergine, un cucchiaino di succo di limone e un po’ d’acqua per ottenere un composto cremoso e senza grumi, applicatelo sui capelli umidi e lasciate agire per 20 minuti prima dello shampoo. Noterete i capelli luminosi e rinforzati.

Capelli stressati dal soleFrutta

La frutta fa bene alla salute, ce lo dicono da sempre, ma forse non tutti sanno che è perfetta anche per realizzare maschere ristrutturanti per capelli rovinati dal sole. Ciò che si deve fare è versare nel frullatore mezza banana affettata, la polpa di mezzo avocado con due o tre pezzetti di melone e due o tre cucchiai di yogurt al naturale, frullare fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo. Affinché le sostanze benefiche penetri in profondità, massaggiate il composto sui capelli e poi avvolgeteli con una cuffia da doccia o con un asciugamano. Lasciate agire per 30 minuti prima di risciacquare.

Lo scalogno e le sue proprietà

Postato il 18/08/2016

Alla base di molte ricette della nostra cucina c’è il soffritto, un trito composto da aglio o cipolla ed oli che serve come punto di partenza per piatti prelibati. Alcuni, però, preferiscono sostituire questi prodotti classici con lo scalogno, una sorta di “ibrido” dal sapore intenso e delizioso. La scelta di utilizzare questo alimento nella cucina classica e moderna, sta prendendo sempre più piede tanto che negli ultimi anni la sua produzione è in aumento. Una sorta di incrocio tra la cipolla e l’aglio, simile alla prima per metodo di cotture ed al secondo come sapore, lo scalogno è una pianta a bulbo molto semplice da coltivare.

Insaporire i piatti con lo scalogno fa bene alla salute

scalogno Lo scalogno, il cui nome scientifico è Allium ascalonicum è una pianta della famiglia Liliaceae molto simile alla cipolla con la quale condivide molte caratteristiche e similitudini di utilizzo. Il nome designa non solo la pianta ma anche il suo bulbo. La prima comparsa dello scalogno si ebbe in Asia centrale e più precisamente nelle zone del Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Afghanistan, regioni in cui molte specie esistono ancora oggi allo stato selvatico. Da qui la pianta si sarebbe diffusa verso l’India e verso il Mediterraneo orientale, anche se non sono ancora state individuate le zone esatte in cui le prime varietà di scalogno furono addomesticate. Il nome di questo prodotto della natura sembra derivare da quello dell’antico porto mediterraneo di Ascalona, situato nella parte meridionale di quello che oggi è lo stato di Israele, poco a nord di Gaza. Plinio, noto autore dell’antica Grecia che ha trattato in alcune sue opere di cucina ed alimentazione, scrive che il suo popolo utilizzava sei tipi di cipolle, tra cui appunto lo scalogno. Altro letterato interessato di cucina è Columella, scrittore del I secolo, che sostiene le virtù dello scalogno, affermando che questa cipolla è la migliore di tutte le varietà. Non si ha però la certezza che gli antichi si riferissero esattamente a ciò che noi attualmente chiamiamo appunto scalogno.

Lo scalogno che coltiviamo attualmente giunse in Europa tra il XII-XIII secolo per opera dei crociati che rientravano dalla Terra santa. Ma già nel Duecento in Francia, lo scalogno aveva assunto un ruolo importante nella cucina tradizionale. In un codice manoscritto del secolo XIV conservato presso la Biblioteca universitaria di Bologna vengono citate addirittura torte a base di scalogno. Dal vecchio continente lo scalogno pare sia stato introdotto nelle Americhe da Hernando de Soto, durante la sua esplorazione della Lousiana. Lo scalogno era molto apprezzato dalle popolazioni antiche anche grazie alle sue proprietà stimolanti delle funzioni sessuali, non a caso come tale è citato anche da Ovidio e da Castore Durante, medico romano, che scrisse degli effetti eccitanti dello scalogno in un libro pubblicato nel 1586. Ancora oggi, nelle campagne di tutta Italia molte leggende popolari attribuiscono allo scalogno proprietà afrodisiache. Lo scalogno. Oltre che il bulbo, è una pianta di circa 20–30 cm di altezza, con foglie cilindriche molto simile alle cipolle, ma a differenza di queste posseggono un bulbo composito e, almeno tradizionalmente, prediligono una riproduzione per via vegetativa. L’infiorescenza, quando si manifesta in alcune varietà appositamente selezionate, è, come in tutte le specie del genere Allium, di tipo ombrellifero, ed i semi sono piccoli e neri.

Il bulbo è tunicato come quello della cipolla, ma più piccolo ed è spesso composto da due o tre bulbi più piccoli uniti in un unico poco più grande. La sua forma è allungate e meno rotondeggiante della cipolla. In genere raggiunge un peso che varia da 5 a 25 grammi circa ed è di diverse varietà, che si distinguono tra loro in funzione del colore delle guaine esterne: verde violaceo, rosso, rosso-bruno, rosso rosaceo, viola, giallo, grigio e bianco, e della loro forma sferica, rotondeggiante ed allungata o anche dal sapore, il quale è molto influenzato anche dalla zona di coltivazione e dal terreno. In base al colore della buccia si individuano le seguenti varietà coltivate in Europa:

  • Rosa: la più importante di queste varietà è lo scalogno di Jersey, fra i più sofisticati, che ha un bulbo sferico rigonfio, una buccia il cui colore va dal rame al rosa, una polpa venata e un aroma poco piccante. Altre varietà sono la Pesandor e la Rondeline;
  • Grigi: questa è la famosa varietà di scalogno comune, che ha un bulbo piccolo di forma allungata, guaine di colore grigio con testa violacea, una polpa soda ed un aroma pungente. Le varietà più comuni sono la Griselle e la Grisor.
  • Gialli: sono tipici dell’Olanda ed hanno un bulbo relativamente arrotondato e corto. Questa varietà è tra quelle più simili alla cipolla.
  • Brunorossastri: la più diffusa in Italia è certamente lo Scalogno di Romagna, prodotto IGP dal 1997 e coltivato dall’inizio del XX secolo nelle zone tra Faenza, Forlì ed Imola. Questa varietà possiede foglie slanciate, un bulbo a forma di fiaschetto talvolta contorto, un apparato radicale ben sviluppato, guaine di colore scuro dorato o ramato, una polpa dalle sfumature rosa-lilla e un sapore piccante. Altre varietà sono la Arvro, la Germor e la Longor.

scalogno Nel resto del mondo lo scalogno è molto utilizzato, almeno quanto da noi in Italia, anche se ne prediligono varietà differenti. Ad esempio in Asia si preferisce generalmente quelli di buccia rossa o rosso-violacea, mentre nell’India meridionale le varietà più amate sono particolarmente piccole, non più lunghe di 5-7 cm. Nella Lousiana meridionale è invece diffusa la coltivazione di una varietà di scalogno gigante bianco, chiamato appunto Giant white shallot, che è in realtà non è altro che un incrocio fra lo scalogno e la cipolla di inverno. Forse non tutti sanno che anche le foglie giovani verdi delle piante sono molto saporite e possono essere usate tritate al posto dell’erba cipollina. In genere, però, le foglie non sono mai raccolte in grande quantità perché questo ridurrebbe la resa agricola dei bulbi. Lo scalogno, prima dell’utilizzo, deve essere ripulito della parte esterna, di consistenza cartacea, e privato delle estremità. Non si devono mai mettere gli scalogni sotto l’acqua per mitigare il bruciore che provocano agli occhi, poiché questo influisce negativamente sul loro sapore. I bulbi hanno un sapore meno intenso della cipolla, più aromatico e leggermente simile all’aglio, ma, a differenza di quest’ultimo, non sono troppo acri. In generale proprio per il suo delicato e caratteristico aroma lo scalogno è proposto come sostituto della cipolla per la preparazione di antipasti e piatti di portata nella cucina più raffinata o più attenta ai gusti delicati.

Lo scalogno viene consumato sia cotto che crudo, anche se quest’ultimo uso è più consigliato perché, ad esempio, nei soffritti, di cui è suggerito come base per zuppe o risotti, lo scalogno tende a diventare un pò amaro. Lo scalogno contiene inoltre leggermente meno acqua della cipolla, pertanto è più soggetto a carbonizzare durante la cottura. Ma perché lo scalogno fa bene alla salute? Cosa contiene questo bulbo dal sapore così caratteristico e delicato?

Calorie 32

Grassi 0,2 g

Acidi grassi saturi 0 g

Acidi grassi polinsaturi 0,1 g

Acidi grassi monoinsaturi 0 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 16 mg

Potassio 276 mg

Carboidrati 7 g

Fibra alimentare 2,6 g

Zucchero 2,3 g

Proteine 1,8 g

Vitamina A 997 IU

Vitamina C 18,8 mg

Calcio 72 mg

Ferro 1,5 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0,1 mg

Vitamina B12 0 µg

Magnesio 20 mg

Lo scalogno, come l’aglio e la cipolla, possiede alcune molecole come l’allicina o ajoene e l’adenosina, utili per:

  • la regolazione della pressione sanguigna
  • la diuresi
  • la riduzione dell’aggregazione piastrinica
  • la riduzione del colesterolo LDL
  • la riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione

scalogno Non a caso lo scalogno costituisce un alimento adatto alla dieta contro il rischio cardiovascolare e conto patologie come l’aterosclerosi, l’infarto miocardico, l’ictus ecc. Uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla longeva popolazione di Campodimele, in provincia di Latina, ha portato alla luce che, nell’alimentazione tradizionale del luogo, uno dei piatti maggiormente consumati è pane con scalogno crudo e olio extravergine d’oliva. Non è quindi da escludere che, insieme ad altri fattori, una dieta ricca di scalogno crudo possa ridurre il rischio cardiovascolare complessivo. Lo scalogno, come la cipolla e l’aglio, possiede un elevatissimo contenuto di sostanze aromatiche, che tendono a “riproporsi” durante le eruttazioni digestive, vengono mal interpretate come un senso di pesantezza del pasto. In realtà, le componenti aromatiche non hanno nulla a che vedere con la digeribilità dello scalogno, peraltro più leggero rispetto ad altri ortaggi di maggior consumo. Inoltre, sempre a causa delle sue caratteristiche aromatiche, lo scalogno tende inesorabilmente ad incattivire l’alito; nel caso si renda necessario, è possibile combattere questo effetto indesiderato masticando ortaggi crudi, o meglio, alcune erbe aromatiche come prezzemolo, basilico, menta e rucola. Mangiare lo scalogno, quindi, fa molto bene alla salute del nostro organismo.

Le sagre in Italia: dove e quando

Postato il 16/08/2016

Il nostro paese è ricco di prelibatezze che attirano turisti da tutta la penisola e non solo. Per questo molti paesi organizzano delle sagre per promuovere i prodotti locali e farli conoscere ai visitatori. La sagra è una festa popolare di carattere locale e cadenza annuale. Questo tipo di celebrazioni fondano le loro origini tradizionalmente in una festa religiosa, in occasione della quale, per commemorare un santo o festeggiare il raccolto o promuovere un prodotto enogastronomico locale, si realizzano stand di degustazione dei prodotti tipici del territorio. Il termine “sagra” deriva dall’aggettivo sacer sacrum, che vuol dire sacro. La sagra è fondamentalmente un momento di fusione tra il sacro ed il profano.  Questo tipo di feste popolari nell’antichità venivano celebrate davanti ai templi o, in epoca cristiana, alle chiese I vari momenti dell’anno come l’inverno, la primavera, la mietitura, la vendemmia,  venivano celebrati con feste religiose. Durante le feste dell’antichità venivano spesso effettuati sacrifici animali, oppure offerte di prodotti della terra, che venivano poi consumati dalla comunità intera riunitasi per l’occasione. Questo rito simbolico originario del mangiare insieme rimane come traccia anche oggi nelle diverse sagre gastronomiche.

Impariamo ad apprezzare ed amare il nostro territorio grazie alle sagre

sagre Il nostro paese ha fatto delle sagre un fiore all’occhiello per diffondere il proprio patrimonio gastronomico e culinario. Oggi, specie nel periodo estivo ma non solo, tutte le regioni e moltissimi paesi organizzano questi eventi incentrati non solo sul cibo, ma anche sula legame che da sempre unisce l’uomo alla terra. Ecco alcuni degli eventi organizzati per il mese di settembre in alcuni paesi italiani:

Birra fra i trulli

1-7 settembre 2016

Alberobello, Puglia

Dal 1 al 7 settembre ad Alberobello presso la Casa Sant’Antonio sita in Via Bainsizza verrà organizzata una sagra della birra. Saranno 7 giorni ricchi di musica, con dj set e animazione a cura di Benny Bolognino, ogni sera avrà una band musicale diversa proveniente da ogni parte d’Italia e con ospiti d’eccezione. Divertimento assicurato anche per i più piccoli. Per tutti gli ospiti l’associazione turistica Pro Loco Alberobello metterà a disposizione tante birre, di ogni tipo: bionde, rosse e nere da accompagnare con ottimi piatti tipici della nostra terra. Tutto questo ed altro ancora solo ed esclusivamente presso Birra Fra i Trulli dal 2000.

Festival del prosciutto di Parma

01 – 18 Settembre 2016

Parma, Emilia-Romagna

Come di consueto, uno degli eventi principali dell’iniziativa del Festival del prosciutto di Parma sarà Finestre Aperte: i prosciuttifici spalancheranno le porte al pubblico, offrendo la possibilità di assistere al ciclo di lavorazione e di partecipare a degustazioni gratuite. Saranno i produttori a illustrare i segreti di produzione delle cosce di suino, che per una magica combinazione di clima, tradizione e passione, diventano Prosciutti di Parma. Sarà messo a disposizione un servizio di bus navetta organizzato per accompagnare i turisti presso le aziende aderenti alla iniziativa. Da non perdere la visita al Museo del Prosciutto e dei Salumi di Parma, realizzato all’interno dell’antico Foro Boario di Langhirano, così come le degustazioni del Prosciutto di Parma in abbinamento ai migliori vini, previste su tutto il territorio. Numerose le iniziative che animeranno le colline parmensi con cene nei borghi, teatro di strada, bancarelle di prodotti tipici, mostre di pittura e momenti di comicità. Infine per tutto il periodo del Festival, menù speciali nei Ristoranti e negli Agriturismi.

Sagra del tartufo

01 e 02 Ottobre 2016

Canterano, Lazio

Tutti gli aromi del bosco racchiusi in un piatto: che sia la pasta fresca fatta in casa oppure il classico uovo al tegamino, senza dimenticare la bruschetta con il prelibato pane locale,saranno i grandi protagonisti della Sagra in programma a Canterano. Sabato 01 e domenica 02 ottobre il piccolo e grazioso borgo dell’Alta Valle dell’Aniene al confine con Subiaco e i Monti Simbruini, dedica al tartufo una sagra nella quale la gioia del palato e il divertimento sono assicurati. Il tartufo nero pregiato rigorosamente locale e raccolto nei boschi che circondano questo gioiello della provincia di Roma incastonato sotto gli Appennini, esalterà il sapore delle bruschette, della pasta fatta in casa e delle uova, mentre il corposo vino rosso della zona scorrerà a fiumi come a ogni festa paesana che si rispetti; a fine pasto non mancheranno i cazzotti fritti, un dolce tipico locale che a Canterano non manca mai nelle occasioni importanti. La festa prenderà il via alle 17 all’interno di stand coperti in un luogo magico, abitato da meno di 400 persone, dove il tempo sembra essersi fermato, e si concluderà ogni sera con divertenti spettacoli musicali. Raggiungere il 01 e il 02 ottobre Canterano, che sorge tra la riva sinistra dell’Aniene e in prossimità delle pendici dei monti Ruffi, può diventare anche una buona occasione per andare alla scoperta delle bellezze di un territorio unico. Da un lato, il paese si affaccia sulla conca dell’affluente del Tevere, e lì è possibile ammirare dall’alto i monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica, oltre al maestoso Monte Livata. Nelle giornate in cui il cielo è più limpido, è possibile scorgere la parte bassa di Subiaco, quella alta di Cervara e ancora il Monte Pillone. Canterano è circondato inoltre da una natura incontaminata con boschi ricoperti di castagne e grandi terrazze coltivate a viti, olivi, e nocciole. Da queste parti la presenza dell’uomo ha origini antichissime che riportano addirittura alla popolazione dei Pelasgi, nomadi provenienti dalla Mesopotamia che, passando dalla Siria, si stabilirono sulle coste laziali fino alle alture della Valle dell’Aniene. I resti di antiche mura poligonali confermano questa tesi e – proprio nei pressi di questi resti – è possibile addentrarsi in profonde grotte sotterranee che, con ogni probabilità, furono utilizzate come riparo dalle popolazioni che per millenni hanno abitato questi luoghi.

sagre Sagra del Cinghiale e della Castagna

14 – 16 Ottobre 2016

San Potito Ultra, Campania

La sagra del Cinghiale e della Castagna è una tradizione del nostro paese durante la quale si possono degustare piatti tipici a base di cinghiale e di castagne, con la tradizionale brace di maiale e cinghiale a base di salsicce, cotechini e costolette, si potranno degustare pappardelle al sugo di cinghiale e pappardelle salsicce e zucca, la tradizionale zuppa di castagne e fagioli, e le tradizionali caldarroste, dolci a base di castagna tra cui il famoso tronchetto da guiness, accompagnati da ottimo vino e buona musica popolare. Durante la sagra sarà possibile visitare il piccolo borgo irpino di San Potito Ultra, il suo museo e le sue chiese; su prenotazione si potrà visitare il laboratorio caseario, l’azienda di apicultura e la Nazzaro Fruits azienda che si occupa della lavorazione delle castagne. Saranno inoltre organizzate passeggiate ecologiche nei sentieri di campagna del paese, per scoprire la bellezza della campagna irpina. Esposizione e vendita di prodotti artigianali. La sagra si svolgerà nelle serate del 14 e 15  a partire dalle 18 in Piazza Baroni Amatucci, l’ingresso alla piazza è gratuito, saranno a pagamento gli stand gastronomici; per domenica 16 gli stand saranno aperti a partire dalle 12 fino alla sera.

41° sagra del bollito misto

10-17 agosto 2016

Mantovana, Calabria

Dal 10 al 17 agosto a Mantovana, frazione di Predosa (AL), ritorna uno degli eventi enogastronomico più attesi della provincia di Alessandria: la “Sagra del Bollito Misto” organizzata dall’Associazione di Mantovana Pro Loco. La preparazione di questo “classico” della cucina piemontese avviene rigorosamente secondo tradizione, selezionando con cura ogni taglio di carne (il magro bianco stellato, la testina, la lingua, il cotechino) e accompagnando il tutto con il tipico “bagnetto” di acciughe e prezzemolo. Ma Mantovana non è solo bollito… La Pro Loco offre infatti un ricco menù, valorizzato dai rinomati vini della Cantina Sociale di Mantovana. In particolare, dopo il successo dello scorso anno, i cuochi ripropongono l’appetitoso “salamino del 40°”, la cui ricetta è, ovviamente, segreta. Il servizio di ristorazione è attivo tutte le sere dalle 19.00 alle 23.00, anche in caso di maltempo. Infine non manca l’intrattenimento per grandi e piccoli: le bancarelle, le giostre e tanta musica. Ogni sera, su una pista a ingresso gratuito, si balla con le migliori orchestre e i dj più scatenati: Gigi Chiappin (10 agosto), dj Marco Ferretti (11, 14 e 16 agosto), Ewa for you (12 agosto), Max Gallo dj (13 agosto), Orchestra Enrico Cremon Notte Italiana (15 agosto), Gianni e Raffaella (17 agosto).
La Pro Loco vi aspetta per assaporare la buona cucina di una volta e ritrovare la genuina semplicità dei vecchi tempi. Per saperne di più, visitate la pagina Facebook “Mantovana-Sagra del Bollito Misto alla Piemontese”.

ChocolaThuile

26-28 agosto 2016

La Thuile, Valle d’Aosta

Come ogni anno il cioccolato chiude in bellezza la stagione estiva con l’imperdibile Chocolathuile 2016. Sesta edizione della mostra mercato e ristorazione a tema dedicata al cioccolato di qualità, con un’area dedicata alle eccellenze della Valle d’Aosta, che spazierà ben oltre squisitezze culinarie. Un appuntamento per scoprire, curiosare, degustare e celebrare l’alimento più goloso per eccellenza con esposizioni, laboratori, workshop e convegni che lo animeranno. Un viaggio gustoso, intrigante e coinvolgente organizzato dal Comune di La Thuile in collaborazione con Consorzio Operatori Turistici, Office du Turisme, CNA, Icam Cioccolato, CIOCCHinBO (associazione maestri cioccolatieri), La Cioccolateria, Pasticceria Chocolat di La Thuile. Novità 2016 Tutti gli espositori che parteciperanno alla manifestazione di quest’anno saranno coinvolti nella realizzazione di una gigantesca tavoletta di cioccolato da Guiness dei primati.

sagre Sagra del luccio in salsa

Marmirolo, Lombardia

8-12 settembre 2016

Si svolge nel weekend più prossimo all’8 settembre, giorno della festività di Maria Bambina, patrona del paese, la tradizionale Sagra del Luccio in salsa, giunta quest’anno alla 43^ edizione. Gli attrezzati stands gastronomici offrono i piatti tradizionali della cucina mantovana: tortelli di zucca, risotto col pistum (salsiccia di maiale), risotto coi saltarei (gamberetti di fiume) che, accompagnati da tagliata di bufala e meravigliose grigliate di carne, fanno da corollario al piatto principe della manifestazione: il luccio in salsa, preparato secondo la tradizionale ricetta De.C.O. Accanto all’area coperta da oltre 400 posti a sedere, la locale pista di pattinaggio è prestata al ballo, con l’esibizione delle principali orchestre del momento e giostre, giochi, banchetti ed esposizioni fanno da contorno alla festa.
Nel weekend ci sarà spazio per serate musicali anche nella piazza centrale del paese, mentre la domenica si svolgeranno il primo Truck festival del Mincio (esposizione e sfilata di camion custom e decorati) e l’evento Madonnari a Pozzolo 2016, quarta rassegna di arte madonnara nel piazzale della chiesa parrocchiale (dalle 8:30).

Queste sono solo alcune delle innumerevoli sagre organizzate tutto l’anno dai tanti comuni italiani. Enti ed organizzazioni pubblicano periodicamente sui propri siti web gli eventi in programma. Navigando su internet, quindi, potete tenervi informati ed organizzare tappe presso una delle sagre che rendono il nostro paese un paradiso.

Cosa mangiano i nostri atleti alle Olimpiadi di Rio?

Postato il 13/08/2016

Da pochi giorni sono iniziate le Olimpiadi 2016, organizzate per quest’anno a Rio de Janeiro, in Brasile. Sono tantissimi gli atleti di tutte le nazioni che vi parteciperanno e che da anni si allenano per questa competizione. L’allenamento, però, è accompagnato da un’alimentazione controllata che ginnasti e sportivi in generale, soprattutto a questi livelli, devo seguire rigidamente. Gli azzurri possono puntare su un patrimonio gastronomico che ci invidia il mondo intero. Cosa mangiano, quindi, gli atleti delle Olimpiadi di Rio?

Mangiare sano è fondamentale per i nostri atleti alle Olimpiadi di Rio

Olimpiadi di RioSulla tavola degli atleti, italiani e non, non devono mai mancare le proteine a cominciare da carne bianca, pesce e legumi accompagnati da verdure e cereali ricchi di fibre. Se fino ad ora si è pensato che i carboidrati andassero a braccetto con i chili di troppo, la realtà dice che non è così. La pasta, specie se integrale è fondamentale per tenere attivo il metabolismo ed è un ottimo alimento da inserire nella dieta di atleti e non solo. Per poter abbassare ulteriormente l’indice glicemico di un bel piatto di spaghetti è importante non mangiarla solo bollita ma farla mantecare con dell’olio e magari del pomodoro. Questo è quello che consiglia Alessandro Circiello, presidente della Federazione Italiana Cuochi. In questo modo il piatto diventa molto più digeribile. Ricordate che i carboidrati sono il nostro carburante naturale ed è per questo che il fabbisogno aumenti proporzionalmente con l’aumentare delle ore di allenamento. Secondo la Federazione Italiana Cuochi per gli sportivi di Rio anche è fondamentale anche bere almeno due litri d’acqua al giorno, per idratare il corpo e restituire all’organismo i liquidi e minerali consumati durante l’attività. Ottima è anche l’abitudine di inserire nella dieta alimenti ricchi di magnesio e potassio per questo non dovrà mai mancare frutta e verdura.

Ma parlando di Olimpiadi, non esiste una dieta generale che vada bene per tutte le diverse discipline olimpiche perché ogni sport prevede una propria alimentazione specifica studiata in base non solo al tipo di attività ma anche in base alle esigenze di ogni singolo atleta. Ad esempio, per gli sport che prevedono resistenza, come il ciclismo, è ideale assumere molti carboidrati a colazione e diversi spuntini in tutto l’arco della giornata. Alimentazione leggera invece per gli atleti di scherma per migliorare la concentrazione e la tensione.

Vediamo nel dettaglio i pasti di un atleta delle Olimpiadi di Rio:

Prima colazione

Questo pasto deve essere abbondante e ricco di carboidrati. Via libera, quindi, a pane, fette biscottate, biscotti, uniti a latte, caffè, burro, miele, marmellata, yogurt, un uovo alla coque.

Pranzo

Pochi alimenti ma buoni. La cosa che non deve mancare a tavola sono cibi prevalentemente proteici e glicidici. Ottimi riso o pasta conditi con sughi non grassi, carne o pesce ed una buona porzione di verdura, preferibilmente cruda e frutta fresca di stagione. Ricordiamo che la colazione e pranzo devono garantire un costante apporto di energia per tutto l’arco della giornata.

Cena

Leggera, deve avere contenuti proteici come carne o pesce, uova, latte e formaggi. L’obiettivo è quello di ricostituire i tessuti usurati ed affaticati dall’attività fisica svolta durante la giornata. Ovviamente non possono mancare verdura e frutta.

Questo tipo di alimentazione controllata consente agli atleti di ricaricarsi a dovere senza, però appesantirsi inficiando così le prestazioni agonistiche. Ma durante le gare? Gli atleti cosa mangiano prima, dopo e durante una competizione?

Prima della gara

Una regola fondamentale è evitare diete dell’ultimo momento che non solo non aiutano moltiplicare le energie dell’atleta, ma possono addirittura pregiudicarne il rendimento. Infatti:

  • un eccessivo consumo di proteine rischia di alterare il pH del sangue portandolo verso l’acidità. Inoltre aumenta il sovraccarico di scorie metaboliche;
  • l’eccesso di grassi crea difficoltà digestive;
  • un eccesso di vitamine e sali minerali non possono essere immagazzinati come scorte e quindi non sono utilizzabili oltre la normale presenza nell’organismo. Può solo essere aggravato il lavoro degli organi deputati allo smaltimento.

Olimpiadi di RioLa somministrazione di zuccheri semplici si deve limitare alla fase del riscaldamento prima della gara. Meglio puntare sul levulosio e fruttosio che facilitano il rilascio, da parte delle ghiandole surrenali, di catecolamine che inibiscono la produzione di insulina da parte del pancreas. Questo evita l’ipoglicemia reattiva. Dopo il pasto principale e fino a 30-40 minuti prima dell’inizio della gara, possono essere fatti degli spunti composti di frutta e verdura centrifugate, da bere a sorsi ogni 30-40 minuti, oppure bevande energetiche a base di maltodestrine, quindi zuccheri semplici uniti a sali minerali e vitamine. Pare, infatti, che con l’assunzione di 312 grammi di carboidrati 4 ore prima di una esercitazione molto sostenuta, la prestazione fisica può essere aumentata anche del 15%. Per gli atleti che necessitano ridurre di peso a ridosso di una competizione, sempre non più di 1-1,5 kg, sono spesso messe in atto alcune strategie tendenti a conservare inalterata l’efficienza fisica. Ad esempio, il giorno prima della gara va limitata l’ingestione di alimenti glicidici e di cibi eccessivamente “saporiti”. Mentre il giorno della gara si possono perdere, in maniera limitata e temporanea e alcune ore prima, modeste quantità di liquidi attraverso la sauna o la corsa a ritmo blando .

È importante ricordare che la riduzione di acqua comporta una alterazione del meccanismo di regolazione della temperatura corporea con rischio di colpi di calore e un aumento della viscosità del sangue che ha effetti negativi sulla gittata sistolica e sulla portata cardiaca, pertanto minore efficacia nel trasporto dell’ossigeno ai tessuti. Il minore apporto glicidico incide sulla riduzione del glicogeno, determinando una maggiore facilità a raggiungere la soglia della fatica. Inoltre fa abbassare le riserve alcaline in condizioni di riposo. Il processo di reidratazione, per essere efficace, deve essere abbastanza lungo. A seconda delle situazioni si parte dalle 5 ore per arrivare anche alle 48 ore.

Durante la gara

Una gara prolungata, indipendentemente da tipo di attività fisica, determina un utilizzo più o meno accentuato di tutti i principi alimentari, soprattutto di glicidi, quindi i grassi, ed in parte minore di proteine. Viene anche disperso parte del quantitativo idrico, salino e vitaminico che va necessariamente reintegrato. Esistono in commercio degli alimenti “formula” specifici per questo scopo. In alcune discipline di lunga durata, come, ad esempio, le corse ciclistiche su strada, può essere necessario assumere anche cibi solidi, come dei veri e propri mini pasti. Questa razione, composta da zuccheri semplici, proteine e lipidi come latte e formaggi magri, uova, deve essere suddivisa in piccole porzioni non superiori ai 50 gr e consumata a intervalli regolari.

Olimpiadi di RioDopo la gara

L’obiettivo principale è il recupero fisico provato dallo sport reintegrando innanzitutto il glicogeno muscolare e le riserve glucidiche in genere, il patrimonio idrico, la correzione dell’acidosi metabolica e l’eliminazione delle scorie. Secondo studi scientifici, dopo un esercizio fisico intenso occorrono circa 20 ore per ricostituire le scorte di glicogeno muscolare che viene ricostituito mediamente del 5% ogni ora dopo lo sforzo. Si possono utilizzare snack o altri integratori zuccherati. Alcuni studiosi ritengono che entro 30 minuti dal termine della gara andrebbero somministrati 50-100 gr di zuccheri per proseguire con ulteriori apporti a scadenza di 2 ore fino ad un totale di 500-600 gr nell’arco delle successive 20 ore. Si consiglia glucosio, saccarosio e amidi rispetto al fruttosio. Infatti i primi sarebbero in grado di risintetizzare il glicogeno muscolare in ragione del 5-6% ogni ora, mentre il fruttosio si limiterebbe al 2% circa. Anche in questo caso i centrifugati di frutta e verdura o anche una macedonia di frutta, uniti ad un poco di sale da cucina ed eventualmente miele, risultano ottimi. Vanno somministrati subito dopo la gara a intervalli di 30 minuti circa in ragione di 200 cc. Inoltre può essere utile bere acqua minerale alcalina con aggiunta di gluconato di potassio e cloruro di sodio allo scopo di bilanciare la acidità del sangue dovuta al lavoro muscolare intenso e prolungato. Importante è anche la somministrazione delle vitamine B6 e B12 in quanto favoriscono la ricostruzione plastica dei tessuti ed il ritorno alla normalità di ammoniemia e azotemia, abbassando anche il tasso di tossicità di alcuni cataboliti. Gli atleti sanno bene che il pasto dopo la gara non deve sovraccaricare l’apparato digestivo perché per il recupero energetico è bene non affrontare alcun impegno digestivo di rilievo prima che siano passate almeno 2 ore dalla competizione. È questo, in media, il tempo occorrente a far tornare il metabolismo e la circolazione sanguigna ai valori normali. Inoltre, vanno ridotti notevolmente le proteine animali e gli alimenti acidogeni come carni, uova, pesce, grassi, cereali, ecc., in modo da non produrre ulteriori scorie metaboliche nel circolo sanguigno.
Fare sporti ad alti livelli richiede molti sacrifici non solo fisici, ma anche rinunce alimentari e controllo continuo della propria dieta. I nostri atleti lo sanno bene. Lavorare anno dopo anno sul proprio corpo per raggiungere la condizione ideale per affrontare queste competizioni non sempre ripaga di tanti sacrifici. Non tutti, infatti, riescono a vincere una medaglia, ma spesso, come si dice, l’importante non è vincere, ma partecipare.

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