Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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Curare le infiammazioni con l’alimentazione giusta

Postato il 28/04/2016

Tutti abbiamo sofferto e soffriamo di infiammazioni che non sono altro che un meccanismo di difesa dell’organismo ad un’azione dannosa il cui obiettivo finale è l’eliminazione della causa iniziale di danno ed avviare un processo ripartivo. Non sempre è chiara quale sia la causa dell’infiammazione, spesso dietro si nascondo movimenti bruschi, se si tratta di infiammazioni muscolari, oppure l’alimentazione, se si tratta di infiammazioni intestinali o del colon. Qualunque sia il motivo non sempre è positivo assumere medicinali, il rischio è abusarne creando ulteriori danni. Ecco quindi che, migliorando la nostra alimentazione possiamo:

  • ridurre del dolore
  • ridurre degli altri sintomi infiammatori
  • migliorare la qualità della vita e la mobilità
  • fare un minor uso di antidolorifici e altri farmaci
  • non avere alcun effetto collaterale

Le infiammazioni vanno via se si mangia nel modo corretto

L’alimentazione è in grado di migliorare notevolmente la salute del nostro organismo poiché è in grado di rinforzare la barriera intestinale, ridurre i rischi di episodi infiammatori e migliorare le condizioni di organi e muscoli. Esiste poi un tipo di infiammazione causata proprio dal tipo di alimenti che si ingeriscono, è detta infiammazione da cibo rilevabile tramite VES e PCR. La VES è una sigla che indica la “velocità di eritrosedimentazione” ed è un’analisi di laboratorio che calcola il tempo che impiega la parte solida del sangue a separarsi da quella liquida. Il secondo esame è quello della Proteina C-reattiva (PCR), molto più preciso perché la Proteina C-reattiva è una sostanza presente solo nel sangue delle persone che soffrono di malattie infiammatorie e che, quindi, aumenta quando ci si ammala e scompare a guarigione avvenuta.
Un altro esame che indica la presenza o meno di un’infiammazione con cui può essere utile confrontare i risultati di VES e Proteina C-reattiva è l’analisi delle Mucoproteine, un test utile per valutare se lo stato infiammatorio è dovuto a cause reumatiche.

Generalmente, la maggior parte elle persone è colpita da fenomeni di infiammazione lievi, di bassa intensità ed entità, ma che durano a lungo. Si è sempre creduto che l’alimentazione potesse influire sulla comparsa di questi fenomeni, ma la questione non è mai stata approfondita fino a qualche tempo fa. Strettamente legate all’infiammazione da cibo sono le intolleranze alimentari: mangiare determinati alimenti causa dei sintomi tra cui è facile trovare proprio l’infiammazione dell’intestino. La scoperta che un alimento può provocare tutti i sintomi infiammatori che usualmente sono imputabili al cibo risale a qualche anno fa, ma solo da poco viene applicata seriamente in ambito clinico. Un aiuto importante è stato fornito anche da uno studio sulla Gluten sensitivity, sensibilità al glutine che provoca gli stessi sintomi della celiachia senza esserlo.  La reazione al glutine è dovuta, in questo caso, solo all’attivazione delle reazioni infiammatorie difensive dell’organismo.

Sempre più persone presentano sindromi infiammatorie o autoimmuni dovute a una reazione a lieviti e sostanze fermentate e il fenomeno è in aumento. Ancora tanti sono gli studi legati all’infiammazione da cibo, tutti volti allo scopo di creare un’tolleranza immunologica, che recuperi la tolleranza quando questa è stata persa al fine di imparare a mangiare in modo vario e sano, senza limitazioni. Per ora la questione è al vaglio degli studiosi e, supponiamo, lo sarà ancora per molto tempo. Questo non vuol dire che chi soffre di questo tipo di problemi dovrà per forza conviverci a vita. La medicina fa enormi progressi in molti campi e non vi sono dubbi che passi avanti saranno fatti anche in questo. L’infiammazione da cibo è una patologia causata soprattutto da alcuni alimenti, ma quali? Quali sono i cibi colpevoli di crampi e dolori addominali? È stata stilata una lista dei prodotti che con maggior frequenza causano, in chi li mangia, reazioni di questo tipo con conseguente infiammazione. Ecco quali sono:

Patatine fritte e cibo spazzatura

infiammazioniHamburger e patitine sono i primi indagati quando si tratta di infiammazioni ed artrite, ma non dobbiamo dimenticare nessun tipo di cibo da fast food come prodotti preconfezionati, bibite gassate e tutti quegli alimenti che vengono venduti in serie e che sono ricchi di zuccheri, additivi alimentari, dolcificanti artificiali e oli di dubbia provenienza.

Grassi idrogenati e grassi trans

Grassi idrogenati e grassi trans sono di solito presenti nella margarina, nello strutto, nei grassi utilizzati in pasticceria e in tutti quegli alimenti che hanno questi prodotti tra gli ingredienti, come i prodotti da forno sia dolci che salati, soprattutto se lavorati industrialmente. E’ necessario dunque prestare attenzione alle liste degli ingredienti degli alimenti prima di acquistarli.

Carne

La carne, senza alcuna distinzione, quindi sia carne rossa che carne di pollame, tende a provocare infiammazione. Per questa ragione si dovrebbe evitare di consumare un pasto che abbia questo ingrediente come alimento base. Evitate quindi la sola bistecca di carne o l’involtino di pollo, ma accompagnate sempre la carne con cibi vegetali, che sono molto meno ricchi di sostanze in grado di causare infiammazione.

 Zucchero bianco e bibite gassate

Zucchero bianco e dolci, incluse bibite gassate e succhi di frutta zuccherati, dovrebbero essere considerati tra gli alimenti maggiormente in grado di causare infiammazione e dipendenza nell’organismo. Il consiglio è quello di eliminarli gradualmente dalla propria alimentazione sostituendoli con alimenti più salutari e meno dannosi come della frutta fresca, un valido e gustoso sostituto del dolce.

Dolcificanti artificiali

Saccarina, aspartame ed altri dolcificanti utilizzati a livello industriale o in vendita come sostituti artificiali dello zucchero bianco dovrebbero essere evitati il più possibile poiché tra i primi cibi imputabili di causare infiammazione, almeno quanto lo zucchero raffinato.

Sale da cucina e sale iodato

infiammazioniPurtroppo sia il comune sale da cucina che contiene cloruro di sodio, che il sale iodato a cui viene aggiunto artificialmente lo iodio, non fanno affatto bene alla salute e provocano infiammazioni. Entrambe le tipologie di sale raffinato andrebbero sostituite con del sale marino integrale, che è arricchito da importanti minerali come il potassio, il calcio e il magnesio.

Additivi alimentari

Tutti i coloranti, conservanti, solfiti e altri additivi alimentari che troviamo in numerosi alimenti confezionati, compresi molti prodotti destinati all’alimentazioni dei bambini durante l’infanzia, sono ritenuti causa di infiammazione e andrebbero dunque evitati il più possibile.

Latticini

I latticini come formaggi, yogurt, gelati, burro sono particolarmente diffusi sulle nostre tavole e purtroppo, dichiarati pericolosi dagli esperti, almeno per coloro che soffrono di infiammazioni. Ciò che è pericoloso non è tanto l’alimento in sé, quanto il modo in cui questi prodotti caseari vengono realizzati. Spesso sono presenti tracce di ormoni, antibiotici e altre sostanze potenzialmente nocive per il nostro organismo.

Glutine

Come abbiamo detto l’infiammazione da cibo è spesso legata ad una sensibilità nei confronti di alimenti che contengono glutine. Il glutine è presente, oltre che nel grano, in numerosi cereali come l’orzo, l’avena, il kamut ed il farro. Ma, ormai, vi sono valide alternative, seguite da chi soffre di celiachia e non solo, individuabili in alimenti che contengano invece riso, quinoa, grano saraceno e miglio, che non presentano alcuna traccia di glutine.

Alcol

L’alcol se consumato in eccesso non fa mai bene, in casi in cui, poi, si soffre di infiammazioni è ancora più dannoso perché è ricco di zuccheri ed affatica il fegato. Inoltre è causa di infiammazione e per questo andrebbe completamente eliminato dalla propria alimentazione oppure consumato con molta moderazione.

Questi sono gli alimenti che sono causa di infiammazioni e il cui consumo andrebbe ridotto al minimo. Vi sono, però, altri cibi che possono essere assunti in grandi quantità senza alcun tipo di rischio per la salute. Tra questi vi sono:

Frutta e verdura

infiammazioniLa frutta e la verdura contengono fibre e antiossidanti e per questo andrebbero mangiati senza problemi tutti i giorni. Questi alimenti sono anche in grado di combattere l’infiammazione cronica. Importante è che siano freschi, di stagione e di tante varietà diverse.

Legumi e cereali integrali

Aiutano a controllare la risposta insulinica nel corpo. Studi scientifici hanno dimostrato che la resistenza insulinica è connessa con l’aumento dell’infiammazione generale dell’organismo. Per questa ragione un’alimentazione a base di cereali integrali e legumi aiuta a ridurre le infiammazioni oltre a migliorare globalmente lo stato di salute.

Grassi monoinsaturi

Proteggono il cuore, abbassano il livello di colesterolo “cattivo” e riducono l’infiammazione generale. Queste utilissime sostanze si trovano nell’olio extra vergine di oliva, nelle noci, nell’avocado. Attenzione, però, è meglio non strafare con questi alimenti particolarmente calorici o si rischia di mettere su chili in eccesso.

Omega-3

Se si segue una dieta ad alta percentuale di acidi grassi omega-3 si può influire positivamente sugli stati infiammatori. A tale proposito è stato condotto uno studio da un gruppo di ricercatori di Taiwan che ha dimostrato che il consumo di mandorle riequilibra i trigliceridi e riduce molte citochine infiammatorie. Alti alimenti che sono considerati fonte di omega-3 sono le noci, i semi di lino ed il pesce, soprattutto il salmone.

Spezie ed erbe aromatiche

Per la salute è sempre bene evitare il sale specie se si soffre di infiammazioni, questo, però, non vuol dire mangiare alimenti senza sapore. Esiste un modo per insaporire i cibi senza danni per la salute. Come? Utilizzando le spezie come rosmarino, salvia, timo, origano, menta, curry, zenzero, cannella, etc. Ma la spezia antinfiammatoria per eccellenza è la curcuma.

Tè verde

infiammazioniE’ considerato un antisettico e antinfiammatorio naturale si da tempi antichissimi. Inoltre contiene grandi proprietà antiossidanti che funzionano da stimolo fisiologico per l’attivazione del metabolismo.

Acqua

L’acqua è il principale elemento in grado di attenuare e guarire le infiammazioni. Avere un organismo ben idratato è indispensabile per il lavaggio delle tossine che causano infiammazione. Per questo si consiglia di bere da 1,5 a 2 litri di acqua al giorno, specie nella stagione calda o se si pratica sport ed attività fisica.

Gelato, un pasto completo

Postato il 27/04/2016

Con l’arrivo dell’estate e del caldo sempre più persone trovano refrigerio nel gelato, uno dei dolci estivi più buoni e più apprezzati. Noi italiani non solo siamo i creatori di questa prelibatezza, ma ne siamo anche i più assidui consumatori.  All’Italia, infatti, spetta il primato mondiale del consumo pro capite, suddiviso in 75% di gelato artigianale e 25% di industriale. In sintesi si spendono circa ottantun euro a famiglia per sette chili a testa. Secondo un’indagine noi italiani consumiamo circa 380 mila tonnellate di gelato l’anno. Ma chi mangia più Gelato?

  • 27% tra i 18 e i 24 anni
  • 28% tra i 25 e i 35 anni
  • 26% tra i 36 e i 45 anni
  • 19% dai 46 in su

Sono le donne (60%) a mangiarne di più. Per quanto riguarda la ripartizione sul territorio del consumo del gelato confezionato, è così distribuita:

  • 30% Nord Ovest
  • 27% Nord Est
  • 23% Centro
  • 20% Sud e isole

Per quanto riguarda, invece, il gelato sfuso:

  • 32% Sud e isole
  • 29% Centro
  • 20% Nord Est
  • 19% Nord Ovest

Tutti pazzi per il gelato

gelatoTutti mangiamo il gelato, ma non tutti sappiamo quali sono le sue origini. Quando fu creato, il gelato non era come è adesso, una deliziosa crema fresca realizzata in tanti gusti differenti. Probabilmente le origini di questo alimento vanno cercate nei cibi conservati tra i ghiacci da parte di popolazioni Neandertaliane. Questi erano soliti conservare tra le nevi, allo scopo di preservare la loro durata, bacche e pezzi di carne di cervide, nonché frutti secchi. Solo dopo, con l’avvento di popoli più evoluti, si passò  al latte ghiacciato, alimento molto diffuso soprattutto periodi invernali. Successivamente, durante il IX secolo, con l’importazione da parte degli arabi dello zucchero in Sicilia ed in Spagna, il gelato subisce una nuova trasformazione. Gli arabi, infatti, erano soliti preparare degli infusi a base di acqua, zucchero, erbe e spezie, una sorta di sorbetti.

Ma siamo ancora lontani dal gelato come lo conosciamo oggi. Il padre di questo dolce estivo è Francesco Procopio dei Coltelli, un cuoco siciliano, che nel 1686 riuscì a preparare la miscela che diede vita al gelato vero e proprio. Migliorato negli anni giunse a Parigi dove venne subito amato ed apprezzato. Lo chef aprì nel 1686 a Parigi un locale, il Café Procope, dove venivano serviti tanti differenti gusti di gelato.  Dopo l’enorme successo ottenuto, lo chef si spostò in una nuova sede dove era possibile assaggiare “acque gelate”, gelati di frutta, “fiori d’anice”, “fiori di cannella”, “frangipane”, “gelato al succo di limone”, “gelato al succo d’arancio”, “sorbetto di fragola”.  La clientela vantava nomi illustri come Voltaire, George Sand,Balzac, Victor Hugo, Diderot, D’Alembert, De Musset, il Dottor Guillotin, creatore della ghigliottina alla Francia, il tenente Napoleone. Nonostante il gelato si diffuse da Parigi al resto d’Europa, non dobbiamo dimenticare che tutto iniziò in Sicilia, e più precisamente e più precisamente da Catania dove, grazie all’Etna, era possibile avere grandi quantità di ghiaccio a disposizione.

Visto il grande successo, iniziano a sorgere la prime rivendite commerciali, le gelaterie. La prima risale al 1884. Questa gelateria sorse a Torino e si chiamava gelateria Peppino, ancora oggi in attività. Qui, originariamente, veniva realizzato il gelato tramite raffreddamento di gelato, zucchero e grossi mastelli di “salamoia”. Tale rivendita fu senza dubbio la prima nel nord Italia e l’unica a potersi fregiare dei Brevetti di Fornitore di Casa Reale. Il nord Italia fu la culla del gelato artigianale. Il primato della fabbricazione ed esportazione all’estero del gelato italiano è del Veneto,  in particolare della Val di Zoldo del Cadore della provincia di Belluno, che ha saputo farsi apprezzare in tutto il mondo proprio grazie ad un prodotto di altissimo livello. E si deve proprio ad un gelataio veneto, Italo Marchioni, l’invenzione, nel 1903, del cono, un contenitore cuneiforme fatto di cialda e riempito con il gelato.

Circola, però, una leggenda sulle origini del gelato. Pare che un tale Ruggeri di Firenze, pollivendolo e appassionato di cucina, grazie a un preparato che comprendeva panna, zabaione e frutta divenne ben presto famoso, tanto che fece fortuna a Parigi. Egli avrebbe preparato il gelato in occasione delle nozze di Caterina de’ Medici ed Enrico d’Orleans. Purtroppo, però, non esiste alcuna traccia di questo avvenimento.  Qualunque siano le sue origini, il gelato resta un alimento non solo gustoso da mangiare ma anche sostanzioso e nutriente per il nostro organismo. Dal punto di vista produttivo e della lavorazione, esistono due varietà ben distinte di gelato: il gelato artigianale e il gelato industriale che a loro volta vengono suddivisi in:

  • gelato al lattecontenente il 32% di sostanza secca totale;
  • gelato di fruttase composto da almeno il 15% di frutta (10% per gli agrumi), il 18% di zuccheri, il 28-31% di residuo secco totale.

Qualunque sia il tipo, il gelato viene realizzato che questi ingredienti in variabili percentuali: latte, panna, zucchero, uova, frutta, frutta secca, cacao o cioccolato, caffè, ecc. E, secondo recenti indagini, pare che i gusti più gettonati siano la crema, il fiordilatte, il cioccolato e il cioccolato con nocciole, la stracciatella, il torrone e la nocciola. Tra i gusti alla frutta, poi, si preferiscono i gusti limone e fragola, oltre a mela, pera, arancia, ribes, lampone, mirtillo, pesca e frutti tropicali.

gelatoDal punto di vista nutrizionale, 100 gr di gelato alla vaniglia, ad esempio, contengono:

Calorie 207

Grassi 11 g

Acidi grassi saturi 7 g

Acidi grassi polinsaturi 0,5 g

Acidi grassi monoinsaturi 3 g

Colesterolo 44 mg

Sodio 80 mg

Potassio 199 mg

Carboidrati 24 g

Fibra alimentare 0,7 g

Zucchero 21 g

Proteina 3,5 g

Vitamina A 421 IU

Vitamina C 0,6 mg

Calcio 128 mg

Ferro 0,1 mg

Vitamina D 8 IU

Vitamina B6 0 mg

Vitamina B12 0,4 µg

Magnesio 14 mg

Il gelato, forse in molti lo sottovalutano, è un alimento completo che può tranquillamente sostituire un pasto. In genere, però, noi italiani siamo soliti consumarlo proprio come un dolce, alla fine di un pranzo o di una cena. Se non siamo preoccupati dei chili di troppo, questo non è un problema, ma se vogliamo mangiare il gelato senza il rischio di ingrassare, dobbiamo prendere alcuni accorgimenti.

  • La prima cosa da tenere a mente è che l’ideale sarebbe gustare il gelato come se fosse uno spuntino, una merenda o come sostituto di un pasto, utile per l’apporto necessario di vitamine e di sali minerali disintossicanti.
  • In linea generale, il gelato artigianale è da preferire a quello industriale, perché realizzato con prodotti migliori, o almeno così dovrebbe essere. Detto questo, bisogna però sempre tenere d’occhio la percentuale di zuccheri, di grassi e di proteine.
  • Il gelato industriale, a differenza di quello artigianale, è più ricco di aria, che viene immessa nella miscela con lo scopo di raddoppiare il volume del prodotto finale. Questo, però comporta che l’assunzione di questo tipo di gelato provoca meteorismo e gonfiore che, unito agli zuccheri semplici, favorisce l’accumulo di grasso addominale.
  • Evitiamo di mangiare il gelato direttamente dalla vaschetta. Capiamo bene che il gelato da asporto ha la sua comodità, ma, per evitare di strafare, meglio mettere 80-100 g di gelato in una coppetta e limitarsi a questa porzione. In alternativa, per un pasto più sostanzioso, è utile abbinare al gelato una grande macedonia di frutta fresca ed un vasetto di yogurt naturale parzialmente scremato senza zucchero. Lo yogurt, grazie alle proteine e ai probiotici di cui è ricco, aiuta a tenere sotto controllo la glicemia.
  • Non crediate, poi, che il sorbetto sia tanto più leggero del gelato. Nonostante contenga solo 100 kcal l’etto, ciò che lo rende poco indicato per chi è attento alla linea sono i tanti zuccheri che contiene. Inoltre, non sazia e fa impennare la glicemia e l’insulina, favorendo il rapido accumulo di grasso.

gelatoIl gelato non deve essere bandito dall’alimentazione solo perché abbiamo qualche chilo di troppo, anzi, in alcuni casi può essere di grande aiuto per ridurre il peso in eccesso, come nel caso del gelato drenante a base di fragole, papaia, kiwi e banana. Questo tipo di gelato lo si può realizzare senza troppe difficoltà in casa. Per una porzione, basterà lavare e tagliare a tocchetti un cestino di fragole, una papaia, 2 kiwi e una banana e metterli nel freezer. Una volta congelati, passarli nella gelatiera senza aggiungere né latte né zucchero. Qualche minuto ed il gelato light è pronto. Volendolo arricchire con proteine, aggiungete nella gelatiera anche un vasetto di yogurt naturale parzialmente scremato e 5-6 nocciole. In pochissimo tempo e con il minimo sforzo avrete ottenuto un dolce leggere, nutriente e soprattutto molto gustoso.

Olio di cocco, benefici per la salute e la bellezza

Postato il 21/04/2016

In natura esistono diverse piante da cui è possibile ricavare degli oli ottimi per la nostra salute. Non parlo degli oli essenziali, tutti ricchi di nutrimenti, ma di oli spesso nati per essere utilizzati in cucina, come l’olio d’oliva, ma poi ampiamente utilizzati anche per la cura del corpo e per la bellezza. Tra questi oli dalle proprietà miracolose, sta prendendo sempre più piede l’olio di cocco, un olio vegetale ottenuto dalla spremitura della polpa essiccata, detta anche copra, della noce di cocco. Questo olio contiene circa il 90% di acidi grassi saturi, simili ai grassi saturi contenuti nei prodotti animali, ma con basse percentuali di acido stearico ed alte di laurico e miristico. È privo, in quanto vegetale, di colesterolo e tra gli oli vegetali, come quello di oliva o quello di palma, è quello che ha minore quantità di acidi grassi insaturi.

Olio di cocco fa bene alla salute e non solo

Olio di coccoL’olio di cocco è da tempi antichissimi utilizzato in cucina, soprattutto nei paesi a clima caldo-temperato come l’Indonesia, l’India, la Tailandia, il Messico e il Brasile, perché resiste alle alte temperature prestandosi così alla perfezione per determinate cotture come la frittura. Inoltre, irrancidisce con estrema difficoltà e può, quindi, essere conservato a lungo. Le donne indiane lo utilizzano tradizionalmente per curare e rendere lisci i capelli sfibrati o ispidi a causa del clima arido e molto soleggiato. Sul mercato circolano diversi tipi di olio di cocco. I principali sono due:

  • olio di cocco puro (o vergine), che non ha subito alcun tipo di intervento artificiale di raffinazione e che quindi mantiene il profumo dolce e il sapore aromatico del cocco. Anche le sue proprietà ed i suoi antiossidanti restano inalterati rendendo il prodotto ottimo per la cura del corpo e della salute. L’olio di cocco puro si ricava dalla copra ed è più adatto a uso cosmetico, per massaggi e per usi medicinali.

olio di cocco raffinato, si ottiene dalla polpa della noce di cocco essiccata e trattata con determinati procedimenti industriali che fanno perdere colore ed odore, oltre che alcuni componenti come le proteine, ma non gli acidi grassi. Privandolo del gusto e del profumo originale del cocco e di alcune sostanze si rende il prodotto più duraturo, aumentando il periodo di conservazione.

L’olio di cocco, a differenza degli altri e contrariamente alla sua definizione di olio, si presenta in forma solida, molto simile nella consistenza al burro, si fonde quando raggiunge la temperatura di 24°/25° C, quindi basta metterne una piccola quantità in mano che il calore stesso del corpo lo fa sciogliere. Non deve per questo essere conservato in frigo. Ma cosa contiene l’olio di cocco? Vediamo nel dettaglio le proprietà presenti in 100 gr di olio di cocco:

Calorie 862

Grassi 100 g

Acidi grassi saturi 87 gr

Acidi grassi polinsaturi 1,8 gr

Acidi grassi monoinsaturi 6 gr

Colesterolo 0 mg

Sodio 0 mg

Carboidrati 0 gr

Fibra alimentare 0 gr

Zucchero 0 gr

Proteina 0 gr

Vitamina A 0 IU

Vitamina C 0 mg

Calcio 0 mg

Ferro 0 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0 mg

Vitamina B12 0 µg

Magnesio 0 mg

Olio di coccoL’olio di cocco ha enormi qualità benefiche per il nostro organismo. Ha proprietà antivirali, antibatteriche, antifungine e antimicrobiche. In particolare, contiene l’acido laurico che contribuisce a combattere malattie come herpes, influenza, citomegalovirus, gonorrea ed è particolarmente efficace contro la candida. Non a caso l’olio di cocco è la sostanza che in assoluto contiene più acido laurico di ogni altra al mondo. Se avete accumulato qualche chilo di troppo, pare che, secondo uno studio scientifico condotto nel 2009, il consumo di due cucchiai al giorno di questo olio consente di controllare il peso e soprattutto di favorire l’eliminazione del grasso addominale, quello più difficile da eliminare soprattutto per gli uomini. Questa sostanza rafforza l’organismo in generale, rendendo più resistenti le difese immunitarie. Se poi si passa all’applicazione esterna, si è dimostrato efficace contro alcuni problemi come acne, eczemi, rosacea, cheratosi e anche psoriasi e protegge l’organismo da attacchi batterici e funghi e crea una barriera all’assorbimento di sostanze chimiche tossiche. E’ ricco di vitamina E e applicato sulla pelle del corpo dopo bagno o doccia la rende estremamente morbida, inoltre è ottimo anche per idratare e proteggere le mani.

Abbiamo visto come l’olio di cocco si dimostra ampiamente efficace nell’ambito della cosmesi. In questo campo l’olio di cocco viene utilizzato per la bellezza dei capelli e della pelle di viso e corpo. Sui capelli si applica direttamente dopo averli inumiditi per renderli splendenti, setosi e inoltre ne facilita la crescita, fornisce nutrimento ai capelli danneggiati, li protegge dagli agenti esterni ed è efficace contro la forfora. In commercio ci sono diversi balsami e creme per capelli proprio a base di olio di cocco. L’ideale, però, è utilizzare quello puro, privo cioè di sostanze chimiche aggiunte. Meglio evitare l’olio di cocco, così come qualsiasi tipo di olio, se si hanno i capelli grassi. Per la pelle del viso e del corpo ha effetti idratanti, antirughe, antinvecchiamento, poiché ricco di antiossidanti, inoltre è ritenuto ottimo per il trattamento di eczemi, dermatiti e anche della psoriasi. Poiché facilita l’assorbimento di calcio e magnesio da parte dell’organismo, l’olio di cocco fa bene alle ossa e anche ai denti, addirittura impedisce la carie dentaria. Vediamo ora nel dettaglio quando è come possiamo utilizzare l’olio di cocco nella cura della persona:

  • Per struccare e lavare il viso: prendete una piccola quantità di olio, scioglietela con il calore delle mani e spalmatela sul viso, insistendo sulla zona degli occhi, quella che è generalmente la più truccata. Massaggiate con cura anche il resto del viso. Con una spugnetta o un panno umido rimuovete l’olio e con esso la sporcizia accumulata durante la giornata e lavate il viso con il detergente che utilizzate di solito.
  • Per esfoliare: l’olio idrata la pelle, soprattutto se bagnata, per questo si presta alla perfezione per realizzare uno scrub da utilizzare sotto la doccia. Basta semplicemente mescolare insieme qualche cucchiaio di olio di cocco con dello zucchero di canna oppure con del sale, se avete la pelle delicata. Cospargetelo sulla pelle asciutta e massaggiate e poi lavate il corpo sotto il getto d’acqua. La pelle risulterà morbida e liscia. Per l’esfoliazione del viso preferite al sale ed allo zucchero, il bicarbonato di sodio o la farina d’avena, altrimenti rischiereste di essere eccessivamente aggressive su questa parte tanto delicata.
  • Per radere: prima di farsi la barba o depilarsi le gambe con il rasoio applicate un po’ di olio di cocco, proteggerà la cute. Inoltre, l’acido laurico contenuto nell’olio di cocco servirà anche come antisettico per eventuali tagli da rasatura.
  • Per idratare il viso ed il corpo: per idratare la pelle l’olio di cocco può essere utilizzato sia da solo che abbinato ad oli essenziali. Basterà applicarlo sulla pelle bagnata e lasciarlo asciugare.
  • Per combattere i segni del tempo: l’olio di cocco è ricco di antiossidanti che aiutano le cellule a rigenerarsi e a ritardare la comparsa degli inestetismi dell’età. Applicando localmente l’olio di cocco si possono ridurre segni e rughe sottili, contribuendo a mantenere i tessuti connettivi forti ed elastici.
  • Per curare le mani: spesso attorno alle unghie si formano zone dure e secche che sono la causa delle fastidiose cuticole. Applicando e massaggiando l’olio in questa zona delle mani la idratiamo e ne evitiamo la ricomparsa.
  • Per deodorare la pelle: una piccola quantità di olio di cocco applicata sulle ascelle aiuta a tenere a bada gli odori, grazie alle sue proprietà antibatteriche. Per un risultato ancora migliore potete aggiungere all’olio una piccola quantità di bicarbonato di sodio, o creare un vero deodorante usando olio di cocco, bicarbonato e polvere di radice.

Con l’olio di cocco possiamo realizzare in casa dei prodotti per la cura del corpo completamente naturali:

  • Olio da bagno: Aggiunto all’acqua nella vasca da bagno aiuta a idratare la pelle secca. L’acqua deve essere sufficientemente calda da consentire all’olio di sciogliersi e di svolgere la sua funzione sul nostro corpo.
  • Burrocacao: l’olio di cocco si presta perfettamente a fungere da burro cacao. Conservatene una piccola quantità in un piccolo contenitore da tenere in borsa ed applicatelo sulle labbra all’occorrenza.
  • Dentifricio: unire l’olio di cocco con il bicarbonato può essere utile anche per la pulizia e lo sbiancamento dei denti. Infatti, il bicarbonato di sodio pulisce delicatamente, mentre l’azione antibatterica dell’olio di cocco può mantenere sotto controllo i batteri nocivi.

Olio di coccoAbbiamo visto quanto è versatile l’olio di cocco per la cura della persona, ma non dobbiamo dimenticare che nasce come prodotto della cucina. Secondo recenti ricerche, pare che tra le popolazioni delle aree tropicali che usano abitualmente questo olio a scopi alimentari non sono diffusi casi di obesità e sovrappeso, almeno non tanto come nei Paesi occidentali. Questo perché l’olio di cocco contiene acidi grassi e, quindi, aiuta l’organismo a combattere e prevenire i problemi di peso. Inoltre è facilmente digeribile, aiuta il funzionamento della tiroide e del sistema endocrino, velocizza il metabolismo.

Come alimento gli usi dell’olio di cocco sono svariati, meglio, però, evitare di cucinarlo. Preferite sempre utilizzarlo in aggiunta ad altri cibi, come ad esempio a una tazzina di caffé o alla tazza di té, al frullato, al latte o allo yogurt.

Rimedi naturali per la cura del pelo del tuo cane

Postato il 21/04/2016

Chiunque possiede un animale domestico, specie se si tratta di un cane, deve fare i conti con il suo pelo. Spesso, infatti, è proprio il pelo ad indicarci il suo stato di salute. Se folto e lucido vuol dire che il cane sta bene, mentre se si presenta spento, forforoso, troppo grasso o troppo secco, vuol dire che qualcosa non va ed è necessario correre subito ai ripari. In genere le regioni di un pelo rovinato sono da individuare nell’alimentazione.

Prendiamoci cura del pelo del nostro cane

cura del peloEsistono tanti rimedi per ridonare lucentezza al pelo del nostro cane, ma, come sempre, i migliori sono quelli naturali. Il primo fra tutti è un’alimentazione equilibrata, adatta alle sue esigenze e al tipo di squilibrio che inficia l’aspetto del suo manto. Prima di tutto va tenuto presente che esistono differenti tipologie di pelo e che non tutti i tipi di pelo hanno le stesse necessità:

  • Il pelo lungo deve essere spazzolato frequentemente per eliminare eventuali corpi estraneicome foglie o, peggio, forasacchi e per controllare l’assenza di parassiti come pulci e zecche.
  • Il pelo corto anche necessita di essere spazzolato, ma mentre nel primo caso utilizzavamo una spazzola, in questo ci serviremo degli appositi guanti con “dita” gommate per rimuovere il pelo morto e favorire la crescita di quello nuovo.

Prendere l’abitudine di spazzolare con frequenza il pelo del cane è importante e va fatta sin da quando l’animale è cucciolo, per abituarlo. Per migliorare le condizioni del pelo dell’animale può essere un ottimo rimedio naturale, quello di aggiungere al pasto qualche spicchio di aglio. Questo renderà il manto più lucente. Stessa cosa con un po’ di lievito di birra sbriciolato nel pasto. Questa operazione va ripetuta 3-4 volte al mese, non di più, ma noterete sin da subito i miglioramenti. Di certo di rimedi ce ne sono un’infinità, ma quali sono le cause che postano il pelo del cane ad essere spento, malato e rado?tra le principali cause è di sicuro la mancanza di cura nella spazzolatura costante o quasi quotidiana. Infatti, eliminare il pelo morto, che si accumula con frequenza soprattutto nelle razze a pelo lungo, consente al nuovo di crescere con maggiore vigore. Inoltre, il manto va anche lavato con relativa frequenza e con i prodotti adatti. Quando lo shampoo è troppo aggressivo, il pelo ne risente e non poco. Se, poi, utilizziamo un prodotto detergente con un PH troppo aggressivo, questo può favorire la formazione di dermatiti e allergie.

Altrettanto dannosa per il pelo del cane può essere l’eccessiva esposizione alla luce del sole oppure al calore, a questo va aggiunta una naturale predisposizione data dalla razza di appartenenza, dallo stress e dagli ormoni ed anche dall’età. La prima cosa da fare è controllare l’alimentazione del nostro Fido facendo attenzione che ci siano alimenti ricchi di grassi Omega-6. Innanzitutto, controllando l’alimentazione dell’animale: cerchiamo di fare in modo che gli alimenti che gli diamo da mangiare contengano acidi grassi omega 6, elementi importanti per la salute del nostro cane, che si trovano in natura negli oli naturali di semi di piante e di borragine. Altrettanto importanti sono anche gli omega 3. Infatti, gli omega 6 riescono ad apportare beneficio all’organismo del nostro amico peloso, solo se in equilibrio con gli omega 3. La regola principe di qualunque intervento sull’alimentazione è usare moderazione. Non avrebbe senso fare abbuffare il cane di cibi ricchi di omega 6 se poi lo priviamo di altre sostanze nutritive necessarie per la sua buona salute. Dobbiamo aver cura che l’alimentazione del nostro amico a quattro zampe sia equilibrata e ricca. Oltre che con l’alimentazione, però, possiamo migliorare l’aspetto e la salute del pelo dei nostri animali applicando rimedi naturali che ci permettono di intervenire dall’esterno.

cura del peloGeneralmente il problema principale dei nostri fedeli amici è un pelo spento ed una cute secca e che da prurito. Questo particolare problema indica che l’organismo è privo di particolari acidi grassi, fondamentali per la sua salute.  Esistono, però, dei semplici rimedi naturali. Ecco quali sono.

  • Frizionare il pelo con una soluzione composta da una tazza d’acqua ed un cucchiaio di aceto di mele. Questa soluzione è ottima sia per cani che per i gatti. Basterà bagnare un panno con questo liquido e passarlo sul manto nel verso del pelo. L’aceto di mele, non aggressivo sulla pelle del cane, ripulirà perfettamente il pelo, lasciando anche un odore gradevole sia per noi che per il nostro amico a quattro zampe.
  • Anche il rosmarinopuò venire in nostro aiuto: mettete in infusione in mezzo litro di acqua bollente, un cucchiaio di rosmarino o un bel ramoscello, se ne avete di fresco, per 10 minuti. Fate raffreddare, filtrate e frizionate. Questo renderà il pelo del vostro cane più lucido.
  • Infine, per alleviare il prurito o eventuali lesioni cutanee, potete utilizzare dell’estratto di calendula, che ha qualità antibatteriche e lenitive. Questa sostanza andrà applicata sul pelo del cane e massaggiata.

Altra cosa da tenere a mente è la pulizia. È sempre bene evitare prodotti chimici. L’ideale sarebbe sottoporre il cane al bagno 3-4 volte l’anno, salvo casi particolari, utilizzando gli appositi prodotti per cani. I prodotti che utilizziamo noi esseri umani, non sono adatti per gli animali. Infatti, i cani hanno il PH della pelle diverso dal nostro ed i nostri saponi causano irritazioni ed eritemi. Ricordate sempre che se notiamo alterazioni del pelo, non cerchiamo subito di correggere il pelo, ma cerchiamo di capire quale modifica alimentare possa avere causato queste modifiche: a volte è semplicemente la stagione calda che fa sì che il normale pasto sia per il nostro amico troppo abbondante. Ricordiamoci inoltre anche di controllare il pelo del nostro cane con il pettine fine, appositamente pensato per intercettare eventuali parassi che, ad una spazzolatura dalle setole poco fitte, potrebbero anche sfuggirci. Esiste un pettine speciale per i cani, è formato da tre file parallele di denti poste in modo asimmetrico, le file esterne con i denti più lunghi rispetto a quelli delle file interne, in modo da intercettare tutta la superficie del pelo del cane. In commercio ve ne sono di differenti dimensioni in base alla stazza del cane.

Un’altra considerazione da fare è che occorre tenere presente la corretta tessitura del pelo del nostro cane. Non tutti i cani, indipendentemente che siano a pelo lungo o a pelo corto, hanno il manto “morbido”. Applicarsi affinché il nostro cane abbia il pelo morbido e cercare rimedi per renderlo tale, quando di natura ha il pelo duro, o addirittura vitro, è sicuramente una cosa da non fare. Infatti, differenti tipologie di pelo hanno differenti funzioni. Ad esempio, un cane con il pelo duro ha probabilmente una pelle molto delicata che il manto di quel tipo protegge e difende dai fattori esterni. Probabilmente potremmo definire questo come primo vero rimedio per la salute del pelo del cane: conoscere la consistenza giusta del suo pelo ed osservarne le variazioni in modo da intervenire quando e come è più giusto. A questo punto ci serve intervenire per mantenere sempre il pelo morbido, quando è così di natura, o comunque lucido ed in salute.  Esiste un prodotto completamente naturale realizzabile in casa, che non contiene sostanze chimiche o nocive. Ci occorrono: una confezione di bicarbonato, aceto bianco, e un po’ di sapone profumato alla lavanda, la quantità dipende dalla lunghezza del pelo. Mescolate tutti gli ingredienti insieme all’interno di una capiente bacinella. Applicate il composto ottenuto con il bicarbonato e acqua strofinando delicatamente su tutto pelo.

cura del peloIl bicarbonato toglie gli odori dalla pelle e dal pelo, senza l’uso di prodotti chimici. In questo modo potrete lavare il pelo del cane e lo renderete non solo fresco e pulito, ma anche lucido e morbido. Per un cane di media taglia preparate la soluzione con un litro di acqua e cento grammi di bicarbonato di sodio.  Questa miscela deve essere applicato prima di fare lo shampoo e va massaggiato con cautela per poi essere risciacquato bene con acqua tiepida. Per realizzare in casa lo shampoo, unite insieme acqua calda con cento ml di aceto bianco, un po’ di detergente profumato alla lavanda e mescolate insieme. Riversate il tutto all’interno di una bottiglia a spray da un litro. Spruzzate la miscela su tutto il corpo del cane e massaggiando con le dita create una bella schiuma. Il massaggio va fatto in profondità in modo che raggiunga anche la cute e la pulisca. Poiché è pur sempre un sapone fate attenzione che non finisca negli occhi del vostro animale, potrebbe irritarli. Alla fine sciacquate abbondantemente finché non ci siano più residui di sapone. Prima di passare all’asciugatura, spazzolate il pelo dell’animale con gli strumenti adatti, iniziando dalla schiena e finendo alla testa, senza tralasciare coda e zampe. Frizionate il pelo con un asciugamano e passate all’asciugatura con il phon, sempre spazzolando il pelo. L’operazione può richiedere un po’ di tempo, ma ne varrà la pena. Il pelo del nostro amico a quattro zampe risulterà lucido, morbido e curato.

Frutta esotica: la papaya

Postato il 18/04/2016

L’estate si avvicina ed il bel tempo ci porta a mangiare sempre più frutta. Questo alimento, che sappiamo si consiglia di consumare tutto l’anno, con la bella stagione sostituisce le zuppe, gli arrosti tipici della stagione fredda. Ma quale frutta mangiare? In molti preferisco la frutta esotica come ananas, mango e papaya. Probabilmente non sono comuni come lo sono le mele, ma negli ultimi anni stanno diventando sempre più presenti sulla nostra tavola. Conosciamo meglio la papaya, da dove viene e quali sono i suoi effetti benefici sulla nostra salute.

La papaya, il frutto gustoso che viene da lontano

papayaLa papaia o papaya, il cui nome scientifico è Carica papaya, è una pianta appartenente alla famiglia delle Caricacee. È un albero dal fusto sottile e poco ramificato. Ma che può raggiungere anche i 10 m di altezza.  Le foglie, disposte a rosetta all’apice del tronco, sono larghe, e delle dimensioni di circa 50–70 cm di diametro. I fiori sono prodotti all’ascella delle foglie. Ma è il frutto la parte più interessante di questa pianta. La papaya ha una consistenza delicata e una forma oblunga. Generalmente è di colore verde, giallo, arancio o rosa. Le dimensioni di questo frutto possono variare, ve ne sono esemplari anche di 9 kg. Naturalmente quelli in commercio non superano i 500-600 gr di peso.  Le varietà di piante nane di papaya sono molto produttive e i loro frutti sono quelli che, generalmente, sono destinati all’esportazione, perché più facilmente trasportabili e più duraturi dopo la raccolta. I frutti diventano sempre più piccoli man mano che l’età della pianta avanza.  Per quanto riguarda il terreno, la papaya cresce su qualunque suolo abbandonato o addirittura in grandi vasi. È una delle piante più produttive in relazione alla sua dimensione perché fiorisce continuamente e ha sempre allo stesso tempo fiori e frutti.

La papaya è una pianta originaria del Centro America, ma, ormai da molti secoli, è diffusa in tutto il continente. Oggi, però, la si coltiva principalmente in Asia e Africa. Il suo nome originario in Messico era Chichihualtzapotl, che in lingua nahuatl significa “frutto dolce (da) balia”. Infatti, era un frutto associato alla fertilità, soprattutto quella femminile. Si adatta perfettamente in ambienti tropicali con temperature che non devono mai scendere sotto 0 °C. la maggiore produzione, però, avviene nelle Filippine, dove il frutto della papaya viene coltivato a livello industriale ed è una delle principali fonti economiche del paese. Di particolare pregio sono le coltivazioni sull’isola di Guimaras. In queste zone, dove gli alberi di papaya si coltivano anche nei pressi delle abitazioni, il frutto viene regolarmente consumato fresco e utilizzato come ingrediente per la preparazione di numerosi piatti locali come l’atchara e i lumpia. Il frutto della papaya è inoltre utilizzato come frutta secca. In Thailandia il frutto viene consumato acerbo, tagliato a julienne, serve da base al Som Tam o “papaya salad”, piatto tipico della zona.

Da punto di vista medicinale, dalla papaya viene estratto un principio attivo con funzione proteolitica, la papaina, di cui se ne producono più di 1000 tonnellate annuali nel mondo. Questo viene usato nella fabbricazione di birra, cosmetici e nell’industria alimentare. La papaina è impiegata anche per ammorbidire le carni: nei barbecue si usa il succo della corteccia della papaia verde per rendere la carne molto tenera e succosa. Ma cosa contiene il frutto della papaya? Vediamolo insieme.

Calorie 43

Grassi 0,3 g

Acidi grassi saturi 0,1 g

Acidi grassi polinsaturi 0,1 g

Acidi grassi monoinsaturi 0,1 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 8 mg

Potassio 182 mg

Magnesio 21 mg

Carboidrati 11 g

Fibra alimentare 1,7 g

Zucchero 8 g

Proteina 0,5 g

Vitamina A 950 IU

Vitamina C 60,9 mg

Calcio 20 mg

Ferro 0,3 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0 mg

Vitamina B12 0 µg

papayaLa papaya ha una polpa molto morbida e burrosa composta soprattutto di acqua. Oltre al frutto, anche i semi sono edibili. Questo frutto, viste tutte le sostanze nutrienti che contiene, fa molto bene alla salute. Ecco quali sono i benefici che apporta al nostro organismo mangiare la papaya.

Combatte l’invecchiamento

La papaya, specie quando giunge a maturazione, contiene un’elevata quantità di antiossidanti, sostanze capaci di rallentare l’invecchiamento cellulare e ritardare la comparsa degli inestetismi dovuti all’età che avanza.  Bisognerebbe assumere con regolarità prodotti che contengono antiossidanti, anche per combattere tumori e disturbi cardiovascolari. La papaya è uno di questi alimenti altamente consigliati.

Si prende cura del cuore

Il frutto della papaya è un ottimo alleato del cuore. Le sostanze antiossidanti in esso contenute, aiutano a prevenire l’ossidazione del colesterolo. Quando questo avviene, Il colesterolo si inspessisce formando delle placche aterosclerotiche che sono troppo spesso la causa di infarti e ictus. Inoltre, la papaya è un’ottima fonte di fibre. Seguire una dieta che apporti all’organismo molte fibre aiuta a ridurre i livelli di colesterolo cattivo nel sangue.

Mantiene in salute l’apparato gastrointestinale

All’interno di questo frutto è contenuta la papaina, un enzima che agisce allo stesso modo dei succhi gastrici aiutando, quindi, la digestione. Ecco perché la papaya è un frutto molto indicato da consumare dopo un pasto particolarmente abbondante. Inoltre, le fibre contenute nella papaya aiutano la regolarità dell’intestino. Pare, poi, che queste fibre si leghino alle tossine cancerogene del colon tenendole lontane dai tessuti sani. Ecco quindi che la papaya si dimostra un eccellente aiuto nella prevenzione del tumore al colon.

Aiuta a drenare i liquidi

Tra le numerose virtù della papaya, vi è quella di aiutare l’organismo a drenare i liquidi in eccesso. Questo tipo di azione è estremamente importante per chi deve liberarsi da accumuli di tossine e liquidi o per coloro che soffrono della tanto antiestetica pelle a buccia d’arancia. Contiene anche tante vitamine, soprattutto vitamine A e C ed anche molte fibre e preziosi minerali. Tra questi ultimi spicca il contenuto di potassio, dalle funzioni drenanti e anti-astenia. Infine, grazie alla presenza di numerosi antiossidanti e della papaina, la papaya svolge un’importante azione antinfiammatoria.

Svolge una funzione vermifuga

La papaina, l’enzima presente nella papaya, è utile anche per eliminare i vermi intestinali. Era utilizzata per questo scopo soprattutto dalla medicina popolare cinese. Il rimedio prevede di far marinare la polpa del frutto nell’aceto di mele. Questo miscuglio va poi bevuto per rimuovere i vermi intestinali. Lo stesso obiettivo lo si può ottenere mangiando un cucchiaino di semi schiacciati.

Fa bene alla pelle

La proprietà battericida del frutto è efficace per guarire brufoli ed altri problemi della pelle. A questo va aggiunta la grande quantità di antiossidanti che aiutano la pelle a mantenersi tonica ed elastica e sempre giovane. Per prendersi cura della pelle del viso basta applicarvi uno strato di succo di papaya e lasciarlo in posa per non meno di 15 minuti. Trascorso il tempo indicato, basterà risciacquare la pelle per notarla subito liscia e luminosa.  Questa caratteristica del succo di papaya è utilizzata anche dall’industria cosmetica. Non a caso, è facile imbattersi in prodotti che presentino tra gli ingredienti proprio questo straordinario frutto.

È un ottimo alleato contro la tonsillite

La papaya è un ottimo antinfiammatorio, per questo è utile in caso di tonsillite. Per alleviare dolore e fastidio basta effettuare alcuni gargarismi con il succo del frutto.

papayaMigliora la salute degli occhi

Questo frutto contiene una serie di costituenti molto utili alla salute degli occhi. Flavonoidi, vitamina A, beta-carotene, criptoxantina, luteina e zeaxantina hanno proprietà antiossidanti che proteggono gli occhi da parecchi disturbi e patologie. La vitamina A, poi, svolge una particolare funzione, protegge gli occhi dalla degenerazione maculare, una patologia che colpisce soprattutto soggetti in età avanzata.

Curiosità

Per molti secoli, in molte culture, specie quelle dei paesi asiatici, gli uomini erano soliti assumere i semi di papaya come contraccettivo naturale. Ma, secondo alcuni studi scientifici condotti sugli animali, l’uso prolungato di semi di papaya potrebbe però portare a infertilità maschile. Anche se, analizzando i risultati delle ricerche condotte sui conigli pare che si tratti, però, di un’infertilità reversibile. Gli animali, infatti, dopo aver smesso di assumere i semi di papaya, tornavano fertili dopo 45 giorni. Molta attenzione, invece, devono fare le donne in gravidanza.  Il frutto completamente maturo non è considerato rischioso, ma la papaya acerba contiene molta papeina, una sostanza che può indurre le contrazioni uterine. Inoltre, la papaya contiene lattice che può quindi provocare reazioni, anche gravi, nelle persone allergiche a questa sostanza. Infine ricordiamo che Cristoforo Colombo definì la papaya il frutto degli angeli per la sua estrema dolcezza.

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