Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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Le farine per celiaci

Postato il 04/03/2015

Chi soffre di celiachia non può assumere alimenti che contengano glutine. Il glutine è contenuto soprattutto nelle farine con cui viene prodotta la maggior parte dei prodotti da forno, pane, biscotti, taralli e, naturalmente, anche nella pasta. Per questa ragione chi soffre di questa intolleranza alimentare rinuncia a questi alimenti non sapendo che esisto delle validissime alternative alla farina di grano, farro o orzo vietate ai celiaci.

Esistono diverse farine per celiaci. Scoprile con noi.

Farine per celiaciOrmai, nei supermercati, nelle farmacie e nei negozi specializzati è possibile trovare prodotti come biscotti, torte, brioche realizzate con sostanze tollerate dai celiaci. Anche numerosi ristoranti si sono attrezzati per rispondere alle esigenze di chi non può mangiare tutto perché intollerante o allergico. Naturalmente, però, i prodotti gluten free sono una gamma limitata. Non si potranno trovare tutti i tipi di dolci o di pietanze salate che non contengano glutine.

Per questo bisogna ricorrere al fai da te. Realizzare qualcosa senza l’uso di farine pericolose per i celiaci non è facile per questo abbiamo voluto individuare per voi le farine più utilizzate per produrre pietanze sia dolci che salate che siano perfette per chi non può mangiare quelle tradizionali. Ogni farina può essere facilmente acquistabile nei negozi specializzati ed utilizzata per creare una pizza così come una torta al cioccolato.

Farina di carruba: generalmente questo tipo di farina viene utilizzata come sostitutivo del cacao ma, si presta benissimo anche per altri tipi di alimenti, anche salati. Le carrube sono il frutto dell’albero del carrubo, un sempreverde che produce baccelli simili a fagioli ma dal colore marrone scuro. All’interno di questi baccelli si trovano i semi di carruba, sono questi ad essere utilizzati per la preparazione della farina. La farina di carruba è ricca di zuccheri naturali e di carboidrati e povera di grassi, infatti 100 gr di farina di carruba forniscono al nostro organismo 380 calorie. Non solo il contenuto calorico di questa farina è molto basso ma anche quello di colesterolo, solo 1 gr su 100 grammi di prodotto. La farina di carrube contiene anche proteine, fibre vegetali e zuccheri naturali oltre a calcio e di ferro, vitamine del gruppo B, vitamina A, magnesio e potassio. 

L'impiego più comune della farina di carruba avviene nella preparazione di dolci in cui essa può rappresentare un sostituto del cacao proprio grazie ai loro sapori molto simili. Questa farina può essere utilizzata anche come sostitutivo dello zucchero e come addensante naturale nella preparazione di vellutate, creme dolci, salse per condimenti. In molti, inoltre, la usano la posto del caffè solubile o dell'orzo in polvere. Ma non è utilizzata solo per ricette dolci. La farina di carruba può essere un ingrediente aggiuntivo nella preparazione della pasta fresca o di un pane speciale. In Sicilia, ad esempio, tale farina viene utilizzata per la preparazione di gnocchi, risotti, tagliatelle, mostaccioli e granite.

Farine per celiaciFarina di castagne: questi frutti provengono dall’albero di castagno, un possente albero ampiamente utilizzato per il suo legno. Le castagne vengono mangiate generalmente arrostite o intere per dolci e arrosti. La farina di castagne non è molto conosciuta ma, le sue proprietà sono innumerevoli.  Sono ricche di Carboidrati complessi per questo è un ottimo sostituto alla farina di cereali che i celiaci non possono mangiare. Questa farina, oltre ai carboidrati, contiene anche amidi, proteine e grassi ed è fonte di sali minerali, tra cui magnesio, zolfo, potassio, ferro e calcio, oltre al discreto contenuto di vitamine B1, B2, C e PP.

La farina di castagne di buona qualità è un po’ costosa mail suo sapore è davvero delizioso, non deve essere amaro, il colore deve risultare chiaro e la composizione impalpabile. Le ricetta più conosciuta che utilizza questo tipo di farina è il castagnaccio, dolce tipico delle regioni tosco-emiliane: alla farina si aggiunge acqua, olio, zucchero e frutta secca  come pinoli, uva passa, noci, cucinato in forno e gustato ancora caldo. Indicata per dolci di diverso tipo, la farina di castagne è perfetta anche per preparare pasta fresca e panetti di pane. Poiché è a basso contenuto di grassi, gli alimenti realizzati con questa farina possono essere consumati non solo dai celiaci ma anche da chi segue regimi alimentari controllati.

Farina di grano saraceno: nonostante il nome possa trarre in inganno, la farina di grano saraceno non contiene glutine. Questa farina deriva dalla macinazione dei semi della Polygonun Fagopyrum L. Viene chiamata grano saraceno perché ha poteri nutrizionali molto simili a quelli del grano. Il termine saraceno, invece, è legato al fatto che,probabilmente, ad introdurla nei nostri territori furono i turchi.  A differenza della farina di grano, quella si grano saraceno è priva di glutine, è più povera di proteine e contiene maggiori quantità di amido.

Il grano saraceno possiede le caratteristiche nutritive di un cereale e di un legume anche se non rientra in nessuna di queste categorie. Oltre a grandi quantità di amido, il grano saraceno contiene proteine, presenti soprattutto nel seme,  lipidi, composti sia da acidi grassi saturi, che da mono e polinsaturi. Il grano saraceno è ricco di sali minerali come ferro, fosforo, rame, zinco, selenio, potassio ed antiossidanti. Inoltre, contiene vitamine come la B1, la B2, la PP e la B5. Il suo impiego è svariato. Viene utilizzata per preparare pane, gallette, pasta ma non solo, anche torte rustiche, pizza o dolci. Ciò che la caratterizza è il suo colore scuro e il suo sapore lievemente amarognolo ma davvero gustoso.

Conoscere le farine che chi è affetto da intolleranza alimentare al glutine può utilizzare aiuta non soltanto se si vuole preparare qualcosa di sano e gustoso direttamente a casa propria ma è un’ottima guida nell’acquisto di prodotti preconfezionati. Leggete bene le etichette ed assicuratevi che gli alimenti che andate ad acquistare siano realmente gluten free, spulciate bene l’elenco degli ingredienti e non accontentatevi della scritta, spetto soltanto di marketing, che campeggia sulla confezione. Abbiamo visto 2 delle farine più comuni che possono sostituire quella di grano. Presto vi parleremo di molte altre.

La corretta alimentazione in gravidanza

Postato il 25/02/2015

L’arrivo di un bambino cambia la vita. Tutto quello che si faceva prima deve essere organizzato in base alle esigenze del nuovo arrivato. I cambiamenti, però, iniziano prima ancora che venga al mondo. L’alimentazione deve essere modifica perché, non è vero quel che dicevano le nostre nonne: “ora dovrai mangiare per due”. In gravidanza è necessario seguire un regime alimentare controllato e, soprattutto evitare determinati cibi.

È importante seguire una corretta alimentazione in gravidanza.

Corretta alimentazione in gravidanzaQuando si è in dolce attesa, e non solo, è importante che i cibi che ingeriamo siano sempre seni a genuini. Per questo scegliamo sempre frutta e verdura di stagione, più gustosa  perche non coltivata con prodotti chimici dannosi per la salute e per l’ambiente. Questa è solo una delle attenzioni che la futura madre deve prestare a ciò che mangia perché una corretta alimentazione aiuta il bambino a cresce sano e forte.

Per facilitare le cose è importante conoscere il proprio peso prima del concepimento, in questo modo potrai tenere sotto controllo i kili presi durante i nove mesi della gravidanza. Se una donna normopeso, che svolge una frequente attività fisica, necessita di circa 2500 kcal al giorno, una donna in gravidanza nei primi 3 mesi deve assumerne circa 2650 kcal per salire a 2800 nel secondo e terzo semestre.

Una donna in gravidanza, in tutto l’arco della gestazione, dovrebbe prendere non più di 13-14 kg. Per questo è consigliabile pesarsi periodicamente, meglio se sempre alla stessa ora della giornata, meglio se al mattino prima della colazione. Per questo, per evitare di assimilare più peso del necessario e quindi kili in eccesso che sarà duro mandar via dopo il parto, bisogna seguire delle regole alimentari:

  • fare pasti piccoli e frequenti
  • evitare lunghi periodi di digiuno durante la giornata e la notte
  • mangiare lentamente evitando così l'ingestione di aria che può dare senso di gonfiore addominale
  • consumare i cibi più calorici al mattino ed a pranzo evitandoli a cena e nei giorni di poca attività fisica.

Tenute presenti queste regole esistono alcuni alimenti che possono essere consumati senza  alcun problema ed altri che vanno accuratamente evitati. Tra i cibi che una donna in gravidanza può mangiare, sempre rispettando l’apposto calorico giornaliero, vi sono:

Zuccheri complessi: pane, da preferire quello integrale, pasta, riso, cereali, legumi. Questi alimenti sono consigliati perché il loro assorbimento è più lento, sono ricchi in fibre utili per regolarizzare l’intestino e contengono una quota proteica. Per quanto riguarda gli zuccheri semplici come zucchero, dolci, bibite zuccherine, sarebbe meglio evitarli o comunque ridurli.

Proteine: carne, meglio quella di pollo e coniglio, quindi carni bianche, pesce, uova, soia, latte parzialmente scremato, legumi. Tutti questi alimenti sono fondamentali e preziose per l'accrescimento del feto.

Grassi: eliminate il consumo di burro, margarina o strutto e scegliete, invece, del buon olio extravergine di oliva.

Vitamine e minerali: tutta la frutta, meglio se fresca di stagione e ricca di vitamina C da consumare a metà mattina o a metà pomeriggio, come spuntino. La verdura andrebbe mangiata almeno una volta al giorno e lo stesso vale anche per il latte parzialmente scremato e formaggi magri, ricchi di calcio che aiutano a rinforzare le ossa.

Bevande: poiché l’acqua che si compra al supermercato è generalmente oligominerali, quindi povere di calcio, non sono adatta ad una donna in gravidanza. Per questo si consiglia di bere l’acqua del rubinetto poiché sicura e controllata in tutte le città del nostro Paese.

Corretta alimentazione in gravidanzaUna donna, nei 9 mesi della gravidanza, dovrebbe, invece, abolire dalla propria dieta:

  • Alcolici e superalcolici
  • Caffè, the e cioccolata
  • Salumi ed insaccati in genere
  • Carne cruda, macinata o a fette come il carpaccio
  • Pesche crudo come sushi o sashimi
  • Molluschi
  • Selvaggina
  • Cibi a temperatura troppo alta o troppo bassa
  • Cibi piccanti
  • cibi in salamoia o affumicati
  • Formaggi molli/semimolli con crosta e muffe come gorgonzola, brie

Tenete, inoltre, presente che le insalate già pronte comprate al supermercato devono essere accuratamente lavate. Di pesce spada, verdesca o tonno non superate una porzione settimanale per evitare l'accumulo di possibili inquinanti come il mercurio. Lavate sempre le mani dopo aver manipolato carni crude o il guscio delle uova e se preparate zabaione, maionese, creme e tiramisù fatti in casa consumateli sempre in giornata o, al massimo, entro il giorno successivo.

Una dieta controllata andrebbe tenuta anche nella fase di allattamento, quella post parto, perché esistono dei cibi che potrebbero contaminare il latte del seno materno ed essere dannosi per il bambino. Potrebbero sembrare delle privazioni difficili da attuare ma, con qualche sforzo potremo prenderci cura non solo del piccolo che portiamo in grembo ma anche di voi stesse. Qualche piccola trasgressione, come del cioccolato ogni tanto, potete anche concedervela sempre che sia un evento occasionale ed in dosi davvero minime. Potrete comunque rifarvi dopo lo svezzamento.

Prova ad usare le spezie al posto del sale

Postato il 24/02/2015

Mangiare con troppo sale non fa bene alla salute per questo ci viene spesso consigliato di ridurne l’aggiunta nei nostri cibi e nelle nostre pietanze. Per chi non è abituato, soprattutto all’inizio, mangiare con poco sale o, addirittura senza, può essere una vera tortura. Generalmente viene consigliato di ridurre l’apporto salino a chi soffre di determinate patologie come l’ipertensione.

Dona gusto alle tue pietanze con le spezie al posto del sale.

SpezieEcco quindi che si decide di rinunciare al gusto per seguire una dieta senza sale. Questo, però, non è obbligatorio. C’è un metodo alternativo, l’uso delle spezie al posto del sale. In questo modo potremo intensificare i sapori del cibo senza, però, aumentarne la sapidità. Sin da tempi antichissimi,  le spezie hanno svolto un ruolo fondamentale nel commercio delle grandi potenze mondiali, merce di scambio dal valore inestimabile, il pepe, lo zenzero, i chiodi di garofano, la cannella, la noce moscata sono solo alcune delle polveri colorate che per secoli hanno viaggiato a bordo di muli e cavalli per essere condotte in tutti gli angoli della terra.

Le spezie sono parte di piante, generalmente aromatiche, essiccate al sole e poi ridotte in polveri dagli intensi colori dell’ocra della curcuma, del rosso intenso della paprica, del grigio chiaro del cumino, del nero violaceo sei semi di papavero. Tutte queste spezie hanno un odore ed un sapore caratteristico che consenti di distinguerle una dall’altra ma, soprattutto, di usarle per arricchire pietanze o bevande proprio in base al loro aroma.

La prima cosa da fare quando ci si avvicina al mondo delle spezie è imparare a conoscerle sia visivamente ma, soprattutto dall’olfatto. Il loro odore deve aiutarvi ad identificarle e ad abbinarle alle pietanze migliori. Ad esempio un trito di erbe fresche composto da basilico, rosmarino, timo, maggiorana, origano, aneto e salvia risulta perfetto per esaltare e salare il pesce al forno o alla griglia. Il peperoncino e il pepe, invece, daranno maggiore sapore alla pizza, ad una zuppa o al pollo alla piastra. Per non parlare del riso bollito, che è in grado di esaltare al massimo il gusto di una spezia, raggiunge l’apice del gusto se abbinato a zenzero, curry o zafferano. 

La noce moscata si abbina alla perfezione con manzo, verdure e stuzzichini.  Il sesamo, invece, è ideale con i legumi.  Ogni spezia va comunque prima gustata separatamente, in questo modo potremo preparare il palato ed iniziare a familiarizzare con loro. All’inizio può non risultare un compito facile, per questo abbiamo deciso di individuare alcune delle spezie più note, più facilmente reperibili e dal sapore definito ed illustrarvele nel dettaglio.

Aneto: è una pianta coltivata specificatamente per produrre una polvere che insaporisca i cibi. In cucina vengono utilizzati sia i semi che le foglie, entrambi molto aromatici. Il suo sapore è molto simile a quello del finocchio ed è molto utilizzato in Germania, nell'Est Europeo e in Scandinavia e anche in India, un po’ meno qui in Italia. Si abbina perfettamente a piatti a base di pesce in forma di foglie o in polvere, i semi, invece, servono a profumare i liquori e le marmellate.

Cannella: la cannella ha una varietà considerata tra le più pregiate al mondo, la cannella regina, ottenuta dalla corteccia di un piccolo albero che cresce nello Sri - Lanka. Il suo aroma è intenso ed il suo sapore penetrante, caldo e ben definito. In cucina si può utilizzare, sia in stecche che in polvere, per la preparazione di piatti di carne stufata, arrosti e per aromatizzare dolci, frutta cotta, prodotti da forno e cioccolata. Ma, generalmente, almeno da noi, viene utilizzato per arricchire dolci e torte ma anche infusi e tisane.

SpeziePaprica: la paprica è disponibile in due diverse versioni, quella dolce e quella piccante. In entrambi i casi il suo resta un gusto delicato, con un leggero tono amarognolo amaro ma molto aromatico. La paprica piccante la si ottiene quando viene macinata anche la placenta del peperoncino, ossia la parte interna al quale sono attaccati i semi . Viene generalmente abbinata alla carne, ai formaggi, alla panna, al pomodoro, alla cipolla ed una delle principali componenti di molte miscele di spezie come, ad esempio, il curry. La paprica è l'alimento più ricco di carotenoidi.

Semi di papavero: il papavero, originario dell’Asia centrale e del Mediterraneo orientale, è una pianta annuale che produce piccolissimi semi nero-azzurri dall’aroma caratteristico. L’odore ed il sapore sono molto delicati e richiamano il profumo delle nocciole dopo la tostatura. In cucina trova impiego con il miele, sulle torte o nei ripieni di dolci alla frutta. Si utilizza anche per addensare ed insaporire salse di pesce e verdure e per condire le insalate. E’ raccomandabile tostarlo prima dell’uso per gustarne a pieno l’aroma.

Zafferano: lo zafferano è una delle spezie che vengono coltivate nel nostro paese, tra le regioni note per questo tipo di produzione vi è l’Abruzzo. Lo zafferano nell’antichità era utilizzato nel campo della medicina per le sue proprietà antidolorifiche, oppure come colorante per tessuti o pelli. Oggi trova ampio spazio nella cucina, basti pensare al noto risotto giallo o alla milanese.

Zenzero:  lo zenzero è tra le spezie più antiche ed importanti. Originario dell’Asia Tropicale, è un tubero che viene utilizzato fresco, essiccato o in polvere. Nella sua versione in polvere, il suo aroma è caldo, con note di legno fresco e sfumature dolci e ricche. Al palato risulta caldo e piccante. In cucina il suo uso è estremamente versatile sia nella cottura di carni bianche, pesce, nelle verdure, nelle zuppe e naturalmente nei dolci natalizi e nei biscotti.

Queste spezie, solo alcune di questo infinito e coloratissimo mondo, sono in grado di rinnovare i sapori dei nostri cibi, arricchirli e renderli più sani per il nostro organismo. Nonostante molte di queste spezie, nell’immaginario collettivo, richiamano l’oriente, paesi esotici e lontani, possiamo permettergli di entrare nella nostra cucina ed imparare a cucinare utilizzando sapori e gusti nuovi.

Le proprietà dei ceci

Postato il 19/02/2015

I legumi sono tra gli alimenti che contengono la maggiore quantità di proteine, come la carne ma migliori. Che differenza c’è tra le proteine di carne e legumi? Le proteine vegetali dei ceci, così come quelle dei fagioli, delle fave, delle lenticchie, dei piselli, non contengono colesterolo e hanno soltanto il 3% di grassi. Per questo molti nutrizionisti consigliano di ridurre il consumo di carne a favore dei legumi. Tra i legumi più utilizzati nella cucina italiana, vi sono, senza dubbio, i ceci.

I mille benefici e proprietà dei ceci.

Proprietà dei ceciLa pianta dei ceci ha origini antichissime. Il suo nome deriva dal latino Cicer, che significa verruca, proprio per la forma che ha questo legume. E da Cicer deriva anche il nome di Cicerone, un avvocato, politico, scrittore, oratore e filosofo dell’antica Roma, dato ad un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso.

È da decenni che il cece è tra le piante che l’uomo ha imparato a coltivare ma, in origine era una pianta selvatica del genere Cicer chiamata Cicer reticulatum, originaria della Turchia.  Sembrerebbe che i primi a coltivare questa pianta furono gli abitanti dell’Iraq dell’età del bronzo, secondo quanto hanno attestato alcune ricerche archeologiche effettuate in quei territori. I ceci si diffusero in tutto il mondo, dall’antico Egitto alla Grecia all’Impero romano. 

Questa pianta, probabilmente grazie anche al clima dei territori di cui è originaria, è in grado di resistere alla siccità poiché sviluppa un apparato radicale ramificato e profondo, fino oltre un metro. I fiori vanno dal colore bianco al rosa al rosso e sono dotati di 3-4 baccelli all’interno dei quali sono custoditi i frutti, i ceci. Il terreno poco adatto del nostro paese fa sì che da noi non vi sia un’elevata produzione di ceci che, restano comunque, dopo la soia ed il fagiolo, la leguminosa più coltivata.

In Italia non vi è un elevato consumo di questo legume a parte alcune regioni del sud e la Liguria ha, tra i piatti più famosi della sua tradizione culinaria, la farinata, realizzata con farina di ceci. Secondo alcuni sondaggi al mondo si consumano 10,897,040 tonnellate di ceci, di queste ben 7,480,000 tonnellate soltanto in India. Vediamo i valori nutrizionali per 100 grammi di prodotto:

Calorie 364

Lipidi 6 gr

Acidi grassi saturi 0,6 g

Acidi grassi polinsaturi 2,7 g

Acidi grassi monoinsaturi 1,4 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 24 mg

Potassio 875 mg

Glucidi 61 g

Fibra alimentare 17 g

Zucchero 11 g

Proteine 19 g

Retinolo 67 IU

Acido ascorbico 4 mg

Calcio 105 mg

Ferro 6,2 mg

Vitamina D 0 IU 

Piridossina 0,5 mg

Cobalamina 0 µg

Magnesio 115 mg

Proprietà dei ceciIn sintesi i ceci sono fonte di proteine vegetali, di fibra, di vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), di vitamina C ed E. in questi legumi trovano anche alcuni minerali come ad esempio magnesio e fosforo. Inoltre i ceci contengono una discreta quantità di acidi grassi polinsaturi, soprattutto acido linoleico. I ceci essiccati, rispetto a quelli freschi,contengo molte più calorie, circa 316 Kcal per 100gr. una volta sottoposti a cottura contengono oltre il 6% di grassi, mentre nei fagioli se ne trova solo  il 2%.

Questo li rende importanti soprattutto per le diete degli sporti grazie al suo grande apporto energetico. Tutte queste sostanze rendono il cece un legume importante per diminuire i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, grazie all’elevato contenuto di  saponine. Non solo, i ceci sono utilissimi anche per chi soffre di acidità di stomaco, per le sue proprietà antiacide e contro le ulcere gastroduodenali oltre a svolgere un'azione drenante e antiadipe. Diversamente da altri legumi, i ceci sono digeribili e non provocano gonfiore addominale.

Per essere consumati, i ceci, dopo l’essiccamento, devono essere lasciati in ammollo  in acqua fredda per circa 12 ore. Dopodiché possiamo lessarli e consumarli in zuppe o accompagnati da pasta o pane. Diversamente, si adattano perfettamente per essere ridotti in purea. Nei paesi orientali il purè di ceci viene arricchito con semi di sesamo, olio e limone per realizzare una delle ricette più gustose: l’Hummus. I ceci essiccati, invece, possono essere macinati ed usati come farina.

Grazie alla loro ricchezza proteica, i legumi in questione si possono consumare lessati e in insalata in umido anche 2-3 volte a settimana eventualmente in sostituzione della carne, come fanno i vegetariani o i vegani. Ma, come abbiamo detto, l’ideale per gustare a pieno i ceci è l’Hummus, vediamo come realizzarlo:

Ingredienti

  • 300 gr di ceci secchi
  • 2 spicchi di aglio
  • Sale
  • Olio extravergine di oliva
  • Succo di 2 limoni
  • 2 cucchiai di sesamo
  • 2 cucchiai di cumino
  • Acqua calda

Proprietà dei ceciPreparazione

Iniziamo mettendo in ammollo i ceci per almeno 24 ore con il doppio del loro volume in acqua. Dopo un giorno, scolate i ceci e sciacqua teli con cura. Metteteli in una pentola a pressione con abbondante acqua e fateli cuocere per almeno 20 minuti fino a quando non risulteranno teneri. Scolateli e lasciateli raffreddare. In una padella antiaderente versate tre cucchiai di olio extravergine di oliva, due spicchi d’aglio e le spezie in polvere, fate tostare il tutto per un paio di minuti a fiamma dolce. A questo punto aggiungete i ceci scolati e lasciate insaporire per altri 2-3 minuti.

A parte, spremete i limoni e mettete il loro succo in un mixer ed aggiungete i ceci, con aglio e spezie. Unite il sesamo e il succo di limone e frullate il tutto fino ad ottenere una crema omogenea e liscia. Aggiungete a filo dell'olio extravergine di oliva o dell'acqua calda, meglio se quella di cottura dei legumi e mescolate il tutto con un cucchiaio. L’ Hummus è pronto e potete servirlo in una terrina accompagnato da crostini di pane tostato o pane azzimo o arabo. L' humus può essere conservato in frigorifero in un contenitore ermetico per 2-3 giorni.

Celiachia o intolleranza al glutine

Postato il 17/02/2015

La celiachia è un’intolleranza cronica al glutine, sostanza contenuta in molti cibi come pasta e pane. Per questo a coloro che sono affetti da tale intolleranza sono costretti a seguire una dieta speciale che preveda l’uso di farine alternative per sostituire quella di grano utilizzata generalmente per le preparazioni dei cibi.

Che cos’è la celiachia?

CeliachiaLa celiachia è una malattia che colpisce circa 380 mila persone in Italia e i numeri sono in notevole crescita. Negli ultimi anni risulterebbero oltre 13 mila nuove diagnosi di cui più di 5.000 solo in Lombardia. Il numero è aumentato del 19% sono tra il 2010 ed 2011 e continua a crescere. L’incremento maggiore ha riguardato sia la Lombardia che la Sardegna entrambe con il 26 % di malati diagnosticati. A seguire c’è l’Abruzzo con il 23 % e poi la Provincia autonoma di Trento con il 22%. Le percentuali più basse di incremento si sono avute in Campania e in Sicilia, rispettivamente con il 9% e l’8%, non è ancora chiaro se è dovuto alla presenza di meno casi di celiachia o a meno persone che si sottopongono a controlli.

In un solo anno in Emilia Romagna si sono verificati oltre 2.000 casi in più e 1.900 in Toscana, il 50% circa in più rispetto all’anno precedente. La Regione che in assoluto ospita più celiaci risulta ancora la Lombardia con 23.884 celiaci corrispondente al 17,6 % della popolazione celiaca italiana; al secondo posto quest’anno troviamo la Campania con 13.845 celiaci e il 10,20 % mentre al terzo il Lazio con 13.827 celiaci e un 10,18%. Tra le regioni con un minor numero di casi accertati sono la Basilicata, con solo lo 0,11%, la Calabria con lo 0,15 %, le Marche con lo 0,16 % ed il Veneto con lo 0,17%. Quelle con il maggior numero di casi sono la Sardegna con lo 0,31%,la Toscana con lo 0,29% e la Valle D’Aosta con lo 0,28%.

Bisogna fare una differenza in base al sesso. Sembrerebbe, infatti, che i casi di celiachia siano maggiormente riscontrati tra le donne. Secondo il rapporto del Ministero della Salute sulla celiachia del 2011 le donne celiache sono 96.245 contro i 38.655 degli uomini, meno della metà. “Questo dato – spiega il documento - scaturisce dal fatto che la celiachia è una malattia mediata da fattori ormonali che probabilmente ne regolano l’insorgenza e per i quali si svilupperebbe maggiormente nel sesso femminile”.

Una malattia, la celiachia, che colpisce un’alta percentuale della popolazione. Ma quali sono i sintomi di questa intolleranza che negli anni si fa sempre più frequente? Tra quelli più diffusi tra i neonati e i bambini vi sono:

  • gonfiore e dolore addominale
  • dissenteria
  • vomito
  • costipazione
  • feci pallide, maleodoranti o oleose
  • dimagrimento
  • irritabilità

Nel caso degli adulti i sintomi si aggravano:

  • anemia sideropenica (da mancanza di ferro), apparentemente inspiegabile
  • affaticamento
  • dolore alle ossa o alle articolazioni
  • artrite
  • fragilità ossea o osteoporosi
  • depressione o ansia
  • formicolio e intorpidimento delle mani e dei piedi
  • convulsioni
  • assenza di mestruazioni
  • sterilità o aborti spontanei ricorrenti
  • stomatite aftosa nella cavità orale
  • eruzione cutanea pruriginosa (dermatite erpetiforme)

CeliachiaSe una persona affetta da celiachia assume alimenti contenenti glutine il loro sistema immunitario reagisce colpendo i villi intestinali, le piccole protuberanze che formano la mucosa intestinale. I villi hanno il compito di assorbire le sostanze nutritive che attraversando la parete dell’intestino tenue vanno a finire nel sangue. Se i villi non funzionano come dovrebbero si presentano i sintomi da malnutrizione, anche se la persona celiaca apparentemente si alimenta con regolarità.

Generalmente chi crede di soffrire di celiachia viene sottoposto ad alcuni esami. Prima però, non deve assolutamente eliminare i cibi a base di glutine dalla propria dieta, questo potrebbe sfalsarne i risultati. Tra i primi esami medici da fare vi sono le analisi del sangue. Se le analisi del sangue presentano livelli più alti del normale di determinati autoanticorpi vuol dire che si è celiaci. Per questo è importante misurare la di anticorpi antitransglutaminasi tissutale o antiendomisio. Se i risultati delle analisi sono negativi, ma si sospetta ancora la presenza della celiachia, potrebbero essere necessarie ulteriori analisi.

Generalmente dopo le analisi, se i risultati non sono soddisfacenti, si ricorre alla biopsia intestinale. L’esame dell’intestino tenue è volto a controllare se i villi sono danneggiati, tramite l’asportazione di una piccolissima porzione di questi. Se l’esame conferma l’intolleranza è necessario correre ai ripari eliminando tutti o parte di quegli alimenti contenenti glutine. Questa sostanza, però, non si trova solo in pane e pasta ma anche: orzo, avena, segale, farro e frumento, pane, pizza, focaccia, piadina, lievito madre (madre acida), snack, merendine, biscotti, torte confezionate, ravioli, gnocchi di patate o alla romana, couscous, muesli, polenta taragna, tutti i prodotti contenenti cereali o malto, besciamella, crema pasticcera, panature, minestre pronte, seitan, yogurt ai cereali, porridge, birra, wisky, gin e vodka.

Sono a rischio, vanno cioè consumati con moderazione: formaggi fusi e sottilette, latte in polvere, panna montata, yogurt alla frutta, maionese, senape e salse di soia, oli di semi vari, cioccolato, dadi, gomme da masticare, omogeneizzati, risotti pronti, mousse di frutta. I celiaci possono, invece, mangiare: riso, pasta senza glutine, farine di miglio, soia, mais e riso, carne, prosciutto crudo, pesce, molluschi freschi o congelati senza additivi, ceci, uova, frutta fresca e verdura fresca, legumi, latte senza additivi, yogurt naturale, panna fresca e a lunga conservazione senza additivi, caffé, tè e bevande gassate, succo di frutta senza additivi, vino, alcuni liquori (grappa, rum), gelati, torte e biscotti (fatti con farine consentite), zucchero e miele, oli (oliva, mais, soia, girasole, arachidi).

Analisi e controlli medici ed una dieta controllata consentono ai celiaci di condurre una vita normale. Fortunatamente, negli ultimi anni, sono nati ristoranti, forni, pasticcerie che cucinano usando farine speciali perfette per gli intolleranti al glutine. Se prima poteva essere un problema reperire alimenti gluten free oggi è possibile trovarli nelle farmacie ma anche nei tradizionali supermercati, in reparti riservati.