Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

Hai trovato questo articolo interessante? Allora clicca su...

Infusi e tisane che fanno bene alla salute

Postato il 26/03/2015

Tè, infusi, tisane da tempi antichissimi hanno accompagnato la vita di uomini e donne di ogni parte del mondo. La preparazione e la scelta delle piante vengono effettuate con accuratezza e valutando i benefici che se ne possono ricavare. Queste bevande non sono solo riservate ad un momento della giornata in ci vogliamo rilassarci e goderci un po’ di tranquillità ma, spesso, venivano e vengono utilizzate per curare malanni del corpo e della mente.

Infusi e tisane: che differenza c’è?

Infusi e tisaneGli infusi e le tisane fondano le loro origini nell’antichità. In epoca greco-romana, le proprietà benefiche di alcune piante, radici, bacche erano già note ed ampiamente utilizzate tanto da essere messe in infusione in acqua calda o fredda o sottoforma di compresse per una maggiore comodità di utilizzo. Solo durante il Medioevo le preparazioni delle tisane e infusi diventano via via sempre più sofisticate, essendo largamente utilizzatte soprattutto nel campo della farmacopea, segretamente dispensato da streghe e fattucchiere, che era l’anima della medicina del tempo.

Per preparare una tisana o un infuso si usano indistintamente diverse parti, tenere o legnose, delle piante che vengono rovesciate in acqua bollente e lasciate riposare per non più di 5 minuti. L’infuso è un particolare metodo estrattivo dei principi attivi nella preparazione di una tisana, infatti vengono impiegate solo parti tenere delle piante come fiori e foglie, che sono lasciate in infusione per circa 5-10 minuti e poi filtrati. Me vediamo nel dettaglio la reale distinzione tra queste due bevande, la tisana e l’infuso:

La tisana è una soluzione a base di acqua e sostanze medicinali di origine vegetale. Essa contiene una o più erbe principali, a cui vengono attribuite proprietà terapeutiche. In una tisana composta da più erbe, il loro numero non dovrebbe mai superare quelle di 5, il rischio sarebbe quello di un’interazione tra le sostanze che potrebbe non essere benefica ma dannosa. Vengono così classificate:

  • remedium cardinaleo rimedio di base: sono una o più sostanze che hanno principi specifici per la terapia in questione;
  • adiuvans o adiuvante: sono una o più droghe capaci di sinergizzare con il rimedio di base;
  • costituens o complemento: sono una o più erbe in grado di conferire un aspetto piacevole;
  • corrigens o correttore: sono una o più droghe in grado di migliorare le caratteristiche organolettiche della tisana.

Per preparare una tisana vengono adoperate sia le parti tenere che quelle legnose delle piante, come semi, radici, fiori, rami, cortecce, fresche oppure essiccate, le quali devono essere opportunamente sminuzzate. Il grado di sminuzzamento è fondamentale poichè può influire sull’estrazione dei principi attivi. Le erbe vanno poi versate in acqua bollente, meglio se demineralizzata, e devono essere tenute in infusione e lasciate riposare per circa 5 minuti

Quando si prepara una tisana è molto importante rispettare le dosi indicate. Se il quantitativo di erbe è scarso, la tisana non essere efficace, dosi eccessive, invece, possono rivelarsi tutt’altro che rilassanti, come nel caso della camomilla. Tra le piante aromatiche che vengono più spesso utilizzate nelle tisane vi sono: menta, melissa, verbena, finocchio, anice verde, arancio, liquirizia, basilico e gelsomino; alcune piante coloranti sono invece karkadè e rosolaccio, calendula, fiori di carcamo, sandalo rosso. Esistono diversi tipi di tisane a seconda del metodo estrattivo cui si ricorre. Tra questi vi è l’infuso.

L’infuso è una sorta di tisana più leggera di quella tradizionale. Consiste in una preparazione liquida ottenuta versando acqua bollente sulla fonte vegetale da cui si desidera estrarre la componente benefica. Tra tutte le tecniche estrattive, l’infusione rappresenta senza dubbio quella più pratica e comune, proprio grazie alla semplicità della sua preparazione. Per preparare un infuso si utilizzano solo le parti tenere delle piante come fiori e foglie per estrarre gli aromi più gradevoli e delicati, all’interno di appositi contenitori in vetro, ceramica, terracotta che vengono poi chiusi o coperti, in modo da mantenere intatte non solo le proprietà benefiche ma anche quelle organolettiche.

Infusi e tisaneDopo 5-10 minuti il liquido deve essere filtrato con un colino e la tisana è pronta per essere consumata. Generalmente, per dolcificare la bevanda si utilizza del miele o dello zucchero da cucina. In sintesi le piante vengono aggiunte all’acqua calda successivamente e non devono essere bollite con esse, poiché gli oli essenziali contenuti nelle piante evaporerebbero se sottoposti ad ebollizione. Per gli infusi sono scelte piante come menta, melissa, verbena, sambuco, artemisia, timo, assenzio, ecc.

Esistono anche gli infusi di frutta. Questi sono bevande dal gusto gradevole, salutare che, a differenza di quelle tradizionali, non contengono sostanze eccitanti come la teina o la caffeina e sono quindi adatte a tutti e degustabili a qualunque ora. La base di questi infusi è di solito composta dai fiori dell’Ibisco, meglio conosciuti con il nome di karkadè, che danno alla bevanda un potere dissetante, ricca di vitamina C e che ha la proprietà di accrescere le difese dell'organismo, prevenire l'influenza e le malattie da raffreddamento oltre ad avere effetti digestivi e diuretici.

Un altro componente presente di frequente negli infusi alla frutta è la bacca della rosa canina, anch'essa ricchissima di vitamina C. A questi due elementi vengono aggiunti pezzetti di frutta essiccata, fiori, foglie che, adeguatamente combinati, donano agli infusi gusti diversi e originali. La scelta del metodo estrattivo più idoneo dipende dalle caratteristiche delle fonti vegetali e dei principi attivi che si vogliono estrarre di volta in volta. Oltre all’infuso vi sono anche:

  • la macerazione: raccomandata in tutti i casi in cui il principio attivo presente nelle erbe o nelle piante scelte sia termolabile oppure quando il tempo necessario alla solubilizzazione in acqua sia molto lungo.
  • il decotto: con questo metodo si possono estrarre i fitocomplessi da radici, cortecce, rametti, foglie dure o coriacee ed in tutti quei casi in cui con la bollitura prolungata non vengano deteriorati i principi attivi della droga.

Tisane e infusi, insieme a macerazioni e decotti, sono i metodi migliori per sfruttare al massimo erbe e piante ed estrarre da esse tutti quei principi che fanno bene alla nostra salute.

Scopriamo le uova e le loro proprietà

Postato il 25/03/2015

La nostra alimentazione per essere corretta deve essere varia. Legumi, carne e pesce la fanno da padrone sulle nostre tavole così come le uova. Le uova sono un alimento ricchissimo di proteine per questo vengono spesso usate in sostituzione della carne, le cui proteine se assimilate in quantità eccessive possono creare seri danni alla salute. Ma non sono solo i vegetariani a scegliere si scambiare carne con uova. Questa scelta è consigliata anche a quanti soffrono di diabete o malattie cardiovascolari.

Mangiare le uova fa bene.

uovaGeneralmente il tipo di uova più utilizzato è quello di gallina e di questi esemplari ne vengono prodotti in differenti tipi di allevamento:

Allevamento in gabbia o in batteria: è di un allevamento effettuato esclusivamente in gabbie di filo di
ferro alte almeno 40 cm, con una superficie di 550 cm² per singola gallina. Ad ogni animale viene messa a disposizione una vaschetta per l’acqua ed il mangime. La luce è artificiale e spesso essa viene tenuta accesa anche oltre la durata di una normale giornata solare, per accrescere la produzione di uova. Questo tipo di allevamento è considerato disumano e consigliamo di non comprare uova prodotte in questo modo.

Allevamento a terra: le galline ovaiole vengono condotte in grandi capannoni nei quali esse possono muoversi “liberamente”. La densità di polli per m² non può superare il numero di sette. In questo modo gli animali possono beccare e razzolare. La covata delle uova avviene in nidi comuni.

Allevamento all’aperto: è considerato il tipo di allevamento più diffuso tra quelli più rispettosi della specie avicola. In questo caso le galline hanno a disposizione una stalla ed uno spazio all’aperto. Per ogni ettaro a cielo aperto possono essere tenuti un massimo di 2.500 polli, in questo modo ogni animale ha a sua disposizione 4 m².

Allevamento biologico: nell’allevamento biologico gli animali devono avere a disposizione dei piccoli stagni nei quali poter sguazzare e, a differenza degli altri casi, nel pollaio sono presenti anche dei galli. Il mangime di cui si nutrono è completamente biologico e costituito principalmente da cereali e mais. Inutile dire che l’uso di additivi per favorire la crescita, amminoacidi sintetici, mangimi modificati geneticamente, farine di pesce è severamente vietato.

Le uova prodotte in questi diversi tipi di allevamento vengono classificati nel momento dell’imballaggio. Secondo la legge europea le uova vengono distinte i categorie in base a freschezza ed igiene:

  • Categoria A o “uova fresche”
  • Categoria B o “uova di seconda qualità o conservate”
  • Categoria C o “uova declassate destinate all’industria alimentare”

Le uova di categoria A vengono inoltre suddivise anche in classi di peso:

  • XL Grandissime: 73 g e più
  • L Grandi: da 63 g a 73 g
  • M Medie: da 53 g a 63 g
  • S Piccole: meno di 53 g

uovaMa nella nostra cucina non si utilizzano solo uova di gallina. È possibile cucinare anche uova di altri volatili come quaglia, anatra, oca o struzzo. Le uova di gallina sono ricche di sostanze nutrizionali. Ecco i valori medi per 100 grammi di uova di gallina senza guscio:

  • Valore energetico: kcal 133 (kJ535)
  • Proteine: 12,4 g
  • Carboidrati: 0,5 g
  • Grassi: 8,7 g

Le uova di gallina forniscono una grande quantità di proteine complete di alta qualità, che contengono tutti gli amminoacidi essenziali per il nostro organismo e grandi quantità di vitamine e minerali, compresa la vitamina A, riboflavina, acido folico, vitamina B6, vitamina B12,colina, ferro, calcio, fosforo e potassio. Il loro consumo è consigliato anche perché sono uno degli alimenti meno costosi contenenti proteine complete, valida sostituzione alla carne.

L'uovo è uno dei pochi alimenti che contengono vitamina D, poiché quest'ultima è prodotta fisiologicamente negli esseri umani quando la loro pelle è esposta alla luce solare. La vitamina D, insieme a quella A ed E sono contenute nel tuorlo. Un grande tuorlo d'uovo contiene circa 60 calorie mentre l'albume ne contiene circa 15. Da punto di vista nutrizionale va fatta una distinzione tra albume e tuorlo. L'albume è la parte esterna, trasparente, di consistenza più fluida ed è composto al 90% di acqua e al 10% di proteine. Il tuorlo è la parte interna, di colore giallo arancio intenso è, invece, composto da acqua al 50%, 17% proteine, 30% grassi e altri emulsionanti.

Il paese maggior produttore di uova è la Cina seguita da Stati Uniti e India. In Italia, oggi, si consumano circa 206 uova procapite. Questo prodotto estremamente versatile, viene utilizzato sia consumato da solo sodo, alla coque o fritto, sia in impasti come quelli per le torte o per la pasta fatta in casa. Mangiare le uova fa bene l’importante è che siano fresche, soprattutto se si mangiano crude, e che provengano da allevamenti che non sfruttano gli animali.

Combattere l’influenza con i cibi giusti

Postato il 18/03/2015

Freddo, sbalzi di temperatura, vento e pioggia mettono a dura prova il nostro sistema immunitario. Ecco, quindi, che arrivano mal di gola, raffreddore, febbre e malanni tipici della stagione invernale. A volte, non è sufficiente imbacuccarsi e non prendere freddo, l’influenza può “beccarci” anche solo perché si è a contatto con persone che la covano. Per questo il problema va combattuto all’origine rafforzando le proprie difese immunitarie.

Mangia bene per combattere l’influenza.

Combattere l'influenzaSe il fisico è forte difficilmente virus e batteri lo attaccheranno e difficilmente, quindi, ci ammaleremo. Per questo è necessario mangiare bene. Esistono, però, alcuni alimenti maggiormente consigliati per tenere lontani i bacilli dell’influenza. Gli alimenti vanno selezionati con cura considerando che ve ne sono alcuni che ci rendono facili prede di malattie da raffreddamento. Quando ci si ammala di queste patologie stagionali il muco si accumula, la gola si infiamma e si ha difficoltà a respirare oltre ad un senso estremo di spossatezza.

Tutti questi sintomi si possono combattere con alimenti che contengono quelle sostanze capaci di rafforzare il nostro intero organismo come le vitamine e i sali minerali. Possiamo trovarli in determinati cibi in grandi quantità. Gli alimenti, quindi, che fanno bene per combattere l’influenza sono:

  • Gli agrumi: la frutta come arance, mandarini, pompelmi, limoni sono noti per contenere grandi quantità di vitamina C che aiuta a prevenire il raffreddore e contribuisce a contrastarne i sintomi. Non appena questa frutta è di stagione, quindi nei mesi che vanno da novembre fino a maggio, è bene iniziare a mangiarla, meglio se fresca o spremuta in gustosi succhi. Ricordate che non sono solo gli agrumi a contenere questa utilissima vitamina, ma anche kiwi e melograni.
  • L’aglio: alcuni torceranno il naso visto che l’aglio è noto per avere un odore ed un gusto pungenti ma, sin da tempi antichissimi era utilizzato a scopi medicinali perché è ricco di fitonutrienti, sostanze con proprietà antibiotiche e antivirali. Per questa ragione l’aglio si rivela un ottimo alleato per combattere influenza e raffreddore. Un’altra sostanza utilissima per prevenire malattie da raffreddamento è l'allicina, di cui l’aglio è ricchissimo.
  • La cipolla: più apprezzata dell’aglio, la cipolla è comunque un alimento dal gusto deciso ma, proprio come l’aglio ha proprietà curative grazie ai flavonoidi e alla vitamina C.
  • Lo zenzero: questa radice è particolarmente indicata per quanti soffrono di mal di gola frequenti poiché è in grado di attenuare il bruciore ed il dolore delle vie respiratorie. Inoltre contrasta i sintomi influenzali ed aiuta ad abbassare la febbre.
  • La lattuga: l’insalata è buona anche d’inverno perché ci aiuta a mantenerci sani e a tenere lontani febbre e raffreddore. La lattuga contiene grandi quantità di sali minerali e vitamine che rafforzano l’organismo e le difese immunitarie. Per questa ragione si consiglia di consumarla anche nei periodi più freddi dell’anno.

Combattere l'influenzaEsistono, poi, alcuni cibi che indeboliscono il nostro organismo rendendoci inclini a contrarre malanni e, per questo, andrebbero evitati:

  • La carne: secondo alcuni studi recenti sembrerebbe che evitare di consumare la carne quando si ha febbre o forti raffreddori può ridurre i tempi di guarigione. I grassi animali, infatti, rendono l’eliminazione di germi e batteri più difficoltosa e quindi la febbre più dura da mandar via. Per questo sono da preferire frutta e verdura di stagione.
  • Il latte: le sostanze contenute nel latte portano ad una maggiore produzione di muco il che diventa insopportabile quando si è raffreddati e di muco se ne produce già in abbondanza. Si ritiene che sia proprio il muco il covo preferito di germi e batteri che attaccano il nostro organismo facendoci ammalare. Quindi evitate di consumare il latte almeno nei giorni in cui l’influenza è più acuta. Naturalmente vanno evitati anche tutti i derivati del latte come formaggio, mozzarella, ricotta, burro, yogurt, panna.
  • I dolci: tutti gli alimenti che contengono troppo zucchero come i dolci industriali, bevande gassate, succhi di frutta confezionati e altri alimenti devono essere banditi. Gli zuccheri in eccesso appesantiscono la digestione aggravando la già provata salute di chi ha contratto l’influenza. Meglio un bel frutto fresco.
  • Il cibo spazzatura: generalmente questo cibo non dovrebbe mai essere consumato, o comunque in dosi molto ma molto ridotte, è il cibo cosiddetto spazzatura: snack, cibi fritti, alimenti grassi perché fanno male ad un organismo in piena salute, figuriamoci ad uno già debilitato dall’influenza. Questi alimenti oltre ad essere digeriti con difficoltà, possono aumentare la disidratazione del nostro organismo. Da includere in questa categoria anche caffè e alcolici.

Ecco, quindi, come mangiando bene è possibile non solo combattere l’influenza ma evitare che questa ci attacchi rafforzando le nostre difese immunitarie. Inoltre per mantenerci sani è sempre consigliato, anche d’inverno, fare attività fisica e bere molto.

La birra che fa bene

Postato il 17/03/2015

La birra è tra le bevande più diffuse al mondo. Non tutti sanno, però, che questa bibita dal color oro ha origini antichissime. Sembrerebbe che sia apparsa per la prima volta nell’antico Egitto ed in Mesopotamia nel 7° millennio a. C. Ma testimonianze certe assicurano che la birra si produceva in queste zone a partire dal 3500 a. C. La birra è spesso associata al pane poiché le invenzioni di questi due prodotti sono coeve e hanno probabilmente portato l’uomo ad abbandonare il nomadismo a favore di stili di vita più sedentari.

Tutti i benefici della birra.

BirraLa più antica legge che regolamenta la produzione e la vendita di birra è il Codice di Hammurabi che condannava a morte chi non rispettava i criteri di fabbricazione relativi alle proporzioni dei vari ingredienti o chi apriva un locale di vendita senza le dovute autorizzazioni. Anche nella Bibbia viene citata questa straordinaria bevanda. Si racconta, infatti, che durante alcune feste si mangiava pane azzimo e si beveva birra.

Sia i Greci che i Romani, invece, preferivano di norma il vino ma non disdegnava nemmeno la birra che, seppur non producendola, veniva importata in grandi quantità. Ma vi furono personaggi che fecero della birra la loro bevanda preferita come esempio Agricola, governatore della Britannia. In passato come ai giorni d’oggi, i maggiori e più apprezzati produttori di birra sono i paesi germanici come Germania, appunto, Belgio, Olanda.

Tra gli ingredienti tipici della birra vi è il luppolo, che è l’elemento fondamentale per conferire a questa bevanda il suo tipico sapore amaro. Ma in origine per la produzione della birra veniva utilizzato l’amido. Solo nell’822 è stato introdotto il luppolo grazie a produzioni artigianali realizzate in alcuni monasteri medievali. Ed è proprio a loro che si deve il miglioramento della bevanda divenuta poi tanto famosa.

Se originariamente la produzione della birra era esclusivamente domestica, con la rivoluzione industriale si è passati ad una produzione su più larga scala. La birra è ora prodotta grazie alla fermentazione alcolica  di Saccharomyces cerevisiae o Saccharomyces carlsbergensis e di zuccheri derivanti da amidi come il malto d'orzo. Il malto è spesso sostituito con altri prodotti come il frumento, il mais e il riso.

Per produrre la birra il malto viene immerso in acqua calda dove, grazie all'azione di alcuni enzimi gli amidi presenti nel malto vengono convertiti in zuccheri. Questa sostanza zuccherosa viene poi aromatizzata secondo ricette specifiche che spesso prevedono l’uso del luppolo. Con l’aggiunta di un lievito si procede alla fermentazione che comporta la formazione di alcool, unitamente ad anidride carbonica che conferisce la frizzantezza alla bevanda.

Nonostante sia una bevanda alcolica spesso condannata da medici e nutrizionisti, la birra possiede numerose proprietà benefiche per il nostro organismo. Secondo alcune recenti ricerche scientifiche l’uso della birra, in maniera moderata naturalmente, può rivelarsi utile per la nostra salute. Ad esempio, la birra contiene la vitamina B, antiossidanti, ferro, calcio e acido folico che aiutano il corretto funzionamento del cuore rallentando la produzione di Omocisteina, tra le più diffuse cause di problemi cardiaci. Inoltre, riduce i rischi di patologie come l’angina pectoris e l’infarto, oltre che nell’ipertensione arteriosa e nei problemi vascolari, anche a livello cerebrale.

BirraMa non solo. Spesso abbiamo sentito parlare della birra come uno dei nemici più temuti dei diabetici. Alcuni studi sembrerebbero dimostrare il contrario. Infatti, uno e due bicchieri di birra al giorno sembra favoriscano una protezione contro il diabete di tipo 2, diminuendo le complicanze cardiovascolari. La birra contiene magnesio e potassio, importantissimi per la diuresi poiché è a basso contenuto di sodio favorisce il normale funzionamento dei reni e diminuendo la possibilità di calcoli renali.

Questa bevanda è utile anche per combattere i tumori. Contiene, infatti, lo Xantoumolo, un flavonoide presente nel luppolo che ridurrebbe l'angiogenesi, tra le principali cause di formazioni di tumori. Questi dati vengono da fonti più che attendibili come lo studio condotto dall'Istituto dall'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro. La birra contrasta l'invecchiamento della pelle, produce maggior livello di colesterolo buono e garantisce il buon funzionamento dal'apparato cardiocircolatorio grazie ai polifenoli.

Tra le proprietà benefiche della birra c’è anche l’aumento dei livelli di androstenedione ed altri estrogeni che consentono di ritardare l’arrivo della menopausa aumentando il periodo di fertilità della donna. La birra, oltre che bevuta, viene spesso utilizzata anche nel campo della cosmesi. Il lievito di birra, grazie alla vitamina B6, rinforza i capelli e li rende più luminosi. La sua azione sebo-regolatrice aiuta a contrastare la grassezza del cuoio capelluto e l'acne perché depura e nutre la pelle. Per questa ragione si consiglia di realizzare impacchi a base di lievito di birra per capelli e viso anche per combattere la formazione di antiestetiche rughe di espressione.

Ecco perché la birra fa bene al corpo. Nonostante i suoi innumerevoli benefici, è pur sempre un prodotto alcolico, per questo si consiglia un consumo moderato.

Sushi e sashimi: il finger food che viene dall’oriente

Postato il 13/03/2015

Il sushi e il sashimi sono delle specialità orientali che da alcuni anni hanno preso piede anche in Italia. Queste pietanze a base di pesce vengono preparate da cuochi esperti in specifici ristoranti orientali che è possibile, ormai, trovare in quasi tutte le città del nostro paese.

Conosciamo meglio la cucina giapponese con il sushi e il sashimi.

Sushi e sashimiIl sushi ed il sashimi sono piatti tipici della cucina giapponese. Il termine sushi significa "acido" e si riferisce ad una vasta gamma di cibi preparati con riso. In altri paesi orientali per sushi si intende il pesce crudo o per indicare un certo tipo di cibi giapponesi, come il maki o anche il nigiri. Il termine sashimi, invece, che in giapponese significa "corpo infilzato", deriva probabilmente dalla pratica diffusa tra i cuochi orientali di  infilzare, appunto, la coda e le pinne del pesce nella polpa, in questo modo quanti si accingono a mangiarlo sono in grado di riconoscere il pesce di cui si stanno cibando. Un’altra teoria sull’etimologia della parola sashimi può essere ricondotta alle tecniche di pesca tipiche dei paesi in cui il sushi ha origine.

Infatti, il pesce è preso all'amo da una singola lenza e, una volta tirato fuori dall’acqua, la sua testa viene "infilzata" con una punta affilata, in modo da ucciderlo all'istante. Il sushi, invece, è una porzione di cibo a base di riso bianco compattato. Viene consumato intinto nella salsa di soia, tra le più diffuse nella cucina orientale. Generalmente, sia il sushi che il sashimi, vengono mangiati con l’aiuto delle bacchette, considerato che in Giappone sono le uniche posate a disposizione dei commensali. Naturalmente questa pratica non è obbligatoria, per cui è possibile, in tutta tranquillità, utilizzare anche la forchetta.

Il sashimi è un piatto composto principalmente da pesce o molluschi freschissimi e serviti crudi, ma non solo. Spesso è possibile trovare, soprattutto nei paesi di origine, all’interno del sashimi anche pezzi di carne tagliati in fettine sottilissime anche queste non cotte. Generalmente, questo tipo di pietanza, viene servita con una salsa in cui intingerli, come quella di soia o con il con wasabi o con la salsa ponzu. A differenza del sushi, il sashimi non è accompagnato dal riso.

La varietà del piatto e, di conseguenza il suo nome, nasce dalla scelta dei ripieni e delle guarnizioni con le quali viene accompagnata la porzione di sushi o sashimi. Ma non solo, anche la scelta degli altri condimenti e nella maniera in cui vengono combinati portano a differenziare una tipologia da un’altra. È possibile combinare gli stessi ingredienti in differenti modi dando vita a porzioni di pesce differenti non sono nella presentazione ma anche nel gusto.

sushi e sashimiEsistono quindi differenti varietà di sushi. Ecco le più diffuse:

  • Makizushi: è una polpetta di forma cilindrica o conica che si realizza tramite l’aiuto di un tappeto di bambù chiamato makisu, di qui il nome del piatto. Il Makizushi è il tipo di sushi più conosciuto ed apprezzato da noi occidentali ed è avvolto nel nori, un foglio di alga seccato che tiene insieme il riso ed il ripieno. Il nome varia in base alla forma e alla struttura del sushi:
    • Futomaki: una polpetta cilindrica, con il noriall'esterno, alta non più di due o tre centimetri e larga quattro o cinque. È spesso composta con due o tre ripieni perfettamente equilibrati tra loro sia nel gusto che nel colore, tra i più utilizzati vi è l'avocado.  
    • Hosomaki: simile al precedente, è una polpettina cilindrica, con il noriall'esterno che, però, ha generalmente un solo tipo di ripieno.
    • Temaki: è una polpetta dalla forma di cono, con il noriall'esterno e gli ingredienti che sporgono dall'estremità pi larga. È lungo dieci centimetri e va mangiato a morsi tenendolo con le dita.
    • Uramaki: è una polpetta cilindrica con il nori all´interno, di dimensioni medie e con due o più ripieni. Il ripieno è al centro circondato da un foglio di nori, seguito da uno strato di riso ed da una guarnizione esterna di un altro ingrediente che può essere uova di pesce o semi di sesamo tostati.
  • Oshizushi: questa varietà di sushi è composto da un blocco formato usando una forma di legno detta oshibako. Il cuoco allinea il fondo dell'oshibakocon la guarnizione, lo copre con riso sushi e preme il coperchio della forma per creare un blocco compatto e rettangolare. Questo viene poi rimosso dalla forma e tagliato in pezzi delle dimensioni di un boccone.
  • Nigirizushi: la lavorazione di questa tipologia di sushi avviene completamente a mano. La piccola polpettina di riso viene pressato tra le mani, spesso con una punta di wasabi e una sottile fetta di guarnizione. Alla fine viene legata con una striscia di nori.
    • Gunkanzushi: questa è una variante della precedente, dove il riso assume una forma ovale, circondata da una striscia di nori, con degli ingredienti, come uova di pesce, impilati in cima.
  • Inari / Inarizushi: è una tasca realizzata con tofu fritto o con sottile frittata con foglie di cavolo e riempita con riso sushi e altri ingredienti.
  • Chirashizushi: non è altro che una ciotola di riso sushi a cui sono aggiunti diversi ingredienti. È anche detto barazushi.
    • Edomae chirashizushi: è la variante realizzata con ingredienti crudi sono disposti sopra al riso in una ciotola.
    • Gomokuzushi: in questo caso, invece, gli ingredienti sono.
  • Narezushi: è la forma più antica di sushi. Il pesce viene pulito, privato degli organi interni e delle squame e,quindi, riempito di sale. I pesci cosi lavorati vengono disposti in un barile di legno, mescolati con altro sale con sale e pressati con un pesante tsukemonoishio una pietra. Vengono lasciati fermentare per un periodo che può variare dai dieci giorni ad un mese. Trascorso il tempo vengono immersi in acqua e sistemati in un altro barile a strati con riso bollito freddo e pesce. Ancora una volta vengono sigillati e lasciati a macerare. L’acqua fermentata filtra all'esterno e viene rimossa. Solo dopo sei mesi questi narezushi sono pronti per essere mangiati.

Sushi e sashimiSicuramente la variante del sushi più conosciuta dagli occidentali è il  Makizushi. Per la preparazione del sashimi, il pesce viene tagliato a fette sottili e viene disposto su una guarnizione che nella maggior parte dei casi, come vuole la tradizione giapponese, è il daikon. Il Daikon, il cui termine in giapponese significa “grossa radice” è una specie di ravanello bianco di grandi dimensioni. La pi comune varietà di daikon è la Aokubi Daikon. Può essere servito crudo come insalata ma pi spesso come semplice guarnizione dei piatti. Questa radice può essere utilizzata anche cotta. In questo caso va a comporre pietanze per le zuppe di miso o per l’oden.

Tra le caratteristiche di queste pietanze che vengono dall’oriente è la salsa che le accompagna. Oltre a quella di soia, ormai conosciuta ed ampiamente utilizzata anche nel nostro paese, c’è il wasabi. Questa salsa ha un intenso color verde chiaro e dal sapore deciso ed altamente piccante, svolge una funzione importantissima, quella di battericida. Infatti, il pesce crudo può presentare delle sostanze nocive per il nostro organismo, come il mercurio, e non solo. Il wasabi uccide questi batteri e da un sapore caratteristico ai piatti di sushi e sashimi. La salsa wasabi è ricavata dalla radice dell'omonima pianta molto diffusa in Giappone. La sua piccantezza ha mietuto molte “vittime” per questo si consiglia sempre di non esagerare nel suo utilizzo.