Il Mangostano e le sue proprietà

Probabilmente avrai già letto qualcosa ma forse non ti ha ancora convinto o magari hai ottenuto qualche informazione parlando con gli amici o leggendo qualche rivista.
Beh, posso anticiparti che non ho alcuna intenzione di essere ripetitivo.

Non voglio convincerti di nulla, non voglio venderti alcun prodotto affermando che le sue proprietà benefiche e curative siano senza eguali. Il mio compito, come informatore, è solo quello di spiegarti quali sono le proprietà del mangostano.

Il mangostano, anche se probabilmente già lo saprai, è un frutto. Le varie popolazioni lo usavano per qualunque cosa: problemi intestinali, cura di gengiviti, tonico e addirittura tagliato a fette e posto su una parte dolorante (ma non si usava la bistecca?).

Sì, difficile contare gli svariati usi del mangostano da parte delle tribù indigene, ma credo che questo sia di poco rilievo visto che può portarci su un’unica direzione: confonderti le idee!

Il mangostano ha solo la proprietà di combattere lo stress ossidativo e ostacolare i processi infiammatori presenti nel tuo organismo.

Personalmente non sono a conoscenza che possa fare altro.

Il frutto del mangostano può avere favolose proprietà antiossidantiQuindi, se in questo momento non hai alcuna infiammazione in atto e il tuo livello di stress ossidativo è sotto controllo, allora, è inutile che tu continui a leggere. Se vuoi saperne di più, invece, ti consiglio di leggere qualcosa sugli...

ATTENZIONE: Se sai già tutto sul mangostano e vuoi provare i suoi effetti benefici, allora scopri di più sulla purea di mangostano.

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La tante varietà di funghi

Postato il 23/09/2016

I funghi sono organismi unicellulari complessi classificati scientificamente da Linneo e inizialmente accorpati alle Piante, poi elevati al rango di regno da Nees nel 1817. Non si tratta, quindi, di semplici ortaggio o verdure, i funghi sono, però, un alimento molto amato e molto consumato sulle nostre tavole per il loro sapore tanto caratteristico che si presta alla perfezione a realizzare contorni e primi piatti succulenti. Esistono al mondo tantissime varietà di funghi che differiscono non solo nella forma, ma anche nel sapore. Alcuni, ad esempio, sono più indicati per le zuppe, altri, invece, per essere arrostiti. È difficile destreggiarsi tra le tante tipologie di funghi, considerando che ne esistono anche di velenosi. Per questo, se non si acquistano nei supermercati o mercati, ma si decide di andarli a raccogliere personalmente è fondamentale conoscerli molto bene, o almeno accompagnarsi a qualcuno che sappia distinguere un fungo velenoso da uno commestibile.

I funghi arricchiscono i nostri piatti con il loro gusto straordinario

Facciamo, allora, una distinzione tra i funghi che si posso mangiare e quelli che, invece, vanno assolutamente evitati.

Funghi commestibili:

Funghi chiodini o Armillaria mellea

Questi funghi crescono in gruppi di numerosi esemplari, solitamente alla base di alberi morenti come gelsi, salici, querce ed abeti. Difficilmente confondibile con altre specie nocive.

Finferli o Gallinacci

Sono uno dei funghi più comuni ed apprezzati del mercato. Vive comunemente nei boschi di conifere e di latifoglie, con preferenza di querce e castagni. Fa la sua prima comparsa all’inizio dell’estate e lo si trova fino ad autunno inoltrato. Reperibile e ricercato in tutte le zone d’Italia grazie alla sua prelibatezza.

Fungo mazza di tamburo

Fungo molto conosciuto tra i raccoglitori in quanto molto vistoso viste le sue notevoli dimensioni e la sua forma elegante. Si trova in tutta Italia, specialmente nei prati montani, dall’estate all’autunno.

funghiFungo porcino comune

È il più conosciuto ed apprezzato tra i funghi commestibili. Lo si riconosce con molta facilità grazie al suo aspetto noto. Lo si trova nei boschi di conifere, sotto querce, castagni, faggi, pini e cresce anche nei prati di montagna.

Piopparello o Agrocybe aegerita

L’Agrocybe aegerita è un fungo meglio conosciuto con il nome piopparello ed è uno dei funghi commestibili più diffusi e apprezzati. Cresce dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato e lo si trova con maggiore facilità su vecchi tronchi di Pioppo.

Fungo prataiolo o Agaricus campestre

Uno dei funghi commestibili più comuni ma molto variabile in quanto a dimensioni e colori. Lo si può trovare in campi e prati fino a 2000 metri di altitudine e compare dall’estate fino all’autunno.

Fungo di San Giorgio o Calocybe gambosa

Questo fungo è considerato in molte zone d’Italia un ottimo fungo commestibile. È conosciuto anche come fungo di San Giorgio perché si ritiene nasca il 23 aprile, giorno dedicato al santo.

Cardarelli o Pleurotus eryngii

Il Cardarello è un fungo commestibile diffuso soprattutto nel sud Italia dove compare in primavera ed in autunno, è conosciuto anche con il nome di Pleurotus ostreatus. Come altri, anche questo fungo si presta bene ad essere coltivato.

Marzuolo dormiente o Hygrophorus marzuolus

Il fungo marzuolo, come ci suggerisce il nome, è uno dei primi funghi a comparire nei boschi alla fine dell’inverno ed è anche per questo motivo che è un fungo molto ricercato dagli appassionati raccoglitori di funghi.

Russula aurea o Colombina dorata

La Russula aurea, conosciuta anche come Colombina dorata, prende il suo nome dal termine latino aureus che significa dorato, a causa delle sfumature giallastre presenti sul cappello del fungo.

Fungo di San Martino o Clitocybe Geotropa

Il fungo di San Martino, nome scientifico Clitocybe geotropa, è un fungo commestibile molto ricercato e di ottima qualità. È anche conosciuto con il nome cimballo.

Limacino o Hygrophorus latitabundus

L’Hygrophorus latitabundus, conosciuto anche con il nome volgare di limacino, è un fungo commestibile di media qualità, il cui costo è relativamente basso.

funghiFungo orecchione o Pleurotus ostreatus

È un fungo commestibile conosciuto in Italia con vari nomi come orecchione, gelone, fungo ostrica, orecchietta. L’orecchietta cresce anche in inverno e non soffre il gelo.

Lardaiolo bianco o Hygrophorus Penarius

L’Hygrophorus penarius, conosciuto anche con il nome di lardaiolo bianco, è un buon fungo commestibile non abbastanza conosciuto ma molto apprezzato da esperti ed intenditori.

Trombetta dei morti o Craterellus Cornucopioides

Anche conosciuto come Trombetta dei morti, è un buon fungo commestibile. A causa del suo colore scuro però il fungo non è apprezzato da tutti. Il cappello che è poco carnoso ha una forma ad imbuto che ricorda quella di una trombetta, di qui il nome.

Finferla o Cantharellus Lutescens

Il Cantharellus lutescens, anche noto come il cantarello giallo o finferla, è un fungo commestibile diffuso in tutt’Italia, dal nord al sud. È un fungo di piccole dimensioni, il suo cappello infatti può raggiungere un diametro di massimo 6 cm.

Cicalotto o Tricholoma Portentosu,

Il Tricholoma portentosum è un fungo commestibile caratterizzato da una bella forma e da un bel colore. È conosciuto anche con il nome di cicalotto. Il suo cappello ha forma regolare e può raggiungere anche i 12 cm di diametro.

Sanguinello o Lactariun Deliciosus

Il Lactarius delicious, anche noto come sanguinello o sanguinaccio, è un fungo commestibile molto gustoso che dà il meglio di se quando è cotto alla griglia. Il Lactarius delicious cresce nei boschi di conifere in estate ed in autunno.

Come molti sanno, non tutti i funghi sono commestibili. Esistono in natura esemplari che sono velenosi e che, quindi, è fondamentale conoscere per evitare di venirne a contatto

Fughi velenosi

Ovulo malefico o Amanita muscaria

È senza dubbio uno dei funghi più belli che si possono incontrare nei nostri boschi da fine estate ad inizio autunno, ma, purtroppo, è velenoso a causa della presenza della muscarina contenuta. La sua tossicità, tuttavia, è limitata e quasi mai si è rivelata fatale.

Amanita panterina

Appartiene alla stessa specie del fungo malefico ed ha gli stessi effetti velenosi con esiti non mortali, cresce nei boschi di collina e di montagna dall’estate all’autunno.

Amanita verna o Amanita primaverile

Presente quasi in tutta Italia dalla primavera all’autunno, fungo velenosissimo, la sua ingestione non lascia scampo provocando la morte. Non lasciarsi ingannare dall’aspetto candido con cui si presenta la sua polpa bianca.

funghiAmanita verdognola o Amanita phalloides

È il più terribile dei funghi conosciuti in quanto la sua velenosità non lascia scampo, risultando nella maggior parte dei casi mortale. Si trova nei boschi di tutt’Italia in estate ed in autunno. Una piccolissima parte di fungo è sufficiente ad uccidere un uomo.

Colombina rossa o Russula emetica

Molti funghi appartenenti al genere Russula non vanno consumati o perché contengono sostanze tossiche o perché poco appetitosi. Crescono in estate ed autunno in boschi di conifere e latifoglie. La loro ingestione provoca disturbi gastro-intestinale.

Entoloma lividum o Entoloma sinuatum

Questo genere di funghi velenosi vive nei boschi e nelle radure ad essi vicine, si trova molto frequentemente d’estate sotto a querce, faggi, castagni e robinie. Molto più difficile trovarlo in autunno. Fungo molto velenoso, in alcuni casi mortale.

Fungo dell’olivo o Omphalothus olearius

Cresce ai piedi di diversi alberi, soprattutto dell’ulivo, la quercia e il faggio, si trova in tutt’Italia in estate ed autunno. Se ingerito provoca disturbi gastro-enterici. Da non confondere con il Canterello.

Inocybe fastigiata o Inocybe rimosa

Tutti gli appartenenti al genere Inocyba sono da evitare in quanto la maggior parte è sospetta. In particolare la fastigiata è velenosa in quanto contiene muscarina, una sostanza tossica che agisce sul sistema nervoso.

Peveraccio delle Coliche o Lactarius torminosus

La sua ingestione provoca problemi gastro-enterici in quanto contiene sostanze acro-resinoidi che pare si distruggano in seguito ad una lunga cottura. Sconsigliata l’ingestione. Conoscere i funghi.

Porcino malefico o Boletus satanas

È uno dei Boleti più vistosi per colori e dimensioni, lo si può trovare nei boschi di tutt’Italia, soprattutto d’estate. Malgrado i gravi disturbi che la sua ingestione può provocare e la sua cattiva fama, non ha mai causato effetti mortali.

Cortinario orellano o Cortinarius orellanus

Il  Cortinario orellano, nome scientifico Cortinarius orellanus, è un fungo velenoso mortale con cappello marrone, rossastro, rugginoso, a volte molto scuro.

funghiGalerina Marginata

La Galerina marginata è un fungo velenoso mortale di piccole dimensioni, di norma il suo cappello non supera i 5 cm di diametro mentre il gambo misura dai 5 agi 8 cm. Nonostante appaia innocuo è bene starne alla larga.

Hypholoma fasciculare

L’Hypholoma fasciculare, anche noto con il nome popolare di falso chiodino, è un fungo velenoso presente in tutt’Italia. Il cappello del falso chiodino può raggiungere un diametro di circa 7-8 cm, il cui colore varia dal giallo zolfo al giallo un po’ più scuro.

Chi sceglie di andare per funghi di certo è in cerca di un esperienza rilassante, all’aria aperta. Il rischio di trovare funghi di cui si conosce poco è alto. Per queste, in caso anche di un minimo dubbio, e non si è certi della commestibilità del proprio raccolto, è possibile effettuare un controllo presso gli Ispettorati Micologici o l’Azienda Sanitaria Locale.

Le proprietà del radicchio

Postato il 22/09/2016

Secondo quanto prescrive la dieta mediterranea, quella da molti considerata le più ricca, variegata e sana, non possono mancare sulle nostre tavole le verdure. Se ricorriamo spesso al consumo di zucchine, melanzane, cavolo, potremmo alternare questi vegetai più comuni con altri meno utilizzati ma altrettanto buoni per la nostra salute, come il radicchio. Col termine generico “radicchio” si è soliti indicare quell’alimento di origine vegetale color rosso, verde o variegato, caratterizzato dalla forma a cespo e dal tipico sapore amarognolo. Ma quanto ne sappiamo di questa pianta? Perché fa così bene al nostro organismo?

Migliora la tua salute mangiando il radicchio

radicchioIl radicchio è una verdura appartenente al VI e al VII gruppo di alimenti, poichè contiene sia vitamina C, sia retinolo. In Italia è un prodotto di alta qualità. Non a caso, molte varietà di radicchio, rosse e non, hanno acquisito la certificazione di Indicazione Geografica Protetta. Il radicchio appartiene alla famiglia delle Asteraceae, sottofamiglia Cichorioideae, genere Cichorium. Il radicchio va distinto tra quelli della specie intybus e quelli ottenuti dall’incrocio tra quest’ultima e la Specie endivia, un esempio è il radicchio variegato. Per molto tempo il radicchio è stato considerato una sorta di cibo dei poveri, ma forse non tutti sanno che era già conosciuto dai greci e dai romani che gli attribuivano proprietà curative, soprattutto in casi di insonnia. Plinio il Vecchio nel suo libro Naturalis Historia lo cita definendolo un alimento amico del fegato che aiuta a depurare il sangue. Il radicchio rosso venne importato in Italia nel XVI secolo. In questo periodo comincia ad essere coltivato su larga scala soprattutto in Veneto. È proprio nelle campagne venete che i contadini lo cuocevano per far fronte ai loro bisogni alimentari ed è proprio in quelle zone che vennero inventati i primi piatti a base di questo prezioso ortaggio e che oggi spopolano sulle nostre tavole.

Esistono tane tipologie di verdura che rientrano sotto la voce “radicchio”. Vediamo insieme quali sono:

Radicchio rosso

Per radicchio rosso si intende una verdura pigmentata di color rubino o violaceo, appartenente a molte varietà, anche parecchio differenti per forma e provenienza ma tutte appartenenti al Genere Cichorium, Specie intybus. Tra i radicchi rossi più noti ci sono:

  • Radicchio rosso di Treviso, precoce e tardivo: ha una forma allungata, con foglie strette e cespo semi-chiuso;
  • Radicchio Rosso di Chioggia: dalla forma sferica e cespo chiuso;
  • Radicchio rosso di Verona: con forma allungata, con foglie larghe e cespo chiuso.

Radicchio variegato

Il radicchio variegato è un ortaggio di color verde-giallognolo puntinato in rosso-violaceo avente il cespo aperto. Quello più noto e riconosciuto è quello di Castelfranco. Il radicchio variegato di Castelfranco è ottenuto dall’incrocio tra il rosso di Treviso e l’indivia scarola, anch’essa facente parte delle cicorie.

Radicchio verde

Il termine “radicchio verde” è ancor più generico rispetto a quello rosso. Esso può essere utilizzato praticamente per tutte le varietà di cicoria verde amara, ad esclusione della cicoria catalogna e dell’indivia di Bruxelles, invece distinte per le loro caratteristiche morfologiche peculiari. Le più note sono:

  • Radicchio verde pan di zucchero: dalla forma allungata, con foglie larghe e cespo chiuso;
  • Radicchio verde selvatico o di campo: ne esistono varietà differenti, alcune con foglia frastagliata, altre con foglia regolare; non formano un fitto cespo e rimangono di dimensioni più contenute.

Molte varietà di radicchio si classificano ulteriormente in precoci e tardive. Questa classificazione è fatta perché influisce sia sul gusto che sull’aroma dell’ortaggio. Quello di Treviso, ad esempio, è diverso anche per la forma stessa delle foglie, che dipende dalla tecnica colturale.

La verdura in generale fa molto bene alla salute, ma vediamo nel dettaglio quali sono i valori nutrizionali contenuti in 100 gr di radicchio:

Calorie 23

Grassi 0,3 g

Acidi grassi saturi 0,1 g

Acidi grassi polinsaturi 0,1 g

Acidi grassi monoinsaturi 0 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 22 mg

Potassio 302 mg

Carboidrati 4,5 g

Fibra alimentare 0,9 g

Zucchero 0,6 g

Proteina 1,4 g

Vitamina A 27 IU

Vitamina C 8 mg

Calcio 19 mg

Ferro 0,6 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0,1 mg

Vitamina B12 0 µg

Magnesio 13 mg

radicchioRicchissimo di sostanze nutritive il radicchio è ottimo per tenere sotto controllo e curare alcuni disturbi che affliggono il nostro organismo. Ecco le principali funzioni del radicchio:

Digestivo e depurativo: il radicchio è un ortaggio con buone proprietà benefiche per la salute. Ha proprietà depurative e, grazie all’alto contenuto di acqua, alla presenza di fibre e ai principi amari, favorisce la digestione ed il buon funzionamento dell’intestino. Le sostanze amare contenute in questo vegetale stimolano la produzione di bile che aiuta a digerire i grassi.

Purifica il fegato: stimolando la produzione di bile contribuisce a mantenere il fegato sano ed efficiente.

Aiuta in caso di diabete: le fibre presenti nel radicchio hanno la proprietà di trattenere gli zuccheri presenti nel sangue e per questo motivo il radicchio è consigliato ai soggetti affetti da diabete di tipo 2. Il radicchio, inoltre, contiene insulina, una sostanza che aiuta l’organismo a gestire e regolare i livelli di zucchero nel sangue.

Fa bene alle ossa: il calcio ed il ferro presenti nel radicchio rosso sono in grado di favorire il metabolismo delle ossa rendendole più forti. Questa verdura è anche una buona fonte di vitamina K, un minerale fondamentale per la formazione e la densità delle ossa.

Cura l’insonnia: anche gli antichi lo sapevano che gli antociani presenti nel radicchio rosso hanno proprietà preventive nei confronti delle malattie cardiovascolari, mentre, il triptofano, apporta benefici al sistema nervoso contrastando i disturbi legati all’insonnia.

Controlla i radicali liberi: da recenti studi svolti all’Università di Urbino hanno dimostrato che il radicchio rosso contiene molte più sostanze antiossidanti rispetto ad alimenti più famosi per questa proprietà come mirtilli e uva passa. Grazie a questa sua caratteristica rallenta l’invecchiamento cellulare, previene l’insorgere di alcuni tipi di tumore, soprattutto a livello intestinale e contrasta l’attività dei radicali liberi. Non solo, il radicchio è utile anche per la pelle grazie alla presenza di sostanze antiossidanti che lo aiutano a mantenersi giovane più a lungo.

Fa bene agli occhi: è un’ottima fonte di antiossidanti flavonoidi fenolici come zeaxantina e luteina che sono conosciuti come protettivi degli occhi per quanto riguarda le malattie legate all’età.

Utile per dimagrire: grazie al suo basso apporto calorico è un alimento molto indicato anche per le diete ed i regimi alimentari controllati. Le fibre alimentari fanno sì che il suo consumo aumenti il senso di sazietà e grazie alla presenza di un blando antidolorifico aiuta a controllare lo stimolo della fame.

Fa bene al colon: contiene insulina che promuove la crescita di batteri buoni a livello intestinale mentre blocca la crescita di quelli nocivi, apportando così benefici alla salute del colon.

Il radicchio, sia rosso sia verde, può essere consumato crudo o cotto. Nel primo caso può essere preparato proprio come fosse una tradizionale insalata, anche se raramente viene consumato da solo e più spesso rappresenta un ingrediente essenziale delle “misticanze”, cioè un mix saporito di varie tipologie di insalata. Per quanto riguarda i radicchi cotti, in particolar modo quello tardivo di Treviso e il radicchio veronese, sono l’ingrediente principale di molte ricette tipiche della nostra tradizione culinaria. Il Radicchio di Verona, per la sua forma allungata ma compatta, costituisce il prodotto ideale da preparare alla griglia, mentre il tardivo di Treviso è un ingrediente fondamentale per i primi piatti. Non mancano le pietanze composite, tipo involtini, scaloppine e arrosti con radicchi. Inoltre, il radicchio è ampiamente utilizzato per insaporire salse di accompagnamento di piatti a base di carne o pesce, come ad esempio la besciamella aromatizzata. Altrettanto successo hanno anche i radicchi cotti, sbollentati o saltati in padella con olio, sale, limone o aglio.

Il radicchio è una verdura dalle mille risorse, come abbiamo visto. Ecco alcune curiosità su questo straordinario ortaggio:

  • Pare che le origini di questo ortaggio fondino le loro radici nei paesi orientali. In Italia si hanno notizie sicure sul radicchio nel secolo XVI quando iniziò ad essere coltivato nella zona di Treviso.
  • Il radicchio è un ortaggio assolutamente privo di glutine, per questa ragione è consigliato alle persone che sono affette da celiachia.
  • Il suo principio amaro è una sostanza il cui nome inglese è lactucopicrin, tale sostanza ha proprietà sedative, analgesiche ed è un ottimo agente antimalarico.
  • Il nome radicchio deriva dalla parola latina “radix” che significa radice.
  • Il radicchio rosso viene impiegato in cucina per la preparazione di un ottimo risotto.
  • Il succo del radicchio viene utilizzato in cosmesi per la preparazione di prodotti mirati per i capelli e per la pelle.
  • Il modo migliore per godere delle sue mille proprietà è consumarlo fresco.
  • Per togliere un po’ di gusto amaro caratteristico del radicchio rosso è sufficiente metterlo a bagno per circa tre ore prima di essere consumato.
  • Dopo averlo avvolto in un canovaccio e poi in un sacchetto di plastica, può essere conservato in frigorifero anche per una decina di giorni.
  • È stato utilizzato dagli antichi egizi per la cura del fegato, per purificare il sangue e per i problemi alla cistifellea.

Conosciamo la fitofotodermatite causata dalle piante

Postato il 16/09/2016

Esistono disturbi poco noti, di cui si sente parlare poco, ma che sono tutt’altro che rari. Avete, ad esempio, mai sentito parlare della fitofotodermatite? Questo parolone indica una dermatite da contatto con specie vegetali causate proprio dal contatto della cute con sostanze vegetali quali latice, linfa, succhi e resine irritanti per la pelle. Spesso questo tipo di patologie si dicono “professionali”, cioè che colpiscono determinate categorie di lavoratori che sono spesso a contatto con piante, oppure “occasionali”, cioè quando l’evento avviene sporadicamente. Vediamo allora di capire cosa comporta questa malattia e come curarla.

La fitofotodermatite e l’irritazione da contatto con specie vegetali

fitofotodermatite La gravità delle fitofotodermatiti è spesso legata non solo al tipo di pianta ma anche alla stagione. Infatti, nelle regioni europee le fitofotodermatiti sono meno gravi che nelle regioni tropicali e l’incidenza è più frequenta in primavera ed in estate, quando aumenta la produzione di sostanze tossiche, piuttosto che nei mesi invernali. Altra diversificazione delle fitofotodermatiti sta nel tempo necessario prima che si manifestino: alcune possono scatenarsi subito oppure solo dopo 24-48 ore dal contatto e possono essere aggravate da microtraumi derivanti da spine, aculei. Le fitofotodermatiti entra in azione a causa di sostanze che si attivano dopo esposizione ai raggi del sole. In generale si distinguono in:

  • fitodermatiti da aggressione diretta o irritative;
  • fitodermatiti allergiche:
  • fitodermatiti fotodinamiche;
  • pseudofitodermatiti, causate da insetti o parassiti presenti sulle piante.

Le fitodermatiti irritative sono localizzate alla zona di contatto, si manifestano sin dal primo momento, purchè tale contatto sia abbastanza prolungato. Sono tipiche nelle persone che sono spesso a contatto con le piante oppure nei bambini. Si presentano sottoforma di eritema, papule, vescicole, ponfi, lesioni necrotiche. Le fitodermatiti allergiche non si presentano al primo contatto ma sono necessari contatti frequenti perchè si manifesti la reazione allergica. Si distinguono in fitodermatiti da ipersensibilità immediata, meno frequenti e che si manifestano con orticaria da contatto, e fitodermatiti da ipersensibilità ritardata, più frequenti e caratterizzate dalla comparsa di un eczema. Nelle fitodermatiti allergiche, inoltre, l’irritazione non è localizzata, ma può coinvolgere regioni diverse dalla pelle. Quando si soffre di queste patologie o si è spesso a contatto con le piante è bene rispettare alcune semplici regole:

  1. imparare a riconoscere le piante più comuni;
  2. evitare che i bambini mettano in bocca parti di piante o le usino nei loro giochi;
  3. usare per alimentazione solo piante sicuramente conosciute;
  4. evitare l’uso di piante medicinali o piante aromatiche non ben identificate;
  5. tenere piante pericolose, bulbi, tuberi, radici e semi lontani dai bambini;
  6. recidere i fiori sfioriti per evitare formazione di bacche o semi velenosi;
  7. lavare sempre le mani dopo aver maneggiato le piante ed usare sempre i guanti nei lavori di giardinaggio.

La fitofotodermatite si presenta con maggiore frequenza nelle donne e nelle persone con pelle molto chiara, colpisce le zone più esposte come viso, collo, décolleté, braccia. All’inizio si presenta come un leggero prurito per poi peggiorare con la comparsa di placche. A causare questo tipo di dermatite è il rilascio nella cute di alcuni mediatori chimici in seguito all’esposizione UVA e UVB. Per questa ragione è meglio evitare di esporsi al sole per qualche settimana  in caso di fitofotodermatite. Per curarla è necessario ricorrere a farmaci antistaminici e cortisonici per alleviare il prurito. Ciò che, però, è fondamentale sapere è quali sono le piante da evitare perché causa di fitofotodermatite :

fitofotodermatite

Nome comuneNome scientificoEffettiParte nociva
AconitoAconitum lycoctonum L.Irritazione delle mucoseTutta la pianta: radici
ActeaActaea spicata L.Esantemi e vescicheTutta la pianta: bacche
AilantoAilanthus glandulosa Desf.Il contatto con cute e mucose può determinare eritema e dermatite allergicaFiori e foglie
AnemoneAnemone coronaria L.Il contatto determina vescicole e ulcereTutta la pianta
Anemone biancoAnemone nemorosa L.Il contatto determina vescicole e ulcereTutta la pianta
AnturiumAnthurium andreanumIl contatto determina irritazione e doloreTutta la pianta
ArnicaArnica montana L.Reazioni tossico-allergiche per contattoTutta la pianta
AsaroAsarum europaeum L.Dermatiti con vesciche per contattoTutta la pianta
BossoBuxus sempervirens L.Dermatite allergicaFoglie e frutti
BrioniaBryonia dioica Jacq.Dermatite allergicaRadici, frutti e semi
CaladiumCaladium bicolorIl contatto determina irritazione e dolore localeFoglie, radici e fusto
Caprifoglio giapponeseLonicera japonicaIrritazione localeFoglie e frutti
CatapuziaEuphorbia lathyrisIrritazione pelle e mucoseTutta la pianta: frutti e latice
CelidoniaChelidonium majus L.Irritazione locale da contatto con il latice frescoTutta la pianta
CallaZantedeschia aethiopica Irritazione e dolore localeTutta la pianta: foglie e rizoma
Clematide alpinaClematis alpinaEritema ed irritazione locale, ulcerazioniTutta la pianta
ClematisClematis vitalba L.Il contatto determina irritazione e dolore localeTutta la pianta
Cocomero asininoEcballium elaterium Rich.Vescicole a contatto con il liquido dei fruttiFrutto e radici
CotinoCotinus coggygria Scop.Lesioni bollose e ulcereTutta la pianta
CrotonCodiaeum variegatumIrritazione locale, dermatite allergicaRadici, foglie, corteccia e latice
Dafne odorosaDaphne cneorum L.Irritazione e dolore locale, formazione di vescicole e ulcereTutta la pianta
Dafne mezereoDaphne mezereum L.Irritazione e dolore locale, formazione di vescicole e ulcereTutta la pianta
DieffenbachiaDieffenbachia seguineIl contatto determina irritazione e dolore localeTutta la pianta
Edera Hedera helix L.Irritazione locale, dermatite allergicaTutta la pianta: foglie e frutti
Elleboro neroHelleborus niger L.Irritazione e dolore locale, ulcereTutta la pianta: radici e succo
Elleboro verdeHelleborum viridis L.Irritazione e dolore locale, ulcereTutta la pianta
Erba cipressinaEuphorbia cyparissias L.Azione caustica locale, lesioni ulceroseTutta la pianta: latice
Erba epaticaHepatica nobilis MillerIrritazione locale con ulcereTutta la pianta
EuphorbiaEuphorbia miliiIrritazione pelle e mucoseTutta la pianta
FilodendroPhilodendron hederaceumIrritazione e dolore localeTutta la pianta
GiacintoHyacinthus orientalis L.Irritazione localeTutta la pianta: bulbo
GigaroArum maculatum L.Il contatto determina irritazione e dolore localeTuberi e frutti
Giglio d’acquaIris pseudacorus L.Possibile dermatite allergicaTuberi e fusto
Ginepro sabinoJuniperus sabrina L.Irritazione localeTutta la pianta
LebbioSambucus ebulus L.IrritazioneTutta la pianta
LigustroLigustrum vulgare L.Irritazione, dermatite allergicaTutta la pianta
LimonellaDictamus albus L.Dermatite fototossica da contattoTutta la pianta
MosteraMonstera deliciosaEritema e pruritoTutta la pianta: foglie e succo
MughettoConvallaria majalis L.Irritazioni localiTutta la pianta: bacche
PeoniaPaeonia officinalis L.Dermatite allergicaRadici
PothosEpipremnum pinnatumIrritazione pelle e mucoseTutta la pianta: linfa
Ranuncolo selvaticoRanunculus bulbosus L.Irritazioni e vesciche cutaneeTutta la pianta
RododendroRhododendron ferrugineum L.Bruciore mucosa orale, pruritoTutta la pianta
RutaRuta graveolens L.Irritazione, dermatite fototossica della pelleTutta la pianta: foglie
Sommaco velenosoToxicodendron quercifolium Ore.Dermatite allergica da contattoTutta la pianta: latice
Stella di NataleEuphorbia pulcherrimaLieve irritazione pelleFoglie, fusto e latice
TabaccoNicotiana tabacum L.Irritazione per contattoTutta la pianta
TamaroDioscorea communisIl contatto determina irritazione e dolore localeTutta la pianta, radici e frutti
Tuia occidentaleThuja occidentalis L.Dermatite estesa per contattoTutta la pianta
TulipanoTulipa gesneriana L.Dermatite allergicaBulbo

Frutta esotica: Litchi

Postato il 15/09/2016

Sono molti i frutti esotici entrati a far parte della nostra tradizione culinaria, basti pensare al kiwi, all’ananas, alla banana. Ne esistono di altri che, invece, sono meno conosciuti, ma non per questo meno apprezzati. Un frutto poco noto ma succoso e saporito è il litchi, dall’aspetto molto particolare e dal gusto altrettanto caratteristico. Conosciamone non solo la composizione e la storia, ma anche la sua origine, in questo modo potremo davvero apprezzare fino in fondo un frutto proveniente da così lontano.

Il litchi, il frutto dall’aspetto bizzarro e dal gusto inconfondibile

litchiIl Litchi o Lychee è conosciuto anche come “ciliegia della Cina”, il cui nome scientifico è Litchi chinensis Sonn. È un frutto ricco di tante proprietà benefiche per il nostro organismo che raggiunge la massima maturazione nel periodo natalizio. Il litchi è un frutto esotico di origine cinese appartenente alla famiglia delle Sapindacee. La sua forma è ovale ed è ricoperto da una buccia bitorzoluta non commestibile, verde se acerbo e di un rosso tenue quando è maturo. Questa si rimuove con estrema facilità. La polpa è lucida, succosa e di colore bianco. Il sapore è molto delicato, con sentori di fragola e uva moscata. All’interno della polpa si trova un grosso nocciolo simile a quello delle nespole. Il momento migliore per gustare il Litchi è quando raggiunge il culmine della maturazione, infatti, se i frutti non sono ben maturi, hanno un sapore ispido. I litchi, oltre che in Cina, sono coltivati anche in Thailandia, Vietnam, Giappone, Bangladesh, Madagascar e nell’India settentrionale. Anche Sudafrica e Stati Uniti hanno ne hanno una loro produzione. Alcune coltivazioni di questo alimento, poiché resiste bene anche nella zona mediterranea, si trovano anche in Sicilia e in Calabria preferendo le zone più calde. In Italia, però, le coltivazioni hanno suscitato poco interesse a fini commerciali, e quindi la coltivazione non si è estesa. Potrebbe crescere bene anche nei versanti protetti dal vento freddo, ed esposti a sud di Sardegna e Calabria, dove non geli.

le cultivar più popolari in Cina, paese di origine del litchi, sono: Sanyuehong, Baitangying, Baila, Shuidong, Feizixiao, Dazou, Heiye, Nuomici, Guiwei, Huaizhi, Lanzhu e Chenzi. In India tra le altre cultivar si coltiva anche la Shahi, Dehra Dun, Early Large Red, Kalkattia, Rose Scented.

In tutto il mondo esistono 3 sottospecie principali Litchi:

  • Litchi chinensis: l’unico che ha rilevanza commerciale. Cresce selvatico nella Cina meridionale, in Bangladesh, nel Vietnam settentrionale, e in Cambogia.
  • Litchi chinensis subsp. Philippinensis: una pianta selvatica comune nelle Filippine e in Papua Nuova Guinea che viene coltivata solo raramente.
  • Litchi chinensis subsp. Javensis: conosciuta soltanto in coltivazione, in Malaysia e Indonesia.

In Italia, nelle poche piante che si trovano in commercio, i frutti appartengono generalmente ad una di queste varietà: Bengali Mauritius, Kway Mai Pink, Brewster, Tai-so o Tai-tsao.

Dal punto di vista storico il litchi ha origini antichissime. Infatti, è coltivato da molto tempo, e il primo documento scritto che ne attesta la coltivazione risale al 1059. La coltivazione è cominciata in un’area meridionale della Cina, in Malesia, e Vietnam, dove alberi selvatici crescono ancora oggi. Ci sono molte storie riguardo all’uso del frutto come prelibatezza alla corte imperiale cinese. Nel primo secolo dopo Cristo, litchi freschi erano così richiesti dalla corte imperiale cinese che fu istituito uno speciale servizio di corriere con cavalli veloci affinché portasse frutti freschi dal Guangdong. Grande richiesta di questo delizioso frutto si ebbe anche durante la dinastia Song (960-1279). Tale frutto era anche il preferito della favorita dell’imperatore Li Longji.  L’imperatore faceva trasportare i frutti alla capitale con grandissima spesa per accontentare la sua prediletta. Questo strano frutto giunse sulle coste del vecchio continente sono molti secoli dopo. Pare che le prime attestazioni in occidente risalgano al 1782. Infatti, il litchi attrasse presto l’attenzione degli esploratori europei. Juan González de Mendoza nel suo La storia del grande e potente reame di Cina (1585), basato sui racconti dei frati spagnoli che avevano visitato la Cina negli anni 70 del 1500, lodò moltissimo questo frutto scrivendo: “ Essi hanno una specie di prugna che chiamano lechias, che sono di un sapore incredibilmente gradevole, e mai danneggiano nessuno, sebbene essi ne mangino un gran numero”. Il litchi fu descritto scientificamente da Pierre Sonnerat al ritorno dal suo viaggio in Cina e nel sud-est asiatico. Fu in seguito portato anche in Madagascar che ne è diventato un importante produttore. Una piccola curiosità: la Medicina Tradizionale Cinese considera il Litchi un frutto “caldo”, in grado di attivare il fuoco digestivo ed è per questo che in Cina viene servito a fine pasto, per favorire appunto la digestione.

Il frutto del litchi oltre ad essere particolarmente gustoso è anche ricco di sostanze benefiche per la salute. Ecco, quindi, i valori nutrizionali di 100 grammi di questo frutto tanto originale:

Calorie 66

 Grassi 0,4 g

Acidi grassi saturi 0,1 g

Acidi grassi polinsaturi 0,1 g

Acidi grassi monoinsaturi 0,1 g

Colesterolo 0 mg

Sodio 1 mg

Potassio 171 mg

Carboidrati 17 g

Fibra alimentare 1,3 g

Zucchero 15 g

Proteina 0,8 g

Vitamina A 0 IU

Vitamina C 71,5 mg

Calcio 5 mg

Ferro 0,3 mg

Vitamina D 0 IU

Vitamina B6 0,1 mg

Vitamina B12 0 µg

Magnesio 10 mg

litchiCome abbiamo visto, il Litchi è un frutto poco calorico, privo di grassi saturi e colesterolo ma molto ricco di fibra alimentare, ottimo dunque per coloro che devono tenere sotto controllo il peso. Contiene molta più vitamina C dei tradizionali agrumi come arancia o mandarino, infatti, bastano circa nove litchi per soddisfare il bisogno giornaliero di un uomo. Ma non solo, è un forte digestivo, antinfiammatorio, è ricco di potassio e magnesio, utili per rafforzare e rendere più tonico il cuore e l’apparato circolatorio. Contiene inoltre un polifenolo dal forte potere antiossidante, l’Oligonolo, utile non solo per contrastare i radicali liberi ma anche il virus dell’influenza tanto che in commercio ci sono delle preparazioni che lo contengono. Infine, recenti studi, attribuiscono a questo piccolo frutto la capacità di prevenire la gastrite. Ma vediamo più nel dettaglio a cosa fa bene mangiare con continuità il litchi:

Apparato circolatorio: le principali proprietà terapeutiche del litchi si devono soprattutto alla vitamina B3. Questa vitamina, infatti, è in grado di dilatare i vasi sanguigni, facilitando la purificazione del sangue e allo stesso tempo è capace di regolare numerose reazioni ossidative nelle cellule del nostro organismo, azione molto importante al fine della prevenzione di patologie come l’aterosclerosi. La presenza di minerali importanti come potassio e magnesio, inoltre, è utile per rafforzare e rendere più tonico il cuore e l’apparato circolatorio. Anche il rame ha proprietà utili a migliorare la circolazione sanguigna e l’apporto di ossigeno ai vari organi e nel litchi ce n’è in quantità.

Antiossidanti: il litchi è una buona fonte di vitamina C e di Oligonol, due sostanze con proprietà antiossidanti i cui benefici si manifestano nei confronti dei virus influenzali e nella protezione della pelle dai raggi UVA. In questo modo le cellule del nostro organismo invecchiano meno velocemente tenendo a bada non solo tutte le patologie date dall’età che avanza, ma anche gli inestetismi come rughe e cellulite.

Sistema immunitario: l’abbondanza di vitamina C rende il litchi un alimento ideale per rinforzare il sistema immunitario nei casi in cui siamo colpiti da influenze e raffreddori tipici del periodo invernale a cui andiamo incontro.

Radicali liberi: è sempre grazie agli antiossidanti che questo frutto è in grado di contrastare l’attività dei tanto temuti radicali liberi con effetti positivi sulla salute e sulla bellezza.

Antitumorali: i litchis contengono anche polifenoli e proantocianidine che, insieme alla vitamina C riescono a neutralizzare efficacemente i radicali liberi. Questi sono delle sostanze nocive risultanti dal metabolismo cellulare che possono causare gravi problemi come i tumori, i disturbi cognitivi e le malattie cardiache. Il litchi è ricco di questi composti è può essere consumato a titolo preventivo nei confronti di queste malattie.

Proprietà digestive: poiché i litchi contengono una buona quantità di fibre alimentari il loro consumo facilita il transito intestinale degli alimenti con conseguenti benefici per il processo digestivo. Il litchi inoltre stimola la produzione dei succhi gastrici, proprietà che aiuta a ridurre il rischio di stitichezza e di disturbi gastrointestinali.

Pressione sanguigna: l’abbondanza di potassio permette all’organismo di tenere sotto controllo l’equilibrio dei fluidi corporei, molto importante per la prevenzione dell’ipertensione. Inoltre il potassio ha proprietà vasodilatatrici per cui facilita la circolazione sanguigna diminuendo lo stress dell’apparato circolatorio migliorando la pressione sanguigna.

Il litchi è un frutto davvero benefico per la nostra salute e, per poterlo gustare al meglio, è meglio acquistarlo quando è di stagione, cioè nei periodi più freddi dell’anno come dicembre e gennaio. Inoltre è spesso utilizzato per realizzare gelati, macedonie, per preparare dei sorbetti o dei cocktail sfiziosi, aggiunto a spumante o rhum ma anche in ricette salate in abbinamento con lo zenzero. In alternativa, durante il resto dell’anno, è possibile consumare quelli in scatola, reperibili in molti supermercati. Fate però attenzione, poiché nei prodotti confezionati ed inscatolati spesso, oltre ad acqua e zucchero, ci sono anche conservati con additivi come acido citrico e ascorbico ma soprattutto. I oltre, spesso in queste confezioni il contenuto di Litchi non è neanche il 50% del peso totale. Quando vi accingete a d acquistare il frutto fresco Al momento dell’acquisto, sceglietelo col guscio di un bel rosso acceso, privo di ammaccature e ben sodo. Una volta a casa conservatelo a temperatura ambiente fino a due settimane e, volendo, si presta bene anche ad essere surgelato però senza buccia, chiuso in sacchetto sigillato per consumarlo entro i successivi tre mesi. Esiste, poi, un modo estremamente efficace per eliminare la buccia con facilità: basta fare una piccola incisione sul guscio e questa verrà via in men che non si dica.

Piatti tipici: il gulasch del Friuli Venezia Giulia

Postato il 09/09/2016

Il nostro paese è famoso in tutto il mondo per la sua cucina gustosa e variegata. Non a caso ovunque si vada, che sia in Puglia o in Campania, che sia in Sicilia o in Lombardia, è possibile mangiare piatti deliziosi tipici del posto. La nostra tradizione culinaria è antichissima ed ancora oggi è possibile ritrovarla nei piatti tipici regionali. Se visiti Perugia non puoi non assaggiare la torta al testo, se visiti Genova non puoi non gustare la pasta condita con il pesto e se vai a Trieste non puoi lasciarti sfuggire un fumante piatto di gulasch. Questo piatto ha origini oltralpe ma è da tempo entrato di diritto tra i piatti tipici del Friuli Venezia Giulia.

Una zuppa calda a base di carne, il gulasch vi farà leccare i baffi

gulaschIl gulasch, che in Ungheria, suo paese di origine, si chiama Gulyás o, più precisamente, Gulyás-leves, è una zuppa a base di carne nella sua versione originale, ma, soprattutto fuori dall’Ungheria, questo piatto viene realizzato con alcune varianti che arrivano a trasformarlo quasi, creando una sorta di spezzatino. È un piatto sostanzioso e dal sapore forte, visto che doveva soddisfare le esigenze di uomini che lavoravano duramente, infatti, nasce dalla cucina povera. Infatti, era il piatto tipico dei nomadi o meglio dei pastori chiamati appunto gulyás, della prateria ungherese. Per la preparazione questo piatto la carne veniva cotta insieme alle cipolle fino a far asciugare tutto il liquido di cottura. Poi si spalmava su assi di legno per farla seccare al sole. Quello che se ne ricavava lo si metteva in otri di pelle in modo da poterlo facilmente trasportare nelle lunghe peregrinazioni. Al momento di doverlo mangiare, si faceva rinvenire qualche pezzo di carne essiccata in acqua calda e si aggiungevano alcune verdure, molto spesso rape. Ecco che veniva fuori qualcosa di molto simile ad una zuppa. Anche se oggi nella ricetta originale, l’ingrediente principe, oltre alla carne, è la paprika, pare che non fosse prevista nella preparazione dei pastori. Infatti, questa fu aggiunta solo alla fine del XIX secolo quando il piatto, già divenuto tra i più amati ed apprezzati dalla borghesia locale, si diffuse in molti paesi assorbendo le varie abitudini locali. Con tempo ha perso la connotazione di zuppa per divenire carne in umido.

La paprika è polvere di peperone dolce, nonostante risulti leggermente piccante. Il piccante, infatti, non è conferito dalla spezia, ma lo acquisisce solo dal processo di essiccamento. Ecco perché non va assolutamente utilizzato il piccante nella preparazione del gulasch, al massimo si può ovviare alla mancanza della fase di essiccamento con l’aggiunta di una punta di paprica piccante, dal sapore ben diverso da quello del peperoncino. Come abbiamo detto, sono tantissime le versioni del gulasch oggi disponibili in tutto l’est Europa e nel nord Italia, specie nel Friuli Venezia Giulia. Oggi il gulasch è un piatto tipico del Triveneto, soprattutto nei territori al confine con Austria, Croazia e Slovenia. Nel corso del tempo sono state aggiunte alcune varianti alla ricetta originale:

  • innanzitutto la zuppa ha perso di liquidità fino a sembrare quasi uno spezzatino;
  • la carne di manzo è molto spesso sostituita con quella di maiale;
  • al posto delle usuali patate di contorno vengono utilizzati gli gnocchi;
  • la presenza della paprica è ridotta al minimo recuperando colore e sapidità con sugo di pomodoro.

Per coloro che sono attenti alla linea abbiamo pensato di indicare i valori nutrizionali di un piatto di gulasch del Friuli Venezia Giulia:

Kilojoule 1134 kJ

Calorie 271 kcal

Proteine 32,87 g

Carboidrati 7,52 g

Zuccheri 3,04 g

Grassi 11,53 g

Grassi Saturi 3,568 g

Grassi Monoinsaturi 0,809 g

Grassi Polinsaturi 0,809 g

Colesterolo 85 mg

Fibra 0,7 g

Sodio 560 mg

Potassio 695 mg

Di certo non è un piatto leggero, ma di sicuro nelle fredde giornate invernali è una pietanza gustosa e succulenta che riscalda il cuore oltre che la pancia. Abbiamo scoperto da dove arriva il gulasch, ma sappiamo prepararlo? Per realizzate questo piatto tipico del Friuli Venezia Giulia non ci vogliono straordinarie capacità culinarie, basta armarsi di pazienza e seguire queste indicazioni.

Ingredienti

  • 1 kg di carne di manzo ricavata dal muscolo
  • 500 g di cipolle bianche o ramate
  • 4 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • 1/2 bicchiere di vino rosso robusto
  • 2 spicchi d’aglio
  • circa 4 cucchiaiate di paprika dolce
  • 1 cucchiaino di paprika piccante
  • 1 cucchiaino di semi di cumino
  • sale

gulaschPreparazione

La prima operazione da fare è eliminare l’eccesso di grasso ed i nervetti presenti eventualmente nella carne, tagliarla a dadi di circa 2 cm di lato. A parte pelate e pulite le cipolle ed affettatele molto sottili, in questo modo si cuoceranno velocemente insaporendo la carne. Su di un tagliere mette i semi di cumino e tritateli aiutandovi con un coltello. L’unico occorrente indispensabile per realizzare il gulasch è la casseruola che deve avere le seguenti caratteristiche:

  • Essere molto capiente, optate per una 10-15 litri;
  • Munita di coperchio per la lunga cottura che prevede la carne;
  • In terracotta, anche se, ormai, la si utilizza di diversi materiali, dalla ceramica alla pietra.

Una volta trovata la casseruola che fa per voi, versatevi all’interno un filo di olio extravergine di oliva. Lasciate riscaldare ed unitevi gli spicchi di aglio ed il cumino schiacciato. Fate rosolare. Quando l’aglio è imbiondito, unitevi le cipolle e lasciatele appassire mescolandole spesso in modo che non si attacchino al fondo di cottura. Ora unitevi la carne a dadi che avrete precedentemente passato nella paprica dolce, proprio come fosse un’impanatura che fareste con la farina, ed alzate la fiamma, mescolando spesso, in modo da far rosolare la carne. Insaporitela con il sale e con la paprika piccante. A questo punto bagnate con il vino e, appena questo è sfumato, unite tre mestoli di acqua calda. Una valida alternativa può essere un buon brodo di carne, ma in mancanza di questo l’acqua va comunque benissimo. Ora non resta che abbassare la fiamma al minimo, coprire con il coperchio e proseguite la cottura per circa due ore, cioè fino a quando la carne non si sarà cotta diventando tenerissima e le cipolle si saranno trasformate in una salsa densa e profumata. Ogni tanto mescolate ed assicuratevi che la preparazione non si asciughi troppo. Nel caso il liquido di cottura si sia ritirato eccessivamente non dovete fare altro che aggiungere altra acqua calda. Quando la carne sarà ben cotta non resta che servire ancora calda accompagnando il gulasch con della polenta o con delle patate lesse.

Sicuramente la procedura per realizzare un buon gulasch è lunga, ma il risultato sarà tale da far dimenticare qualsiasi fatica. Perché il vostro piatto riesca davvero al meglio ecco alcuni consigli utili per voi:

  • Non tutti sanno che la paprica ha una scadenza, nonostante si tratti di una spezia. Quando supera la data indicata sulla confezione tende a diventare amarognola, sia quella dolce che quella piccante. Per questa ragione, controllate sempre prima di utilizzarla nelle vostre ricette e soprattutto nel gulasch altrimenti rischiate di comprometterne il sapore e quindi la buona riuscita.
  • Utilizzate carne di manzo di taglio anteriore, di spalla: girello di spalla, sottospalla;
  • Se non amate il gusto forte evitate di usare la paprika piccante, il risultato sarà ugualmente buono anche usando solo quella dolce;
  • Esistono moltissime varianti di questa ricetta. Qualcuno ad esempio non usa il concentrato di pomodoro: il gulasch in questo caso è di color ruggine e non di un bel rosso intenso;
  • Ricordate che i puristi non ammettono che la carne possa essere cotta con grassi diversi dallo strutto e non ammettono le aggiunte di farina o tanto meno di panna. Per questo se volete attenervi alla vera ricetta sostituite l’olio con il grasso animale;
  • Per quanto riguarda il liquido di cottura fatelo ritirare secondo il vostro gusto. C’è infatti chi lo preferisce più liquido, quasi fosse un brodo, e chi, invece, lo ama più denso, quasi come una crema;
  • Molti aggiungono anche le patate alla carne del gulasch. In alternativa potete presentarle a parte, cotte al vapore e condite con olio d’oliva, erba cipollina e sale;
  • Al posto delle patate, potete servire il gulasch con dell’ottima polenta;
  • Data la lunghezza della cottura e le calorie in gioco, il gulasch è piatto delle feste, da mangiare in compagnia.
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