Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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Sindrome da intestino irritabile, il mangostano può dare una mano.

Postato il 13/05/2013

Ciao a tutti, cari lettori del blog di Mangostano.eu!

Iniziamo questo post con una domanda, forse un po' intima, ma che implica condizioni per nulla rare nella nostra società. Vi è già capitato di soffrire di stipsi o di diarrea? Certo che si, mi risponderete, è un disagio che capita a tutti prima o poi nella vita. E in effetti non c'è nulla di più “normale” che ogni tanto il nostro intestino non funzioni come dovrebbe. Ho detto normale? Sì, perché gran parte delle persone considerano questo tipo di disturbi piuttosto ricorrenti con cui bisogna farci i conti. Tuttavia quando crampi, spasmi, stipsi o diarrea diventano compagni fedeli della propria esistenza, è ora di cominciare a domandarsi se ci sia qualcosa che non va nel nostro sistema gastrointestinale.

Il problema più comune e ricorrente del sistema gastrointestinale e che affligge quasi una persona su 5 nel mondo occidentale e occidentalizzato si chiama Sindrome dell'intestino irritabile, un insieme di sintomi e condizioni alterate non riconducibili ad una specifica origine o causa e che colpiscono in particolar modo le funzioni del colon. I fattori determinanti per l'insorgere di questo disturbo molto fastidioso (e a volte invalidante) sono diversi e nessun è preponderante rispetto agli altri. Possiamo citare fattori genetici ereditari, infezioni dovute a batteri, alimentazione scorretta, intolleranze inconsapevoli a certi cibi, scarsa attività fisica, stress prolungato, interferenze del sistema nervoso centrale, processi ormonali che alterano l'attività del colon, l'assunzione prolungata di farmaci antinfiammatori o antibiotici, ma anche operazioni chirurgiche effettuate a carico dell'apparato gastrointestinale.

I sintomi principali della sindrome dell'intestino irritabile sono crampi più o meno forti, sensazione di disagio e gonfiori intestinali, meteorismo, nausea accentuata, diarrea o al contrario stipsi prolungate nel tempo. Nel caso questo insieme di malesseri si dovessero manifestare per più di quattro mesi anche non consecutivi nel corso di un anno, è più che probabile che il vostro intestino sia “leggermente irritato” e si renda necessario visitare un medico.

il mangostano e la sindrome da intestino irritabileMa prima cerchiamo di comprendere cosa succede quando il nostro intestino diventa irritabile. La sindrome colpisce in particolar modo il colon, il tratto che unisce l'intestino tenue all'ano. In questo metro e mezzo di viscere vengono trasportati i cibi già in parte digeriti dallo stomaco e dall'intestino tenue. Il compito principale del colon è quello di spingere con contrazioni costanti dei muscoli, dei nervi e l'azione di alcuni ormoni il proprio contenuto verso l'evacuazione. Durante questo processo avvengono altre funzioni basilari per il nostro organismo: il colon assorbe gran parte dei liquidi in eccesso dei composti semidigeriti e ne preleva i sali minerali e le sostanze nutritive, svolgendo un ruolo essenziale nel metabolismo energetico.

Tuttavia quando i muscoli e i nervi non operano come dovrebbero, l'attività del colon si altera o si blocca determinando tutte le conseguenze e sintomi appena descritti. Inoltre una disfunzione intestinale può anche provocare una diminuzione della presenza della serotonina nel corpo, in quanto le cellule epiteliali dell'intestino fungono da trasportatori per questo ormone. Se non funzionano come si deve la serotonina rimane nell'intestino e viene espulsa insieme alle feci, provocando uno squilibrio ormonale che può comportare ansie, malumori, tristezza e depressione. Condizioni emotive che possono peggiorare se non si corre ai ripari: infatti il colon è dotato di un sistema nervoso semi autonomo che però comunica in modo diretto con quello centrale: un suo disequilibrio si ripercuote inevitabilmente sull'umore.

Ora vediamo insieme come il mangostano (in purea o fresco) possa aiutare il colon a ritornare alle sue normali funzioni. Non sono qui per affermare che possa fare miracoli perché ogni condizione che implichi problemi intestinali seri va discussa con il proprio medico. Inoltre ogni caso presenta delle specificità che è bene prendere in considerazione perché può essere causato da fattori estremamente eterogenei. Tuttavia integrare la propria dieta con il mangostano può essere un aiuto in più per controllare l'attività del proprio intestino.

Intanto iniziamo col dire che la purea di mangostano con il suo 5% di fibre è già di per sé un grosso aiuto per la motilità intestinale. Le fibre permettono al colon di assorbire maggiori quantità di liquidi e di conseguenza anche una maggior quantità di sali minerali e nutrienti. Inoltre la fibra vegetale limita l'assorbimento dei grassi, permettendo una riduzione di colesterolo, rende più morbide e consistenti le feci e svolge un'azione chelante, permettendo all'organismo di liberarsi di sostanze tossiche, scorie metaboliche e metalli pesanti.

Poi va presa in considerazione la buona presenza di alcune vitamine del gruppo B (1,2 e 6) presenti soprattutto nella polpa del mangostano. Questo gruppo di vitamine gioca un ruolo fondamentale nella comunicazione nervosa e neurologica, ma anche nel metabolismo energetico. Ad esempio la B1 è indispensabile per il trasporto energetico verso i neurotrasmettitori, la B2 partecipa alla respirazione cellulare ma anche al metabolismo corretto dei nutrienti principali (glucidi, lipidi e proteine), la B6 invece opera principalmente nei muscoli dove ne favorisce il movimento e l'elasticità, ma regola anche l'equilibrio sodio-potassio e alcune funzioni nervose. La loro azione sinergica può quindi aumentare la motilità intestinale, creare migliori condizioni comunicative fra terminazioni nervose e sistema nervoso centrale e favorire un corretto assorbimento nutritivo.

Un'altra vitamina presente nel mangostano è la C. Il suo apporto si rivela importante in quanto è proprio a livello intestinale che viene assorbita (intestino tenue) e qui è dove opera come spazzino, eliminando, chelando e trasportando gli elementi tossici che si possono nascondere nelle mille pieghe di questo organo. La sua azione può arginare e alleviare l'azione di patogeni, virus e allergeni che possono causare la sindrome da intestino irritabile.

Infine grazie al suo apporto di xantoni, glicoli vegetali e bioflavonoidi, il mangostano si è rivelato anche un buon regolatore dei processi che risiedono alla base della produzione di serotonina. Infatti questi elementi sembrano essere in grado di stimolare le cellule epiteliali dell'intestino a trasportare efficacemente la serotonina in tutto il corpo e inibiscono l'azione di alcuni enzimi specifici che indeboliscono l'azione di questo ormone.

Bene per oggi abbiamo concluso, ma vi lascio con un video tratto da una puntata di Elisir dove intervengono esperti proprio sul tema della Sindrome dell'intestino irritabile.

 

 

Il mangostano, un buon alleato contro i metalli pesanti

Postato il 10/05/2013

Bentornati sulle pagine di Mangostano.eu.

La scorsa settimana abbiamo introdotto alcuni degli alimenti che possono aiutarci a contrastare l’accumulo di metalli pesanti nel nostro organismo e oggi vorrei continuare il discorso concentrandomi su quelle virtù del mangostano che possono rendersi altrettanto utili. Iniziamo col definire quali sono i microelementi necessari al nostro organismo per funzionare correttamente e per contrastare l’accumulo di metalli pesanti che in situazioni di carenze nutritive possono venir impiegati erroneamente dal corpo per espletare le sue funzioni.

Il corpo umano è composto per il 5% dai così detti sali minerali che si suddividono in macroelementi (calcio, fosforo, potassio, sodio, magnesio e cloro) e microelementi, od oligoelementi presenti in quantità minori o in traccia (rame, ferro, cloro, fluoro, iodio, selenio e cobalto). Sono tutti composti indispensabili per il nostro corpo e definiti essenziali perché non siamo in grado di sintetizzarli autonomamente, ma vanno introdotti regolarmente attraverso l’alimentazione. Non sono elementi calorici, ciò significa che non sono impiegati per la produzione energetica come invece accade per le proteine, i lipidi e gli zuccheri (semplici e complessi), ma sono tuttavia indispensabili per compiere le funzioni metaboliche ed energetiche. Ad esempio sono necessari per l’equilibrio elettrolitico del corpo, sono alla base della composizione di ossa e denti, regolano le funzioni del sistema nervoso centrale e dei muscoli, formano le membrane cellulari, permettono le comunicazioni e gli scambi intracellulari e vengono utilizzati in numerose attività enzimatiche.

Il mangostano possiede parte dei sali minerali indispensabili alla vita, fra cui il ferro, il fosforo, il calcio e il potassio. La sua azione depurante, stimolante, immunitaria e chelante (in grado cioè di legarsi ai metalli pesanti e trasportarli fuori dall’organismo) si completa grazie ad altri composti vitali quali: antiossidanti come gli xantoni, le catechine, gli antociani, i tannini e gli steroli vegetali, nonché la vitamina C e alcune del gruppo B (B1, B2, B6). Questo mix di antiossidanti, elementi chelanti, vitamine e sali minerali essenziali rende il frutto del mangostano un ottimo alleato contro lo stress ossidativo , i radicali liberi e i metalli pesanti.

Ora vediamo in breve quali azioni svolgono questi preziosi elementi del mangostano nel nostro organismo.

Il ferro è forse l’oligoelemento più conosciuto ed è presente nel nostro corpo a vari livelli: nel sangue, nella milza, nel fegato e nel midollo delle ossa per un totale di circa 4 grammi. La sua carenza nell’organismo può causare astenia, anemia, e una maggior predisposizione alle infezioni. La dose di assunzione consigliata per mantenere ottimale il suo livello nel corpo è di circa 10 mg per adulti e anziani e di 18 mg per le donne fertili. Avrete già sentito che il ferro può essere introdotto nell'organismo attraverso due fonti principali: quelle animali e quelle vegetali. La prima fonte è più facilmente assimilabile dall'organismo, mentre la seconda può non essere completamente metabolizzata dall'organismo, in quanto l’assorbimento del ferro vegetale può essere ostacolato da alcuni composti organici come i tannini (presenti soprattutto nella buccia del mangostano) e non essere quindi correttamente assimilato. Tuttavia la massiccia presenza di vitamina C, che interviene nei processi enzimatici per la corretta metabolizzazione del ferro vegetale, risolve questo problema, rendendo il mangostano una buona fonte di ferro.

Il fosforo e il calcio sono gli elementi la cui presenza è più massiccia: il calcio ad esempio può arrivare a rappresentare oltre un chilo e duecento grammi del peso corporeo totale. Questi due elementi lavorano spesso in sinergia nell'organismo per espletare diverse funzioni e si trovano principalmente nell’apparato scheletrico e in quello dentario. Regolano le funzioni energetiche per l’assimilazione di carboidrati, proteine e grassi, partecipano all’attività muscolare e nervosa (soprattutto il calcio che rappresenta uno dei veicoli più importanti per l’attività di diversi neurotrasmettitori), regolano le funzioni enzimatiche ed ormonali e partecipano alle comunicazioni e trasmissioni energetiche fra le cellule. In particolare poi il fosforo è uno degli elementi fondamentali per espletare correttamente le funzioni genetiche, per trasportare energia al cervello e per assimilare correttamente la vitamina B2, anch’essa contenuta nel mangostano. Difficilmente si rischia di incorrere in una carenza di fluoro e calcio, tuttavia la loro mancanza può causare fluorosi (problema ai denti), rachitismo e osteoporosi.

Anche il potassio è presente in buone quantità nella purea di mangostano e rappresenta uno dei macrolementi essenziali. Il suo simbolo nella tavola degli elementi è K, di derivazione latina della parola  Kalium che significa alcalino. La sua presenza è fondamentale per mantenere stabile l’equilibrio acido-base e quello elettrolitico dell’organismo (quest’ultima funzione svolta in sinergia con il sodio). Inoltre è importantissimo per le funzioni muscolari e la pressione arteriosa, in particolar modo per quelle del cuore di cui regola la frequenza e le contrazioni e l’irrorazione ematica. Il potassio è presente soprattutto in frutta e verdura fresca che andrebbero mangiate tali per assicurarsi il giusto apporto di Potassio. Infatti le cotture prolungate possono disperderne il contenuto. Una carenza di potassio può provocare problemi cardiaci, stanchezza, debolezza muscolare e nausee con giramenti di testa.

Per oggi abbiamo terminato, ma vi lascio con la parola dell'esperto. In questo video vi verrà spiegato in modo semplice le funzioni sali minerali e vitamine nell'organismo e come integrarli giornalmente nell'alimentazione.

Intossicazione da metalli pesanti, come contrastarla – Seconda Parte

Postato il 07/05/2013

Bentornati sulle pagine di Mangostano.eu!

La scorsa settimana abbiamo introdotto il tema dei metalli pesanti in questo post e oggi cercheremo di completare l'argomento indicando quali terapie e quali rimedi naturali possono venirci in aiuto per detossificare l'organismo dal loro accumulo nocivo.

Se avete la preoccupazione che nel vostro organismo sia in corso un'intossicazione da metalli pesanti è bene sottoporsi a specifiche analisi delle urine e del sangue che rilevino il livello di intossicazione. Questo test è fortemente consigliabile per tutte le categorie a rischio che vengono a contatto giornaliero con sostanze inquinanti, metalli pesanti, tossine ambientali e radiazioni.

Se l'intossicazione da metalli pesanti ha raggiunto livelli di una certa gravità si possono intraprendere delle terapie specifiche definite chelanti. Durante questo tipo di trattamento vengono inoculate per via venosa delle sostanze in grado di attaccare i metalli pesanti depositati nei tessuti e di trasportarli al di fuori dell'organismo per le naturali vie fisiologiche.

I liquidi iniettati sono acidi basicamente innocui la cui composizione molecolare gli rende idonei per formare molecole stabili legandosi agli elettroni spaiati di radicali liberi, tossine e scarti metabolici. Inoltre non vengono assimilati dal corpo e vengono naturalmente espulsi insieme alle sostanze nocive a cui si sono legati. A seconda della gravità dell'intossicazione la terapia chelante può richiedere da una a tre sedute settimanali per un ciclo complessivo di quindici-trenta sedute, per poi proseguire con sedute mensili o trimestrali di mantenimento. Tuttavia se si soffre di patologie legate a gli organi emuntori quali reni e fegato può essere sconsigliato sottoporsi al trattamento chelante in quanto sono proprio questi organi ad occuparsi principalmente dello smaltimento delle sostanze inoculate e degli elementi tossici in esse contenuti.

Nel caso in cui invece il vostro livello di intossicazione non abbia ancora raggiunto livelli tanto allarmanti da rendere necessaria una terapia chelante o semplicemente non desiderate che vi vengano inoculate sostanze sintetiche, potete optare per una dieta detossificante che punti sulle proprietà terapiche di piante e minerali.

In questo caso l'azione degli agenti chelanti sarà meno intensiva e prolungata nel tempo, aspetti che rendono questo approccio forse più lento, ma privo di qualsiasi effetto collaterale in quanto tutte le sostanze dotate di caratteristiche chelanti sono tollerate ottimamente dall'organismo. L'unica indicazione per la loro efficacia è appunto la costanza di assunzione nel tempo. Insomma sarebbe bene divenissero un'abitudine da inserire regolarmente nella nostra dieta. In questo modo riusciremo ad arginare e contrastare la bioaccumolazione di metalli pesanti, scorie e tossine nell'organismo.

Per cominciare do le solite indicazioni di base che ormai vi usciranno dalle orecchie, ma che risultano essere fondamentali per una buona terapia detossificante: mangiare molta frutta e verdura fresca indispensabile per il giusto apporto di micronutrienti fondamentali, vitamine, antiossidanti e sostanze chelanti naturali, bere almeno due litri di acqua al giorno (meglio se a temperatura ambiente) che favorisce il drenaggio, la depurazione e l'espulsione delle sostanze tossiche dai reni e fare un po' di attività fisica che aumenti la sudorazione e le pulsazioni cardiache, in modo che attraverso la respirazione più profonda e frequente e il sudore vengano espulse parti degli agenti tossici non eliminabili attraverso la diuresi. Non è necessario sottoporsi ad allenamenti intensivi, sono sufficienti 15-20 minuti di camminata veloce al giorno che faccia aumentare la temperatura corporea e il ritmo della respirazione.

Per quanto riguarda l'alimentazione è bene inoltre limitare il più possibile alimenti e bevande a base di zuccheri e farine raffinate o fortemente adulterati con additivi sintetici e preferire cereali e derivati integrali e zuccheri naturali come il miele o il malto, ricchissimi oltre tutto di alcuni dei microelementi indispensabili per il corretto funzionamento dell'organismo come il manganese, il potassio, il sodio, il rame e il ferro.

Nello specifico poi vi sono alcuni elementi organici e inorganici che possono rivelarsi molto utili per contrastare l'accumulo di metalli pesanti. Fra quelli inorganici possiamo citare l'argilla bianca e la zeolite, composti stabili con cariche negative in grado di attrarre i cationi positivi di scorie, tossine e metalli pesanti e di trasportarli fuori dall'organismo. La loro azione non è solo detossificante, ma anche rimineralizzante e garantisce al corpo il giusto apporto di microelementi quali magnesio, calcio, potassio e sodio. Inoltre la loro assunzione migliora l'assimilazione dei nutrienti e di conseguenza la digestione, aumenta le difese immunitarie contrastando agenti patogeni e virus e dona un aspetto più sano ai tessuti. Questi composti possono essere assunti sotto forma di capsule e compresse una mezz'ora prima dei pasti principali.

Per la detossicazione dai metalli pesanti rivelano estremamente efficaci le tinture madre e gli oli essenziali che possono venir ingeriti con le stesse modalità appena descritte o frizionate sulle zone dove si evidenziano maggiormente vene e capillari, ad esempio polsi o l'incavo del ginocchio e del gomito.

intossicazione da metalli pesanti

Uno dei rimedi fitoterapici più efficienti è il coriandolo, una spezia millenaria in grado di afferrare le molecole di piombo, cadmio e arsenico depositato nelle ossa o nel sistema nervoso centrale e di mobilitarle verso fegato e reni. Il coriandolo è anche una delle poche piante in grado di eliminare il mercurio dalle membrane cellulari e dal DNA. Inoltre è un ottimo agente digestivo ed evita la formazione di gas nell'apparato gastrointestinale.

Lo zenzero e la curcuma sono altre due spezie che non dovrete far mancare nella vostra dispensa o nello stipetto dove tenete gli oli essenziali e tinture madri. Queste due radici hanno proprietà detossificanti, depuranti e rigeneranti che si amplificano notevolmente se affiancate al pepe nero. La loro azione si svolge prevalentemente nel fegato dove sono in grado di indurre l'attivazione di specifici enzimi dedicati all'attività chelante. Inoltre sono ottimi antinfiammatori naturali e favoriscono l'assimilazione dei nutrienti.

Un altro ortaggio-spezia con cui dovrete fare amicizia è l'aglio. Questo bulbo è una fonte ricchissima di selenio organico, ma sorpattutto di zolfo molto attivo nei confronti di piombo, mercurio e cadmio. Poi fate largo a mele, fragole, al vino (con moderazione) e alla papaia ricchissimi di acido malico, un composto molto efficace nei confronti dei cationi degli elementi instabili e tossici.

Un'altra fonte di agenti chelanti e antiossidanti naturali sono le alghe. Potete trovare compresse e preparati a base di Spirulina e Chlorella Pletensis, due fra le alghe più efficienti nell'attrarre tossine ambientali, agenti tossici, scorie metaboliche e metalli nell'organismo. Oltre tutto sono anche ottime fonti di aminoacidi essenziali essendo fra i pochi composti organici a possederli tutti e otto.

Infine ci sarebbero alcuni frutti e verdure molto indicate per una terapia chelante naturale e fra questi c'è anche il nostro mangostano. Ma di questo parleremo la prossima volta.

A presto.

Intossicazioni da metalli pesanti – Prima Parte

Postato il 02/05/2013

Avrete sicuramente già sentito parlare di metalli pesanti. I più citati di solito sono il piombo, il cadmio, il nichel, il cromo o il mercurio, il cobalto ma anche il selenio e l'arsenico benché non siano propriamente dei metalli. Dare una definizione univoca di questi elementi non è semplicissimo. In chimica un elemento può essere definito pesante se la sua densità è superiore ai cinque grammi per centimetro quadrato oppure se il suo peso atomico è superiore a venti, in biologia un metallo pesante è un elemento dotato di uno ione positivo in grado di formare molecole complesse, con una una predisposizione ad accumularsi nell'organismo e alterare i legami enzimatici. In generale si definiscono metalli pesanti tutti quei metalli, metalloidi e semimetalli che hanno proprietà tossiche per gli organismi biologici.

I metalli pesanti sono fortemente insidiosi per la nostra salute per almeno tre ragioni:

  • Si trovano ovunque. Le condizioni ambientali e l'inquinamento ce li fanno trovare nell'aria, nell'acqua e nel cibo che consumiamo. L'aria cittadina nei giorni peggiori offre concentrazioni di questi elementi allarmanti, gli scarichi industriali sono scarsamente controllati e anche scegliendo coltivazioni biologiche non si possono escludere contaminazioni del terreno di coltivazione, dell'acqua piovana e di quella utilizzata per le irrigazioni. Alcuni metalli pesanti o i derivati del petrolio vengono comunemente impiegati nell'industria cosmetica e del benessere. Poi si possono trovare negli attrezzi da cucina, ad esempio in una pentola di acciaio vi sono cromo e nichel. Così si spiega la famosa dicitura acciaio inox 18/10 dove la frazione rappresenta la percentuale con cui sono presenti questi due metalli pesanti. È possibile trovare traccia di metalli pesanti negli oggetti di uso comune come quelli tecnologici, ma anche in quelli a buon mercato, ma persino le fibre dei tessuti o il luogo di lavoro possono rappresentare una fonte di contaminazione.

  • I metalli pesanti sono bioaccumulatori. Questo significa che la loro tendenza è quella di depositarsi e accumularsi nelle cellule e quindi nei tessuti, negli organi e infine nel sistema. Le particelle di metalli pesanti possono permanere per anni negli organi emuntori quali fegato e reni, nel sistema nervoso, nelle ossa e nei polmoni, dove interferiscono con le corrette funzioni metaboliche e possono penetrare nel cuore della cellula fino ad alterarne il DNA. Dato il loro inesorabile accumularsi e le numerose fonti intossicanti dopo un certo periodo l'organismo e i suoi sistemi detossificanti non sono più in grado di contrastare la loro azione. Il corpo si debilita sempre più e apre il passo allo stress ossidativo che può facilitare l'insorgere di patologie di carattere infiammatorio e degenerativo.

  • I metalli pesanti ingannano l'organismo. Quando la nostra alimentazione non fornisce il giusto apporto di vitamine, sali minerali, antiossidanti e sostanze chelanti (cioè in grado di legarsi ai metalli pesanti e di trasportarli fuori dall'organismo) il nostro corpo reagisce impostandosi sulla modalità “sopravvivenza”. Se mancano i microelementi necessari per svolgere le normali funzioni metaboliche, il corpo è costretto ad utilizzare i metalli pesanti in sostituzione ai microelementi fondamentali quali ferro, rame, zinco, manganese e calcio in modo da mantenere attivi i processi enzimatici. Per supplire alle carenze e sopravvivere l'organismo ad esempio può utilizzare l'alluminio al posto del magnesio, il piombo in sostituzione del calcio e del ferro o il cadmio al posto dello zinco. Tuttavia i processi fisiologici avvengono correttamente solo in presenza degli elementi fondamentali. L'impiego dei metalli pesanti infatti comporta non poche conseguenze negative: oltre ad intossicare gradualmente la cellula, ostacola le attività enzimatiche inibendo i siti di legame e blocca la produzione di ATP, la principale fonte energetica dei processi fisiologici. Inoltre i metalli possono innescare processi di alterazione al livello molecolare e genetico, modificando la stessa struttura della cellula. I metalli pesanti favoriscono anche la formazione di radicali liberi perché sono in grado di distruggere i legami molecolari e di conseguenza creare composti instabili che innescano il processo ossidativo. Ciò può aprire il passo a diverse patologie di tipo infiammatorio e degenerativo.

Ora facciamo una rapida carrellata su quali sono i principali metalli pesanti e quali sono le principali conseguenze e malattie legate alla loro presenza.

Il comunissimo alluminio è un metallo di uso piuttosto diffuso: pensiamo solo alle lattine e ai fogli ad uso alimentare: tutti noi ne abbiamo in casa. Tuttavia la sua presenza nell'organismo può comportare danni al sistema nervoso centrale. Studi clinici hanno evidenziato una correlazione fra intossicazione da alluminio e l'insorgere di morbi senili quali l'Alzheimer o di sindromi come l'autismo.

Il cadmio è un elemento con struttura molecolare molto simile allo zinco, uno dei microelementi indispensabili alla vita. Spesso questi due metalli vengono assunti simultaneamente attraverso alimenti ricchi di carboidrati, amidi e zuccheri semplici come ad esempio i cereali, la barbabietola e la canna da zucchero. Se allo stato naturale questi contengono un rapporto di cadmio/zinco di 1 a 20, durante la raffinazione quasi tutto lo zinco viene eliminato, lasciando inalterata invece la presenza di cadmio che si sostituisce allo zinco nei processi fisiologici. Limitare l'assunzione di farine e zuccheri raffinati permette di tenere a bada la concentrazione di cadmio che in dosi elevate può condurre a patologie renali ed epatiche, arteriosclerosi, tumori e danni al sistema immunitario.

Il piombo è un altro metallo pesante estremamente pericoloso. Colpisce principalmente il sistema nervoso centrale dove può provocare danni cerebrali con demenze e difficoltà cognitive, ma colpisce anche gli organi emuntori più importanti: reni e fegato. L'esposizione al piombo può essere legato all'ambiente lavorativo e domestico dove l'intossicazione può avvienire sia vie respiratorie che per ingestione involontaria. Effetti simili a quelli del piombo li provoca il mercurio che può essere mortale in dosi minime.

Il nickel è un elemento di traccia nell'organismo. Significa che la sua presenza è necessaria per ragioni fisiologiche in quanto partecipa ad alcuni processi enzimatici. Tuttavia se la sua presenza supera determinati livelli può innescare reazioni allergiche violente e favorire l'insorgere di patologie respiratorie come asma, bronchiti croniche ed enfisema. Il nickel si trova nei frutti di mare, in alcuni cereali come l'avena e il grano saraceno, in alcuni tipi di legumi e nei grassi vegetali idrogenati come la margarina. Altre fonti di nickel sono il fumo di sigaretta, la bigiotteria, gli scarichi dei motori e dei riscaldamenti, alcuni pesticidi, le scatolette e le lattine per alimenti e bibite dove l'assorbimento può avvenire per inalazione o contatto con le mucose.

L'arsenico, il palladio e il cromo sono considerati altamente cancerogeni, lo stagno crea danni all'apparato gastrointestinale e fenomeni irritativi a occhi, pelle e vie urinarie, il platino può alterare il DNA e danneggiare fegato e reni mentre un eccesso di rame può comportare danni epatici permanenti, disfunzioni renali, emicranie e danni cerebrali.

La lista potrebbe continuare, ma noi per oggi ci fermiamo qui, lasciandovi il link ad un .pdf sulla tossicologia dei metalli pesanti e le loro conseguenze. La prossima volta parleremo di come è possibile aiutare il nostro organismo a detossificarsi dall'accumulo di metalli pesanti.

Cibi acidificanti e alcalinizzanti: quali sono e quali evitare

Postato il 29/04/2013

Ciao Ragazzi e bentornati sulle pagine del blog dedicato al mangostano!

dieta alcalinizzanteL'altra settimana abbiamo introdotto il concetto di equilibrio acido-base che permette al nostro organismo di compiere al meglio le sue funzioni fisiologiche. Molti ricercatori sono giunti alla conclusione che un'alterazione significativa di questo delicato equilibrio a favore dell'acidificazione possa essere alla radice di numerose patologie infiammatorie croniche e acute, ma anche la responsabile di malesseri diffusi o più o meno localizzati che rendono la nostra vita più faticosa e stressante. Tuttavia anche in questo secondo caso i sintomi di acidificazione non vanno per nulla presi sotto gamba perché l'esposizione a questa condizione prolungata può comportare gravi rischi per la salute.

Detto questo andiamo ad identificare quali sono i cibi alcalinizzanti e quali i responsabili dell'acidificazione, in modo da saperli evitare o limitare il più possibile nel caso nel vostro organismo sia in corso un fenomeno di acidificazione. Come vedremo gli alimenti appartenenti alla seconda categoria sono solitamente cibi non esattamente salubri, già ampiamente additati come i responsabili principali di molte malattie del nostro tempo a partire dall'obesità fino ad al diabete, ma alcuni di essi invece sono insospettabili cibi acidificanti che andrebbero consumati con una certa attenzione.

 

La frutta

Partiamo dal presupposto che se un alimento contiene una buona percentuale di microelementi quali sodio, potassio, magnesio e calcio sarà basico in quanto questi sono minerali alcalini in grado di riequilibrare il bilancio acido-base dell'organismo. La maggior parte degli alimenti contenenti questi elementi sono di origine vegetale, anche se non è possibile fare una generalizzazione. Infatti alcuni alimenti di origine vegetale sono acidificanti anche se non quanto alcuni cibi derivati da animali o di origine industriale. Fra questi si possono citare alcuni frutti secchi come noci, nocciole, anacardi, arachidi e alcuni frutti rossi-blu come le prugne o i mirtilli che tuttavia sono considerarti solo lievemente acidificanti se non quasi neutri in quanto il loro ph si aggira fra il 3 e il 5.5.

Invece fra i frutti altamente alcalinizzanti vanno introdotti l'anguria, fichi e datteri secchi, la mela e la pera, l'uva, il kiwi, l'albicocca, la pesca, l'ananas il melone, il mango, il frutto della passione, il mangostano, le bacche (tranne i mirtilli), i cachi e l'avocado il cui ph si aggira fra il 6 e il 7.5 quindi da considerare ottimi per aumentare il livello basico dell'organismo.

Al contrario di ciò che si pensa gli agrumi non sono da considerarsi alimenti acidificanti in quanto l'acido ascorbico è un acido organico che all'interno dell'organismo viene trasformato in un elemento basico e quindi molto utile per ripristinare l'equilibrio acido-base. Tuttavia questa trasformazione si ha solo quando l'organismo è al massimo delle su funzioni e non è compromesso da stress, vita sedentaria, abuso di alcol e fumo, alimentazione errata o cattiva digestione.

 

Verdura, cereali, legumi e condimenti

La maggior parte degli ortaggi e delle verdure siano alcalinizzanti e sono quindi un'ottima fonte riequilibrante per il nostro organismo. Fra questi vanno contati sicuramente i vegetali a foglia verde, le carote, le zucche, i carciofi, le alghe, il daikon, lo zenzero, le cipolle, l'aglio, le cruciferee (cavoli, cavolfiori, broccoli, verze, cavoletti...), il porro, i ravanelli e il peperoncino. Attenzione: alcuni cibi vegetali che contengono un'alta percentuale di zuccheri (sia semplici sia complessi) e amido possono essere estremamente acidificanti. Fra questi vanno citati la maggior parte dei cereali come grano, mais, frumento, avena, segale, orzo, riso. Questi cereali aumentano notevolmente la loro percentuale acidificante se subiscono un processo di raffinazione e vengono utilizzati nella preparazione di dolci, alimenti industriali e prodotti da forno in generale. Per farvi un esempio un dolce di origine industriale preparato con zuccheri e farine raffinati ha un ph equivalente a 1, la normale pasta e il riso bianco hanno un ph 1,5 e la pasta integrale di 2,5 e sono quindi da considerarsi estremamente acidificanti. Fra i cerali però vi sono alcune eccezioni e fra queste vanno citate il miglio, l'amaranto e la quinoa.

Anche fra i legumi esistono delle differenze fra quelli alcalinizzanti e acidificanti. Molti sono neutri o leggermente acidificanti come le lenticchie, i ceci, le fave e alcuni tipi di fagioli (dall'occhio, bianco, cannellino, messicano), mentre sono neutri o alcalini i piselli freschi, i fagiolini, il fagiolo tipo Lima e i tutti i derivati della soia.

Per quanto riguarda i condimenti via libera a spezie, sale integrale, aceto di mele, oli di oliva, mais e girasole e alle erbe aromatiche, mentre andrebbero limitati i condimenti di origine industriale quali maionese e ketchup, il sodio, l'aceto bianco trattato, la senape naturale, la noce moscata e alcuni derivati industriali della soia.

 

Cibi acidificanti

Vanno invece considerati come alimenti acidificanti gran parte degli alimenti di origine animale che possiedono ph che si aggirano fra il 2 e il 4.5. Fra quelli più acidificanti vi sono i formaggi a media e alta stagionatura, lo yogurt dolcificato, il burro, il gelato, la panna industriale e l'uovo intero soprattutto se fritto. Mentre sono tollerabili in quantità controllate il latte fresco di capra e mucca, il siero, lo yogurt naturale, la panna e il burro freschi e l'uovo crudo, in camicia o bollito. Per quanto riguarda la carne sono da considerarsi altamente acidificanti gli insaccati, la carne in scatola, alcuni tagli di carne rossa e bianca, le sardine e il tonno.

Vanno invece considerati come estremamente acidificanti la maggior parte dei non-cibi quali snack dolci e salati, bibite gassate, succhi di frutta industriali, caramelle e dolciumi. Andrebbero poi limitati il più possibile anche i cibi precotti, i surgelati, i preparati per il microonde e i già citati prodotti da forno, ma anche i i superalcolici, il caffè, il tè nero, la birra e il vino.

Per tenere sotto controllo l'acidificazione dell'organismo è anche necessario prestare attenzione alle combinazioni alimentari: alcuni cibi basici come spinaci, melanzane e pomodori possono diventare acidi se cotti troppo a lungo, la frutta può innescare un processo di acidificazione se ingerita insieme ad alimenti con un alto contenuto di zuccheri raffinati così come le proteine fermentano nello stomaco se ingerite insieme ai carboidrati. Infine secondo la dieta alcalinizzante per garantire al nostro organismo il giusto equilibrio acido-base sarebbe consigliabile mantenere una proporzione di 70% a 30% a favore degli alimenti alcalinizzanti e bere almeno due litri di acqua ricca di sali minerali quali calcio, sodio e magnesio al giorno .

Spero di non avervi confuso troppo le idee e nel caso, per rimediare, vi lascio un link ad una tabella piuttosto completa che indica con precisione quali cibi sono acidi e quali basici.