Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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Mangostano: il frutto preferito dalla regina Vittoria

Postato il 21/10/2014

Il mangostano è un frutto poco conosciuto ma dalle immense qualità benefiche e curative. La pianta, il cui nome scientifico è Garcinia Mangostana, cresce nelle aree tropicali come Africa, Caraibi, Sud America e Australia ma soltanto nelle zone oltre il 20° parallelo. In questi territori, infatti, il clima, l’aria ed il terreno hanno le caratteristiche giuste affinché l’albero di mangostano possa crescere nel modo migliore.

Mangostano: il frutto preferito dalla regina Vittoria per le sue proprietà antiossidanti.

Proprio per le aree ridotte riservate a questo tipo di coltivazione il prezzo di questo frutto è più alto rispetto a quelli che si trovano più facilmente sui banchi dei mercati. Ma non lasciatevi spaventare, il mangostano ne vale la pena. Infatti c’è qualcosa che rende il frutto del mangostano davvero straordinario: al suo interno contiene un enorme quantità di xantoni, potenti antiossidanti.

Grazie a queste sostanze il nostro organismo è in grado di combattere i radicali liberi e rallentare gli effetti che l’avanzare del tempo ha sul nostro corpo e soprattutto sulla nostra pelle. Il mangostano è stato oggetto di un importante studio condotto dal Nutrition Journal dallo studioso Jay Udani che ha dichiarato che, grazie ai suoi studi, si è stati in grando di stabilire che l’assunzione di mangostano è benefica per l’intero nostro organismo e ci permettere di mantenerlo in salute più a lungo e meglio.

Gli  xantoni di cui abbiamo parlato sono contenuti nella polpa del frutto. Oltre a combattere l’invecchimento, aiutano il corpo a bloccare i ricettori dell’istamina, favorendo un’azione antiallergica che aiuta contro tutte quelle patologie legate ad intolleranza o allergie che colpiscono un’elevate percentuale della popolazione mondiale.

Certo, il lavoro del Nutrition Journal è encomiabile ma non sono loro che hanno scoperto i poteri curativi di questa pianta. Si da tempi antichissimi, nelle zone dell’arcipelago Malese e Indocina, questa pianta, in decotti, infusi ed impacchi, veniva utilizzata in tutte le sue parti dagli specialisti della medicina ayurvedica, nata e diffusasi dall’India in tutto il mondo. Però, soltanto diversi secoli dopo questo frutto dall’enorme potere antiossidante è giunto in Europa, era il 1800.

A individuarne le doti benefiche del mangostano fu la regina Vittoria, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, che lo elesse suo frutto preferito tanto da far assumere al mangostano il nome di “Il Preferito della Regina”. Grazie a questo, il mangostano si diffuse sempre di più nelle aree del Sud-Est asiatico di proprietà del Regno Unito. I primi studi sulle sue proprietà benefiche, però, si ebbero soltanto a partire dal 1930 quando si scoprirono i poteri che gli Xantoni hanno sull’organismo umano.

Ai giorni nostri il frutto del mangostano resta ancora poco conosciuto ma, fortunatamente, grazie anche a siti come il nostro, la sua fama si sta ampliando. Abbiamo detto che, però, che è molto caro, circa 30 euro per una bottiglia da 750 ml e per vederne i benefici dovremmo consumarne almeno un bicchiere al giorno per un mese. Cifre da capogiro quindi. Ma è possibile ovviare il problema. Come? Acquistando la purea di mangostano.

Un barattolo di purea di mangostano non è altro che polpa e buccia del frutto triturata, circa il 95% del frutto, quindi nessuna delle sue qualità curative va perduta. Un barattolo da 380gr equivale, infatti, a circa 16 bottiglie di succo di mangostano. La produzione avviene tramite metodi di coltivazione naturale. Il mangostano viene acquistato in Thailandia ma triturato ed inscatolato in Sicilia, da una delle migliori aziende specializzate nella conservazione di prodotti tipici.

Niente conservanti o fruttosio aggiunto per questo la purea di mangostano può essere consumata davvero da tutti, anche da coloro che soffrono di diabete. Basta qualche cucchiaio diluito in acqua o in un buon succo di frutta per avere a portata di mano l’”elisir dell’eterna giovinezza”. Provate la purea di mangostano e noterete subito un miglioramento delle vostre condizioni di salute. Inoltre essendo un frutto non ha alcuna controindicazione né effetti collaterali, come è, invece, per i farmaci tradizionali pieni di sostanze chimiche. Potete mangiarne a volontà senza riscontrare alcun problema. Aveva ragione, quindi, la regina Vittoria, ci verrebbe da dire, che ha scelto, tra tanti frutti, proprio il mangostano incoronandolo il frutto migliore che ci sia. Provare per credere!

Cibi anti-age per combattere l’invecchiamento

Postato il 14/10/2014

Il problema dell’invecchiamento sta a cuore a molti, sia uomini che donne, ormai non c’è differenza nonostante si è sempre pensato che un uomo con le rughe sia più affascinante mentre per una donna, qualche ruga in più, è un vero problema. I segni del tempo sulla pelle, soprattutto quella del viso,  rendono il volto stanco ed affaticato ed innegabile che un volto giovane e privo di quelle antiestetiche rughette attorno ad occhi e bocca è decisamente meglio.

I cibi anti-age rallentano i segni del tempo.

Cibi anti-ageIl metodo più veloce è quello di ricorrere alla chirurgia estetica. Ma i costi elevati, le possibili complicazioni, tutto l’iter post operatorio non rendono la decisione facile. Inoltre un viso che ha provato il bisturi si vede, spesso è innaturale e si nota a colpo d’occhi la mano del chirurgo. Allora si ricorre alle creme, agli impacchi che ascoltando la pubblicità dovrebbero farci ritornare ad avere il volto di un’adolescente.

Niente di più falso. Si spendono fior di quattrini per prodotti che non solo non ci permettono di ottenere il risultato sperato ma, spesso, fanno anche danni. Infatti la composizione di certe creme contiene sostanze che danneggiano il tessuto della pelle e, se in apparenza può sembrare che funzioni, con il tempo i danni diventano più che visibili.

E allora perché non ricorrere ad un metodo che non solo rallenta l’invecchiamento ma fa anche bene alla salute? Qual è vi starete chiedendo. Naturalmente è il cibo anti-age. Molte verdure e molta frutta, e non solo, contengono al loro interno delle sostanze completamente naturali che combattono i radicali liberi che sono la causa dell’invecchiamento delle cellule, comprese quelle della pelle.

Per questo vogliamo elencarvi quei cibi che se assunti con regolarità e nelle giuste dosi posso aiutare notevolmente a ritardare la comparsa delle rughe ed a rendere la pelle più elastica e distesa.

Frutti di bosco: una manna dal cielo per la nostra pelle e per il nostro corpo. Contengono antiossidanti, potassio, fibre e vitamine, soprattutto C, del gruppo B ed M (acido folico), sono in grado non solo di aiutarci a combattere i radicali liberi ma abbassano il rischio di ammalarsi di cancro. Posso essere consumati al naturale o insieme ai cereali nella prima colazione.

Curcuma: detta anche zafferano delle Indie è una spezia prodotta soprattutto in queste aree geografiche. È un concentrato di sostanze antiossidanti in grado di combattere l’invecchiamento del cervello e della pelle. In India viene utilizzata nella medicina Ayurvedica per le sue proprietà terapeutiche. Ha un sapore simile a quello dello zenzero ed è molto usata nella cucina orientale. Potete condire insalate e pollo per un tocco di sapore etnico.

Tè verde: meglio se della qualità matcha che è molto più antiossidante di quello verde tradizionale. Viene venduto in bustine oppure in foglie, che il metodo migliore per consumarlo. Infusi di tè verde sono un vero toccasana per la pelle. Inoltre potete usarlo anche per cucinare biscotti, torte o carni. Il tè verde è molto gustoso e versatile.

Limone: di recente alcuni studiosi dell’Università di Pisa hanno condotto alcuni studi sul consumo costante di agrumi ed in particolare di limoni. I risultati hanno stabilito che il limone, consumato giornalmente la mattina appena scegli, spremuto in un bicchiere d’acqua, aiuta a migliorare la salute del cuore, depura, purifica la pelle grazie alla naringenina, un flavonoide dalle note proprietà antiossidanti di cui anche l'uva ne è ricca.

Carota: contiene vitamina A o betacarotene fondamentali per la salute della pelle e di tutto il corpo. Di grande utilità per il cuore, la carota riduce i radicali liberi e rallenta l’invecchiamento delle cellule del nostro corpo.  Meglio mangiarla cruda, magari in un insalata, poiché cotta perde molte delle sue sostanza nutritive e benefiche.

Pomodoro: per combattere l’invecchiamento il pomodoro è l’ideale. Contiene il licopene, antiossidante per eccellenza. Questa sostanza è contenuta nella buccia del frutto per questo motivo è meglio consumarlo senza prima pelarlo.  

Spinaci: insieme a molta verdura in foglie, gli spinaci riducono gli effetti dell’invecchiamento e di perdita di elasticità dei tessuti oltre a prevenire le malattie ossee come l’osteoporosi. Anche in questo caso è meglio consumarli crudo o, al massimo, non lessarli ma scottarli leggermente in una padella senza olio né acqua.

Cacao: lo sapevano anche i Maya che il cacao è una sostanza ricchissima di elementi fondamentali per a cura della nostra salute. Contiene polifenoli contro l’invecchiamento cutaneo e per combattere malattie degenerative del cervello come l’Alzheimer.

Eccovi presentati alcuni dei cibi più ricchi di sostanze anti-age che sono facilmente reperibili e davvero gustosi. Di sicuro molti faranno già parte della vostra dieta abituale ma, provata anche gli altri.

 

L’ uva e i suoi antiossidanti

Postato il 09/10/2014

Con il passare degli anni il nostro fisico si appesantisce e lo stesso fa la nostra pelle. Superati i 40 anni si iniziano a prendere tutti i provvedimenti necessari come  creme, alimentazione controllata, integratori, che consentano al tempo che passa di notarsi meno sul nostro corpo e sul nostro organismo. L’obiettivo di tutti è, infatti, ritardare l’invecchiamento non solo per questioni estetiche come le rughe, i cuscinetti, ma anche per questioni legate alla salute. Con gli anni, infatti, il nostro corpo non svolge più le sue funzioni come faceva quando si era più giovani.

L' uva e i suoi antiossidanti fanno bene alla salute.

Un modo efficace per rallentare l’invecchiamento delle cellule è l’assunzione di antiossidanti. Ma cosa sono gli antiossidanti ed a cosa servono? Questi straordinari agenti chimici rallentano o prevengono l'ossidazione di altre sostanze. L'ossidazione è una reazione chimica che comporta il trasferimento di elettroni da una sostanza ad un ossidante. Da queste reazioni posso essere prodotti i radicali liberi che sono la causa dell’invecchiamento e del danneggiamento delle cellule del nostro organismo. Ed è proprio qui che intervengono gli antiossidanti, bloccando queste reazioni ed intervenendo sui radicali intermedi tramite l’auto-ossidazione. In questo modo evitano anche l’ossidazione delle altre sostanze ed è proprio per questa ragione che gli antiossidanti sono conosciuti anche con il nome di agenti riducenti.

Abbiamo capito cosa sono e a cosa servono gli antiossidanti. Ora dobbiamo capire in che modo posso entrare nel nostro organismo per svolgere la loro funzione rallentando l’apparizione dei segni del tempo. Gli antiossidanti sono contenuti in moltissimi alimenti, soprattutto nella frutta e nella verdura come patate dolci, carote, crescione, piselli, broccoli, cavolfiori, limoni, mango, melone, peperoni, zucca, fragole, pomodori, cavoli, uva, kiwi, arance, semi e frutta secca, zucca comune, germe di grano, mangostano, albicocche, fagioli e in maggiori quantità nella frutta e verdura di colore rosso, arancione, giallo e frutta e verdura cruda: piselli, grano, fave, cereali integrali, cocomero.

Numerosi sono stati negli anni gli studi su queste sostanze che ci consentono di rimanere giovani più a lungo ed è stato dimostrato, proprio da questi studi, che mangiare una elevata quantità di antiossidanti, attraverso il consumo di frutta e verdura, può eliminare il rischio di malattie cardiache e del cancro ma non solo, sarebbero efficaci anche per aiutare il controllo di diabete e ridurre l'indebolimento delle ossa nell'osteoporosi. Inoltre gli antiossidanti combattono tosse raffreddore. Le dosi consigliate perché venga introdotta nel nostro organismo la giusta quantità di antiossidanti è di 500-600 gr di frutta e verdura al giorno per una persona in salute, cioè che non fuma, non assume farmaci, fa sport con regolarità, non beve alcolici. Il quantitativo si raddoppia se si fuma o non si fa sport.

Tra gli alimenti maggiormente ricchi di queste sostanze chimiche vi è l’uva. Ma quali sono le sostanze contenute nell’uva? Vediamole insieme:

  • parte edibile 94 %
  • proteine g. 0,5
  • grassi g. 0,1
  • zuccheri disponibili g. 15,6
  • solubili g. 15,6
  • fibra g. 1,5
  • energia kcal 61
  • ferro mg. 0,4
  • calcio mg. 27
  • fosforo mg. 4
  • sodio g. 1
  • potassio mg. 192
  • vitamina b1 mg. 0,03
  • vitamina b2 mg. 0,03
  • vitamina pp mg. 0,1
  • vitamina a mcg. 4
  • vitamina c mg. 6

L’uva contiene le procianidine, tannini catechinici contenuti nelle foglie, che sono i maggiori apportatori di antiossidanti fondamentali per prevenire l'invecchiamento cutaneo e le patologie a carattere cronico- degenerativo. L' uva e i suoi antiossidanti, quindi, permettono alle cellule del nostro corpo di rigenerarsi con maggiore facilità evitando l’apparizione prematura di tutti quei sintomi legati all'invecchiamento. Questo ricchissimo frutto è disponibile proprio in questo periodo dell’anno, da agosto a novembre e sono moltissime le sue varietà:  

Uva vittoria: tra le prime varietà dell’anno è un uva dal sapore dolce perfetta da essere consumata dopo i pasti.

Uva Italia: è l’uva più richiesta e più consumata grazie al sua aspetto appetitoso ed ai chicchi sodi e croccanti.

Uva Palieri: uva da tavola nera di bell’aspetto, si conserva bene per questo è tra le più vendute nei supermercati.

Uva Pizzutello bianca: dai chicchi allungati e dal colore biondo chiaro, ha un sapore semplice e molto delicato.

Uva red globe: uva da tavola rossa-violaceo, ha chicchi sferici e succosi. Ha un sapore caratteristico che la rende riconoscibile tra le numerose varietà di uva.

Uva sugraone: è tra le migliori varietà di uva da tavola bianca a livello qualitativo è una delle più note varietà che non contiene semi.

Uva Thompson seedless: anche questa senza semi, è particolarmente utilizzata per succhi e distillati e per essere consumata essiccata.

Uva Crimson seedless: uva da tavola rosso-violacea ha dei chicchi di forma piramidale tipici di questa varietà. Il suo sapore è intenso e persistente ed è molto apprezzata dagli intenditori.

L' uva e i suoi antiossidanti fanno bene alla salute. Provare per credere!

Museo della frutta: Yamanashi e Torino, due diverse realtà

Postato il 29/09/2014

La frutta è mezzo di sostentamento per l’uomo da tempi immemorabili ed ancora oggi è considerato uno dei cibi più sani e nutrienti tra quelli consumati. La frutta è un prodotta stagionale, ne cresco tipi diversi in base alla stagione anche se, ormai è possibile trovarne di qualunque tipo durante tutto l’anno. Inoltre a differenziare le varietà vi è il clima, frutta diversa cresce in territori diversi, dove il clima più freddo lascia spazio a temperature più calde.

Il museo della frutta: una bellezza da gustare.

La grande importanza che la frutta ha nella nostra vita e nella nostre dieta le ha concesso un posto d’onore e una grande reputazione tanto da spingere alcuni a realizzare una struttura che ne celebrasse il valore: il museo della frutta. Il museo è una raccolta, pubblica o privata, di oggetti, un'istituzione permanente,senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell'umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto.

Proprio per il ruolo che la frutta svolge nella vita di ogni uomo si è deciso di valorizzarla e farla conosce tramite strutture come quelle dei musei. Edifici di questo tipo ve ne sono 2 tra i più importanti e conosciuti. Il primo è il museo della frutta di Yamanashi. Situato in Giappone e  più precisamente  a Yamanashi  nella Prefettura di Yamanashi vicino al Monte Fuji godi di uno spazio espositivo vastissimo, un parco di 195.000m².

L'idea di questa straordinaria struttura interamente dedicata agli alberi e ai loro frutti, è stato progettato dall’architetto donna Itsuko Hasegawa tra il 1992 ed il 1995. La realizzazione richiese circa 3 anni. Nel 1997, infatti, venne inaugurato il museo della frutta, composto da 3 diversi edifici a forma di cupola di cristallo la cui organizzazione richiama il ciclo di vita della frutta:

Piazza della frutta, una struttura dedicata ai prodotti agricoli e al giardinaggio, la serra tropicale, dalla forma di seme germogliato, contiene una raccolta di alberi da frutta tropicali e l’ultimo, l’atelier, è la vera e propria esposizione di frutta. Questi edifici sorgo all’interno di un enorme parco dove è possibile ammirare alberi di ogni specie.

Ma il museo della frutta di Yamanashi non è l’unico museo dedicato a questo prodotto della tavola. Il Museo della frutta Francesco Garnier Valletti, inaugurato il 12 febbraio 2007, sorge in Italia e più precisamente a Torino. Al suo interno è possibile ammirare la collezione di mille e più frutti artificiali plastici modellati a fine Ottocento da Francesco Garnier Valletti.

La collezione è composta da 39 varietà di albicocche, 9 di fichi, 286 di mele (di cui 2 incomplete), 490 di pere (di cui 4 incomplete), 67 di pesche, 6 di pesche noci, 20 di prugne, 44 di uva, 50 di patate e un esemplare ciascuno di rapa, di barbabietola, di carota, di pastinaca, di melograno e di mela cotogna.  Inoltre, tra il 1932 e il 1935 la collezione si arricchisce di altri 323 modelli di frutti e ortaggi: altre mele, pere, pesche, uva, susine, fragole, ciliegie, arance, mandarini e limoni, barbabietole da foraggio, funghi e modelli “di putrefazione” di mele.

Percorrendo le sale del museo è possibile entrare in contatto e conoscere la vita e l’opera di Francesco Garnier Valletti, (Giaveno 1808 - Torino 1889), straordinario personaggio dedito all’artigianato, grande artista e scienziato. L’obiettivo principale di questo museo della frutta non è solo quello di far conoscere specie poco note ma è anche quello di ricostruire quelle che furono le fasi della ricerca scientifica applicata all’agricoltura, gli sviluppi che nel tempo ha avuto la produzione ortofrutticola, il passaggio dalla coltivazione artigianale a quella industriale. Illustra non solo i metodi di coltivazione e produzione ma, anche, quelli di conservazione e consumo così come si sono evoluti nel tempo.  

Il museo della frutta di Torino sorge nel Palazzo degli Istituti Anatomici, a fianco del Museo di Anatomia Umana «Luigi Rolando» e del Museo di Antropologia Criminale «Cesare Lombroso»con lo scopo di coronare il “Progetto Museo dell’Uomo” che ha come obiettivo quello di testimoniare la storia scientifica dell’Ottocento.

Due musei, quello di Yamanashi e quello di Torino, posti a due capi del mondo, con due diverse metodologie di presentazione della frutta , che hanno, però, in comune l’obiettivo di far conoscere e valorizzare questi straordinari prodotti della terra

Il carciofo: il re della verdura inverale.

Postato il 22/09/2014

Il suo nome scientifico è Cynara cardunculus ma tutti lo conosciamo con come carciofo, parola che deriva dall’arabo. La pianta del carciofo nasce come pianta selvatica ma, sembrerebbe che proprio gli italiani, in epoche remote, siano stati i primi a coltivarla. Non a caso in Sicilia è possibile trovare degli esemplari della prima cultivar ottenuta dalla domesticazione del cardo selvatico.

Mangiare carciofi fa bene alla salute.

Ma perché i medici consigliano il consumo del carciofo? Questa pianta è conosciuta proprio per i grandi benefici che può apportare alla salute dell’uomo: aiuta a ridurre gli effetti dell’anemia, abbassa il livello del colesterolo e stimola la diuresi. È inoltre particolarmente indicata per chi soffre di problemi di digestione, disturbi gastro-intestinali, stitichezza, nausea, vomito e reflusso gastroesofageo.

Abbiamo parlato della frutta e della verdure tipici della stagione invernale ed il carciofo rientra tra questi. Per mangiare carciofi di buona qualità bisogna aspettare ottobre quando inizia la prima raccolta. Questo prodotto è, però, disponibile fino al mese di aprile. Per i più golosi, vogliamo specificare che il carciofo da il meglio di se nei mesi di dicembre e gennaio, quando è altamente consigliato consumarlo.

Re dello spot di un noto liquore pubblicizzato negli anni ’90, il carciofo non è solo un potente digestivo ma, al suo interno, contiene numerose sostanze nutritive. Vediamo quali:

Fibre

Permetto un aumento della massa fecale, accelerano il transito intestinale favorendo l’evacuazione.

Calcio

Stimola muscoli e nervi e favorisce la coagulazione del sangue. Svolge, inoltre, attività di tipo enzimatico ed è un elemento strutturale di ossa, denti e cellule.

Fosforo

Rappresenta il componente dei legami di fosfato ricchi di energia. Anche questo è uno degli elementi che compongono ossa, denti e cellule.

Magnesio

Funge da attivatore enzimatico e agisce da modulatore dell'attività elettrica della muscolatura.

Ferro

È il legante dell'ossigeno nella molecola di emoglobina e in altri trasportatori di ossigeno.

Potassio

Interviene nella trasmissione nervosa e nella regolazione dell'equilibrio acido-base e del bilancio idrosalino.

 

Queste sono tutte le sostanze benefiche che assimiliamo ogni qual volta mangiamo dei carciofi. Ma parlando di mangiare e di tavola, sapete quante sono le varietà  di carciofo coltivate? E quali sono i carciofi migliori ed i più conosciuti? Ve lo diciamo noi. Ecco la top five del carciofo:

Mammola: questa varietà di carciofo comprende due “sottovarietà”, il tondo di Paestum ed il romanesco. Privo di spine e con poco barba interna ha origini antichissime. Sembra che sia stato ritratto dagli antichi Etruschi a decorazione delle loro tombe.

Spinoso: Lungo ed affusolato è dotato di spine rigide alle estremità superiore del frutto. La coltivazione di questa varietà va da settembre a maggio e si concentra soprattutto della zona della Sardegna.

Violetto: Comprende sia la tipologia dello spinoso che quella della mammola essendo queste due varietà caratterizzate da un colore tendente al viola.  Tra le più pregiate vi sono il precoce di Schito, il carciofo della Val di Cornia, il violetto di Sant’Erasmo e quello catanese.

Precoce: in questa categoria rientrano i carciofi prodotti nelle località di Jesi, Catania, Chioggia. Sono tutte caratterizzate da un frutto dal colore chiaro e foglie tenere.

Bianco: il carciofo bianco si coltiva esclusivamente nel Parco nazionale del Cilento, tra i 300 ed i 700 metri d’altezza. Caratteristica principale è il suo sapore delicato.

Prima di concludere, vogliamo regalarvi due chicche su questa straordinaria pianta che è il carciofo:

  • Nel 1949 la diva Marylin Monroe fu incoronata Regina del carciofo in un festival dedicato a questa pianta organizzato ogni anno in California;
  • Pablo Neruda, nel 1971, dedicò un poema al carciofo dal titolo Oda a la Alcachofa