Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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Il cibo nei proverbi

Postato il 04/07/2015

Di cibo si parla sempre, nel bene e nel male, un po’ ovunque. In tv sono nati decine di programmi che parlano di alimentazione ed altrettanti che ci insegnano come cucinare deliziose pietanze. Sul web, poi, si posso trovare innumerevoli siti che affrontano l’argomento nelle sue tante sfaccettature. Ma nel passato? Prima dell’avvento di internet come e quando si parlava di cibo? Il passaparola ci consentiva di conservare nella memoria e su quaderni appositi le ricette delle nonne e delle zie ma, da sempre il cibo fa parte della vita di ogni individuo e ciò che ce lo conferma è il fatto che spesso gli alimenti sono citati nei proverbi.

La saggezza popolare ed il cibo nei proverbi.

I proverbi non sono altro che massime che contengono al loro interno norme, dettami, consigli, giudizi espressi con metafore risultato dell’esperienza comune. Sono delle “verità” prodotto della saggezza popolare. Spesso ci si ritrova nei proverbi, in quello che dico e in quello che ci insegnano. Per molti sono dritte sulla vita ed insegnamenti da tenere sempre a mente. Ed il cibo nei proverbi è un tema molto frequente. Divertiamoci insieme a scoprire quali sono i proverbi più noti che citano alimenti e cibi.

Quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba

cibo nei proverbiQuesto è uno dei detti più popolari che nominano un cibo, l’uva per l’appunto. Questo proverbio viene generalmente utilizzato per apostrofare qualcuno che, non essendo riuscito a raggiungere un obiettivo dice che in realtà il suo scopo non era di ottenerlo. Il suo fine è sminuire l’importanza dell’oggetto del desiderio per nascondere la propria incapacità di ottenerlo. Di sicuro lo avrete sentito citare da qualcuno magari riferito ad una conquista amorosa. Non essendo riusciti ad ottenere le attenzioni di una determinata persona la si critica facendola apparire come qualcosa di poco attraente o non di proprio gusto. Questo proverbio si ispira ad una delle più celebri favole attribuite a Esopo La volpe e l’uva in cui si narra: Spinta dalla fame una volpe tenta di raggiungere un grappolo d’uva posto sin alto sulla vite, saltando con tutte le sue forze. Non potendo raggiungerla, esclama: “Non è ancora matura ; non voglio coglierla acerba!”.

Una mela la giorno toglie il medico di torno

Anche questo proverbio, come il precedente è spesso utilizzato e lo si fa per indicare l’importanza della frutta nella dieta giornaliera. La mela, infatti, possiede proprietà benefiche per il nostro organismo conosciute sin da tempi antichissimi. Studi scientifici hanno dimostrato che una mela contiene 0,6 g di proteine e 0,8 g di grassi, 25 grammi di carboidrati come il fruttosio, 5 grammi di fibra, 300 mg di potassio, vitamina C, vitamina A, B1, B2, B6 ed E e circa 100 calorie. Tutte queste sostanze sono importantissime per la nostra salute ecco perché si consiglia di mangiare una mela al giorno in modo da mantenersi sempre in buona salute ed evitare di ricorrere all’aiuto di un medico. Ricordiamo, inoltre, che la mela è da sempre simbolo di amore basti pensare ad Adamo ed Eva o a Venere e Paride che dona alla dea proprio uno di questi frutti per incoronarla la più bella tra le tutte le dee.

 Gallina vecchia fa buon brodo

Probabilmente questo proverbio è utilizzato più spesso da chi è un po’ più avanti con l’età, non perché i giovani non lo conoscano ma perché si riferisce al fatto che anche una donna “vecchia” ha delle qualità in più rispetto ad una più giovane. Infatti, la gallina più anziana è in grado di fornire in cucina un brodo molto più prelibato e saporito di quello che si otterrebbe cucinandone una giovane. In questo caso si esalta l’esperienza di una persona adulta, superiore a chi è ancora giovane. Generalmente viene utilizzato relativamente alla bellezza esteriore ma non farebbe una grinza nemmeno se lo si citasse per vantare le capacità intellettuali o di vita di una persona grande.

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino

In questo caso il significato del proverbio è di più difficile interpretazione. Significa che ci fa il furbo ha vita breve, che chi cerca scappatoie prima o poi viene beccato. Infatti la gatta del proverbio a furia di andare a mangiare il lardo ha fatto insospettire il padrone che mettendo una trappola l’ha beccata sul fatto. Questo perché in passato il lardo era conservato nelle dispense di casa ed era un boccone allettante per i gatti. Quindi, chi cerca di ingannare gli altri presto o tardi farà la fine della gatta.

Cercare il pelo nell’uovo

cibo nei proverbiQuesto è particolarmente indicato per i pignoli. Infatti sta ad indicare le pedanteria di qualcuno ossessionato del dover cercare piccoli difetti o mancanze nel comportamento altrui. Tale attenzione però è assolutamente immotivata perché l’uovo non ha peli! Quindi cade a pennello per quanti si ostinano a voler vedere il marcio dove non c’è o, appunto, il pelo nell’uovo.

Dio da il pane a chi non ha i denti

Questa è spesso una costatazione di fatto infatti chi è fortunato spesso trova comunque qualcosa di cui lamentarsi. Dare il pane a chi non ha i denti indica il fatto che non avendo dentatura il pane non può essere masticato e quindi gustato. Per questo il proverbio in questione si riferisce a chi è incapace di apprezzare quello che ha o le fortune che possono capitargli. Un’altra interpretazione può essere che chi non ha il pane, ciò la fortuna di avere ciò che desidera, non ha l’occasione di poterne godere. In conclusione chi è dotato di buona sorte non ha le capacità per apprezzarle che invece avrebbe quanti la desiderano ma non ce l’hanno.

Nella botte piccola c’è il vino buono

Anche in questo caso a fare uso di questo motto sono coloro che ne sono l’oggetto. Infatti, i piccoli di statura tendono a citare questo detto per avvisare che nonostante l’altezza si possiedono delle qualità che probabilmente chi è alto non ha. Poi bisogna considerare che, in passato, nelle botti piccole veniva conservato il vino più pregiato, quello migliore, quello per le occasioni speciali per questa ragione è enunciato nel proverbio, per indicare la superiorità d’animo di chi non ha avuto la fortuna di nascere alto.

Probabilmente molti di questi proverbi si conoscono ma non tutti conoscono il loro reale significato. A questo scopo abbiamo pensato di illustrarvelo e di selezionare i proverbi sul cibo al fine di celebrare quegli alimenti che arricchiscono la nostra tavola e la nostra vita.

Chapati: il pane indiano

Postato il 01/07/2015

Noi italiani di pane ce ne intendiamo, ne abbiamo differenti varietà in base alle regioni ed è una pietanza che non manca mai sulle nostre tavole. Anche in altri paesi del mondo, però, utilizzano il pane per accompagnare piatti deliziosi e prelibati. Delle tante tipologie di pane provenienti da varie parti del pianeta, oggi volgiamo parlarvi del Chapati, il pane tipico della cucina indiana. Nasce in India ma il Chapati è diffusissimo anche nell’Asia meridionale, in Medio Oriente e in diversi paesi dell’Africa orientale, come il Kenya e la Tanzania. La sua forma è molto simile a quella di una piadina, piatto e rotondo.

Il Chapati, una delizia proveniente dall’oriente.

ChapatiViene realizzato utilizzando della farina integrale, acqua e sale, proprio come facciamo noi con il nostro pane. In questo caso, però, alla pagnotta non viene data la tipica forma a mezza sfera ma ogni panetto viene schiacciato dandogli la forma di una pizza del diametro di circa 12 cm. La cottura avviene su una particolare padella di ferro chiamata tawa che diffonde il calore in modo uniforme ma nei paesi tipici viene spesso cotto direttamente sulla fiamma viva. Questo permette al Chapati di gonfiarsi e di cuocersi in maniera omogenea dando vita a quello che nella lingua locale si chiama Gujrathi phulka.

Il Chapati non contiene nessun tipo di lievito ed in India, ancora oggi, vige la regola che la farina semi-integrale utilizzata per prepararlo venga macinata a mano. In realtà ciò che rende questo pane così apprezzato è l’utilizzo di una miscela di farine diverse che secondo un’antica tradizione sono miglio, orzo, grano saraceno e grano. In commercio esistono dei preparati di farine specifici per il Chapati ma, se non fosse così facile reperirli, può essere sufficiente mescolare una metà di farina bianca con una metà di farina integrale.

La parola Chapati è un termine generico per indicare questo tipo di pane ma, il suo nome cambia in base al tipo di farina utilizzata. Se si usa farina di miglio o mais al posto di quella di grano sono detti bajra roti o makke ki roti, se ottenuti con farine di miglio, mais e lenticchie, allora vengono definiti missi roti. Il Chapati, nel suo paese di origine, viene servito con una zuppa di lenticchie chiamata dal o con delle verdure speziate raccolte dalla padella utilizzando il Chapati a mo di cucchiaio.

Dopo aver parlato tanto del Chapati perché non provare a farlo direttamente a casa vostra? Ecco cos vi occorre per ottenere 8 Chapati croccanti e friabili:

Ingredienti

240 gr di farina per Chapati o, in alternativa 2 parti di farina integrale e 1 di farina bianca 00

180 ml di acqua

½ cucchiaino di sale

Preparazione

ChapatiIn un bicchiere di acqua tiepida fate sciogliere per bene il sale. Intanto disponete la farina a fontana su una spianatoia. Aggiungete l’acqua e sale un po’ per volta ed amalgamate. Continuate a lavorare l’impasto fino a quando tutta l’acqua non sarà stata assorbita dalla farina e poi per altri 10 minuti in modo da ottenere un impasto liscio e compatto.

A questo punto fatene una palla e mettetela in una ciotola con un panno a coprirla. Lasciate riposare per 20 minuti circa. A questo punto prendete l’impasto e stendetelo a formare un salsicciotto bello spesso. Tagliatelo a fette larghe almeno 2 cm, con la quantità di farina utilizzata dovrebbero venirne fuori 8. Ogni fettina verrà poi lavorata singolarmente. Appallottolatela e stendetela aiutandovi con un mattarello.

Giratela più volte in modo da darle la forma rotonda tipica. Per evitare che l’impasto si attacchi al mattarello “sporcatelo” con della farina, stessa cosa fate con la spianatoia. A questo punto non resta che cuocerle. Indubbiamente se disponete di una tawa sarebbe l’ideale ma si prestano perfettamente a questa cottura anche le padelle per le crepes o delle semplici padelle antiaderenti purché abbiano un diametro non inferiore a quello del Chapati.

Disponete un Chapati per volta quando la padella sarà bella calda. Con il procedere della cottura sulla superficie del pane si formeranno delle bolle, questo richiederà non più di 30-40 secondi, a questo punto girate il pane e fatelo cuocere dall’altro lato. Fate la stessa cosa con tutti i dischi di Chapati. Conservatelo in una busta da pane perché si mantenga bello caldo e servitelo come meglio preferite.

Poiché questa ricetta contiene farina di grano il Chapati così realizzato non può essere consumato da chi soffre di celiachia, l’intolleranza al glutine, ma esistono alcune ricette che prevedono l’uso esclusivo della farina integrale assicurando comunque il sapore unico ed inequivocabile del Chapati indiano.

Consigliamo di mangiare in Chapati appena fatto o al massimo in giornata perché tende ad indurirsi e, seppur riscaldandolo sulla fiamma torna morbido, non è mai buono come quello appena cucinato. Ricordate che il pane indiano si mangia esclusivamente con le mani e che può essere consumato sempre, sia a pranzo che a cena, magari accompagnando qualche prelibata ricetta molto speziata per un pasto dal sapore etnico.

Il curry, il re delle spezie

Postato il 25/06/2015

Al mondo esisto tantissimi tipi differenti di spezie ma, noi italiani, non ne conosciamo molte o meglio la nostra cucina non prevede l’uso di molte che vadano oltre il prezzemolo ed il basilico. Negli ultimi anni, però, si sta avendo una sorta di contaminazione con i sapori stranieri, asiatici e indiani, che hanno portato sulle nostre tavole polveri colorate dal sapore intenso, spezie per insaporire le pietanze che stiamo imparando anche noi ad utilizzare. Ma, esiste una spezia speciale, il re delle spezie, il curry.

Un mix di sapori per dar vita al curry.

curryIl curry, che in India viene chiamato con il nome masala, in realtà, non è una semplice spezia ma un insieme di tante spezie pestate al mortaio. Il risultato è una polvere dal colore giallo senape e dal profumo intenso. Con la parola curry, per, in altri paesi vengono indicati dei piatti, una sorta di zuppe, realizzati con questa spezia e che hanno origini asiatiche. Il termine curry in inglese non è altro che la traslitterazione fonetica del nome “cari” in lingua tamil, idioma parlato nel sud dell’India, che significa salsa o zuppa. Tornati in patria, però, hanno utilizzato questa parola per indicare il mix di spezie piuttosto che il piatto. Ecco perché per noi il curry è una spezia.

Esistono differenti miscele di spezie che danno vita a differenti tipi di curry utilizzate soprattutto nei paesi del su-est asiatico. Esistono il green curry o kaeng khiao wan Thailandese, una polvere verde contenente una varietà basilico orientale. Poi vi è il kaeng kari o curry giallo, il kaeng phet o curry rosso, utilizzato soprattutto a Singapore e a Malacca, il Prik khing curry di tradizione cino-thailandese, il massaman currynam phrik kaeng massaman, il curry giapponese o karē, e molti altri. Tutti queste tipologie non solo utilizzano differenti spezie ma, in alcuni casi, vedono l’aggiunta di ingredienti come la citronella, lo scalogno, il coriandolo, il peperoncino, il cumino.

Esistono differenti gradi di piccantezza del curry. Si va dal mild quando è piccante al sweet se molto piccante, in contrasto con il significato inglese della parola. Gli ingredienti che compongono un buon curry, utilizzati in maniera e quantità differente per ottenere risultati differenti, sono:

  • pepe nero
  • cumino
  • coriandolo
  • cannella
  • curcuma
  • chiodi di garofano
  • zenzero
  • noce moscata
  • fieno greco
  • peperoncino

Grazie a tutte le spezie contenute nel curry le proprietà benefiche che apporta al nostro organismo sono innumerevoli. Tra i componenti del curry quello più presente è la curcuma che si ottiene riducendo in polvere la radice ed il rizoma della pianta appartenente alla famiglia botanica delle Zingiberaceae. In questo modo nella polvere si ha una grande concentrazione di curcumina, un principio attivo largamente studiato negli anni e che si è dimostrato particolarmente efficace contro alcune patologie come le neoplasie intestinali, la prevenzione ed il rallentamento della degenerazione nervosa legata alla malattia dell’Alzheimer e dell’artrite reumatoide. Inoltre, la capacità di ridurre la produzione del Fattore di Necrosi Tumorale (TNF) rallenta l’azione degenerativa che colpisce le cellule del nostro organismo. Possiamo dire che il curry ha grandi proprietà anticancerogene, antinfiammatorie ed antiossidanti.

Questa straordinaria spezia apporta effetti benefici anche all’apparato digerente, infatti migliora la fase digestiva, regolarizza il metabolismo. Non solo, grazie alle su proprietà è in grado di alleviare l’affaticamento del fegato, stomaco e intestino. Le proprietà curative del curry si dimostrano importanti anche per combattere le malattie cardiovascolari perché regolarizza i ritmi cardiaci e la circolazione sanguigna oltre ad avere effetti positivi contro l’avanzamento dell’arteriosclerosi. Abbiamo detto che sembra avere ottimi risultati contro le patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Cerchiamo di capirne di più.

Le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti presenti nel curry, stimolano il lavoro del sistema immunitario che deve occuparsi di difendere le cellule celebrali dagli attacchi da parte delle placche. Esistono degli importanti studi al riguardo condotti nel 2005 dal Professor Giovanni Scapagnini del CNR Catania in collaborazione con il Rockfeller Neuroscience Institute di Washington. È proprio la curcumina è un vero aiuto naturale contro l’invecchiamento e la morte neuronale. Altre ricerche condotte soprattutto negli Stati Uniti, l’azione di tutte le sostanze contenute all’interno della miscela di curry sembrano essersi dimostrata utile contro il diabete, contro il colesterolo e per regolarizzare l’indice glicemico.

Anche sugli effetti positivi del curry contro i tumori sono stati effettuati diversi studi. Secondo recenti esami condotti dalla Dr. Karen Knudsen la curcumina agirebbe stimolando la reazione ai farmaci da parte di quelle cellule tumorali resistenti alle terapie. Ecco quindi che si dimostra un valido aiuto contro forme cancerogene che colpiscono esofago, polmoni, fegato, reni, mammella e intestino e, soprattutto, di uno dei tumori più temuti dagli uomini, il tumore alla prostata. Il curry ha dimostrato anche possibili benefici per combattere la leucemia e malattie del sangue come il mieloma multiplo, i melanomi e la sclerosi multipla.

curryAltri importanti studi sono stati condotti dall’Oregon State University, secondo quanto accertato dagli scienziati il currysarebbe in grado di favorire l’attività della proteina CAMP, cathelicidin antimicrobial peptide, che ha un’azione stimolante del sistema immunitario. Per questo il curry è un importante aiuto  per organismo contro le infezioni e i batteri. Pare, inoltre, che il curry sia ben tollerato anche durante la gravidanza, sempre se il suo utilizzo si limita a non più di una o due volte a settimana. Non esisto contro indicazioni per il feto anzi, sembra essere in grado di stimolare i recettori del gusto e dell’olfatto del bambino.

Il curry è una spezia che dobbiamo imparare ad utilizzare non solo per i benefici che apporta al nostro organismo ma anche per rendere più deliziose le pietanze che prepariamo. Per questo vogliamo presentarvi una ricetta a base di curry che potrete riproporre ad amici e parenti: il pollo al curry.

Ingredienti

  • 200 gr di riso basmati
  • 250 gr di petto di pollo
  • mezza carota
  • mezza cipolla
  • 1-2 cucchiai di curry
  • Sale
  • 2-3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • 1 bicchiere di latte
  • 2-3 cucchiai di farina

Preparazione

Per preparare il riso occorre sciacquarlo più volte per eliminarne le impurità. In una pentola versate un filo d’olio di semi, il riso e l’acqua in eguale misura. Portate ad ebollizione, quando bolle mettere abbassate la fiamma e fate ultimare la cottura per altri 10 minuti avendo cura di coprire il tegame con un coperchio. Poi, proprio come farese con il cous cous, sgranate il riso con una forchetta. A questo punto tagliate il pollo a striscioline e fatelo insaporire in una terrina con il curry. Tagliate finemente la cipolla e la carota e fatele soffriggere a fuoco moderato in una padella con un filo d’olio. Aggiungete il pollo a pezzettini e rosolatelo per bene. Regolate di sale e aggiungete il latte, che può essere sostituito con quello di soia in casi di intolleranza al lattosio, la farina e un altro po’ di polvere di curry. Lasciare cuocere per altri 10 minuti circa. Quando il pollo sarà cotto servite accompagnato da un pò del riso precedentemente preparato.

I fiori in cucina

Postato il 23/06/2015

La cucina è innovazione, è sperimentazione, è originalità. Chi si dedica alla realizzazione di deliziosi manicaretti ama mischiare i sapori, accostarli in modo da renderli armoniosi e gustosi al palato. Nella speranza di creare abbinamenti perfetti i cuochi si cimentano nell’utilizzo di prodotti ed alimenti diversi anche un po’ stravaganti. Forse non ci avete mai fatto caso ma, esistono prodotti che di sicuro avrete assaporato senza far caso al fatto che in realtà si trattava di fiori.

Piatti deliziosi utilizzando i fiori in cucina

Esatto! Proprio fiori di quelli che si raccolgono nei campi o negli orti per abbellire la tavola o la casa. Alcuni sono ormai entrati a far parte della nostra tradizione culinaria, altri, invece, vengono utilizzati ma lasciano ancora chi li mangia un po’ stupefatto. Ma non crediate che l’idea di utilizzare questi deliziosi prodotti sia sbocciata ora. L’uso dei fiori in cucina risale a tempi antichissimi quando greci e romani adornavano le loro pietanze proprio con la parte più delicata e colorata delle piante. Ecco, quindi, che vogliamo mostrarvi i fiori in cucina, quelli più famosi ed utilizzati sulle tavole italiane non solo da cuochi provetti ma anche da chi fa della cucina un mero diletto.

Fiori di zucca

fiori in cucinaOk, questi li conosciamo tutti e di sicuro li abbiamo gustati ripieni, fritti, nei risotti o come condimento di un bel piatto di pasta, sono uno dei piatti tipici delle stagioni primaverile ed estiva. Stupisce pensare che siano fiori e non una verdura ma, questi sono la parte della pianta che poi diventerà frutto cioè zucchina. La tradizione li vuole farciti con ricotta ma li abbiamo trovati sulle nostre tavole preparati nei modi più svariati. I fiori di zucca hanno un gusto leggero e delicato se cotti a fuoco lento ma, se fritti, sono saporiti e deliziosi e, per molti italiani, hanno il sapore dell’infanzia e della cucina della nonna.

Borragine

La borragine è una pianta conosciuta per i suoi splendidi fiori blu a forma di stella e per i suoi benefici che l’hanno resa una pianta molto utilizzata nella medicina officinale. Di recente, però i suoi fiori sono stati introdotti anche nella cucina. Infatti, vengono utilizzati per la preparazione di insalate,  zuppe o ripieni. Hanno un sapore fresco e delicato che ricorda un po’ quello dei cetrioli, per questo si abbinano perfettamente a pietanze estive.

Rose

Le varietà di questo fiore sono infinite così come i suo profumo. Sempre molto delicato si sposa perfettamente con piatti ricercati. Il suo uso fu sperimentato per la prima volta dai francesi per decorare e rendere più eleganti e sofisticati i piatti. Ora la rosa rientra senza problemi tra i fiori edibili. Non a caso vengono preparate delle conserve, delle marmellate proprio a base di petali di rosa. Il loro sapore intenso e penetrante ve ne farà innamorare al primo boccone.

Zafferano

fiori in cucinaNon tutti sanno che nonostante in molti identifichino lo zafferano come una spezia perché spesso acquistato in polvere, quello che viene utilizzato in cucina, quello poco costoso e confezionati in piccole bustine non è altro che la riduzione in polvere degli stami del fiore della pianta di zafferano. Infatti, i grandi cuochi o chi può permetterselo utilizza gli stami interi, molto più prelibati di quelli in polvere ma anche molto più costosi. Il suo sapore delicato e riconoscibilissimo lo rende l’ideale per risotti e primi in generale ma, in molti comincia ad utilizzarlo anche per realizzare torte e dolci.

Begonia

La begonia è utilizzata in cucina soprattutto come ornamento per i suoi straordinari fiori. La pianta ha origini tropicali e in natura esistono centinaia di varietà diverse di begonia. L’abbinamento perfetto è in insalata o con carini alla griglia perché i fiori di questa pianta hanno un sapore leggermente acidulo molto simile  a quello del limone.

Lavanda

Il suo profumo è spesso associato al profumo dei panni appena lavati, dell’estate ma, la lavanda ed i suoi fiori vengono utilizzati anche in cucina. In infusi e tisane sono impiegati da tempo ma, i suoi fiori vengono adoperati in abbinamento a dolci o secondi piatti, a risotti o contorni di insalate perché donano alla pietanza un sapore intenso e fresco, gustoso e saporito. Tra i piatti più gettonati che prevedono l’utilizzo della lavanda sono i muffin. Ecco per voi la ricetta:

fiori in cucinaIngredienti

  • 1 cucchiaio di fiori di lavanda essiccati
  • 50 cl di latte
  • 150 g di farina bianca
  • 40 g di zucchero semolato
  • 1 bustina di vanillina
  • 1/2 bustina di lievito in polvere
  • 1 uovo
  • 50 g di burro fuso
  • Sale
  • burro per gli stampini
  • farina per gli stampini

Preparazione

La prima cosa da fare è creare un infuso di fiori di lavanda ma, invece di utilizzare la classica acqua useremo il latte. In un pentolino portate ad ebollizione il latte, toglietelo dal fuoco e immergetevi la lavanda. Lasciatelo in infusione per 5 minuti e poi colatelo. Intanto in una ciotola mescolate la farina con lo zucchero, la vanillina, il lievito ed un pizzico di sale. A parte amalgamate l’uovo con il latte di lavanda ed il burro fuso. Unite i due composti e mescolate con attenzione fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Imburrate ed infarinate gli stampini e riempiteli con la miscela per non più dei 2/3 in modo da non farli fuoriuscire quando lieviteranno in forno. Cuocere per circa 20 minuti ad una temperatura di 180°C. Trascorso il tempo indicato, tirateli fuori dal forno e lasciateli raffreddare. Infine decorateli con dello zucchero a velo e dei fiori di lavanda e servite, magari accompagnati da una pallina di gelato alla vaniglia.

Questi sono solo alcuni dei fiori che la natura ci offre che si prestano in modo incantevole ad accompagnare manicaretti deliziosi. Inutile dire che, nella scelta dei fiori, è bene optare sempre per quelli di stagione e, soprattutto, per quelli non trattati chimicamente. Inoltre non vi improvvisate giardinieri e limitatevi a cogliere solo i fiori di cui avete la certezza che possano essere utilizzati in cucina senza intoppi.

Islam e alimentazione

Postato il 16/06/2015

Secondo alcune ricerche in Italia risiedono circa 1.583.000 di musulmani. La loro religione, molto diversa dalla nostra, prevede alcune rigide regole di alimentazione. All’interno del testo scaro mussulmano, il Corano, Allah ha fornito chiare indicazioni di quali siano gli alimenti che è lecito consumare e quali, invece, devono essere evitati. Questo regima alimentare controllato è seguito soprattutto da i più credenti.

Le regole alimentari dell’Islam

IslamSeguire queste regole alimentari da molti mussulmani è sentito come una dimostrazione di appartenenza ad un gruppo religioso e come rispetto verso la propria divinità. Nel Corano si dice infatti: O uomini, mangiate ciò che è lecito e buono, non seguite le orme di Satana, poiché egli è nemico dichiarato per voi. Nel testo sacro si differenziano i cibi leciti, chiamati ĥalāl da quelli illeciti detti ĥarām. Il corano fornisce, inoltre, indicazioni non solo su cosa mangiare ma anche su come mangiare e che comportamento tenere quando ci si alimenta.

Allah chiarisce anche l’importanza donare il cibo ai poveri ed ai bisognosi anche come forma di riscatto dopo essersi macchiati di un peccato. Vediamo, ora, nel dettaglio quali sono gli alimenti che un mussulmano può mangiare.

  • Piante, frutta, vegetali e semi

Questi alimenti possono essere consumati senza problemi a patto che non contengano sostanze nocive o narcotiche per l’organismo umano.

  • Creature viventi

In questa categoria rientrano 3 differenti gruppi di alimenti:

  1. Esseri che vivono nell’acqua, nel mare o nei laghi o fiumi

È possibile mangiare pesci dotati di squame come: trote, salmoni, lucci, triglie, muggini, carpe, merluzzi, naselli, acciughe, alici, aringhe, branzini, spigole, cefali, cernie, dentici, orate, tonni, sogliole, sarde e sardine, sono leciti, oltre a gamberi e gamberetti. Sono, invece, vietati: balene, squali, tartarughe, granchi, aragoste, astici, anguille, pesci spada, murene, rombi, razze, calamari, moscardini, seppie, scampi e frutti di mare come cozze, vongole e ostriche. Per poter rientrare negli alimenti consentiti i pesci devono essere estratti dall’acqua ancora vivi, poco importa quale sia il metodo di pesca.

  1. Esseri che vivono sulla terra

IslamTra gli animali che, secondo Allah, un mussulmano credente può mangiare ci sono: cammelli, mucche, pecore e capre, tutti questi animali con o zoccolo fesso, gli animali selvatici come pecore di montagna, montoni, mucche selvatiche, gazzelle e cervi. Sono da evitare piatti che contengano carne di cavallo, mulo o asino. Esistono casi in cui un animale “lecito” diventa temporaneamente “illecito”. Ciò accade, ad esempio, se mangia delle feci. In questi casi, dopo un periodo di quarantena l’animale si sarà purificato e potrà essere macellato e mangiato. Sono banditi gli animali con denti canini come cani, conigli, elefanti e scimmie così come sono illeciti i rettili, come serpenti e tartarughe. È assolutamente vietato mangiare carne di maiale e questa regola è nota anche a chi non è mussulmano. Di un animale sgozzato non rientrano tra le carni lecite pene, testicoli, milza, materiale da digerire presente nel corpo, sangue, vescica, bile, placenta, vagina, i due muscoli vertebrali che vanno dal collo al coccige, midollo, ghiandole, la piccola ghiandola sotto al cervello e le pupille degli occhi.

  1. Esseri che volano, come gli uccelli

Gli uccelli le cui carni sono considerate lecite sono quelli che rientrano nei seguenti gruppi:

  • Hanno il corpo ricoperto da piume
  • Non rientrano nella categoria dei rapaci, cioè non possiedono artigli
  • Ogni uccello che volando batte le ali per un tempo superiore a quello in cui veleggia

In sintesi possono essere mangiati: polli, galli e galline, tacchini, oche, anatre, capponi, pernici, quaglie, faraone, piccioni, allodole, beccacce, fagiani, struzzi, tordi e uccelletti. Sono illeciti, invece, aquile, falchi e avvoltoi, pavoni, corvi e cornacchie, rondine, upupa e cigno. Il Corano, però, sottolinea che, in caso di rischio di morte per fame, è possibile mangiare qualunque cosa, anche illecita, per salvarsi.

Abbiamo visto quali sono i cibi che chi abbraccia la religione mussulmana può mettere in tavola e quali no. Esistono, però altre regole legate all’alimentazione e, più precisamente, al metodo in cui i cibi vengono preparati. La macellazione è un’operazione regolata da rigide norme. Il metodo corretto per questa operazione è quello che prevede un il taglio netto della giugulare, carotide e trachea dell’animale utilizzando un coltello affilato. Ma le regole non finiscono qui:

  • Colui che si occupa della macellazione deve essere mussulmano
  • Lo strumento utilizzato per la macellazione deve essere di ferro
  • Il muso dell’animale da macellare deve essere rivolto verso la Santa Ka’baa
  • L’addetto alla macellazione deve pronunciare il nome santo di Allah nell’atto di uccidere l’animale
  • Nel momento dell’uccisione l’animale deve mostrare movimenti, spasmi, che attestino che prima l’animale era vivo ed in buona salute.

Per i mussulmani il consumo di alcolici come vino o birra è assolutamente vietato dal Corano. Stessa cosa vale per il sangue animale. Quando, però, il vino diventa aceto, si purifica e rientra di diritto nei cibi leciti. Nel Corano si dice, infatti:

Islam“Ti chiederanno del vino e del gioco d’azzardo. Dì: in entrambi vi è un grande peccato, unito ad un piccolo vantaggio per l’essere umano;ma il male è molto maggiore del vantaggio” e ancora “Satana ha come solo scopo causare inumana inimicizia ed odio tra di voi, ed utilizza ciò che intossica, ed i giochi d’azzardo per distogliere il vostro animo dal ricordo di Allah, e dalla preghiera”. Questo spiega la motivazione per cui un mussulmano non può bere alcolici, il problema non è la bevanda di per se ma le conseguenze nei comportamenti che questa ha sull’uomo.

Concludiamo con alcune delle regole che un mussulmano deve seguire quando è seduto a tavola:

  • Lavare le mani prima di mangiare
  • Rilavare le mani ed asciugarle dopo aver consumato un pasto
  • Pronunciare il nome di Allah prima di mangiare e dopo aver terminato
  • L’ospite deve essere il primo a cominciare a mangiare, mentre il padrone di casa deve essere l’ultimo a finire
  • Usare la mano destra per mangiare
  • Prendere piccoli bocconi e masticare a lungo
  • Raccogliere sempre e mangiare i resti di cibo caduti sulla tovaglia
  • Assumere un pizzico di sale prima e dopo il pasto

Cosa invece non deve fare un mussulmano a tavola? Vediamo:

  • Mangiare se non si ha fame
  • Mangiare troppo
  • Guardare con insistenza gli altri mentre mangiano
  • Non aspettare che il cibo si raffreddi
  • Soffiare su un cibo o una bevanda per raffreddarla
  • Buttare via un frutto senza averlo mangiato
  • Rosicchiare la carne aderente ad un osso
  • Sbucciare i frutti che normalmente vengono mangiati con la buccia

Capiamo bene che può sembrare un rigido rituale quello del pasto per un mussulmano per noi di altre religioni ma, chi crede in qualcosa segue le sue regole e chiunque, per questo, deve essere rispettato.

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